Mercato e Libertà
31 Maggio Mag 2012 0920 31 maggio 2012

La politica è soprattutto vivere a spese degli altri

Ci sono due modi per ottenere un reddito: produrre e rubare.

Nel primo caso si lavora, si risparmia, si rischia, si investe, si intraprende, si inventa qualcosa di utile agli altri e si ottiene qualcosa in cambio.

Nel secondo caso, si fanno leggi a proprio vantaggio, si distrugge la concorrenza, si tassano i redditi e la ricchezza altrui, si creano gilde professionali per creare barriere all'entrata, si 'proteggono' i mercati dalla concorrenza a prezzi migliori danneggiando i consumatori, si derubano i risparmiatori per avvantaggiare i debitori, si espande la spesa pubblica per ottenere prebende, etc.

Esistono dei beni e dei servizi che probabilmente lo stato deve erogare perché nessun altro è in grado di erogarne. E alcuni di questi servizi sono fondamentali per mantenere la struttura dell'intera società, come il funzionamento della macchina legale e la lotta contro la criminalità. Altri sono utili e vanno a beneficio di tutti, come una buona rete stradale.

Ma il novanta percento delle leggi sono fatte per avvantaggiare i pochi a danno dei molti, e due terzi della spesa pubblica non può essere razionalmente giustificata né in termini di equità né in termini di beni pubblici.

La dimensione dello stato non è determinata dalla sua utilità, e men che meno dalla sua necessità. La dimensione dello stato è determinata dalla lotta di tutti contro tutti per vivere a spese degli altri, che espande la legislazione e la spesa pubblica, e distrugge le basi dell'economia quando non è sufficientemente limitata.

Quando si supera una certa soglia, si finisce come la Grecia, che per comprare il consenso dei propri cittadini ha distrutto la propria economia. E dubito che l'Italia in futuro farà eccezione. E chissà se in futuro anche paesi che oggi consideriamo più seri cadranno sotto il peso insopportabile della predazione politica...

Ne parlo su Libertiamo.

Pietro Monsurrò.

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