Fuoriserie
31 Maggio Mag 2012 0753 31 maggio 2012

Le super magre della TV seriale e il nostro ego che va KO

Leggendo l'articolo della collega Serena Cappelli, ieri, non ho potuto fare a meno di sentirmi chiamata in causa. Io sono senza ombra di dubbio in quel 82% che ogni anno, quando l'estate bussa, si sente in dovere di perdere peso (anche se poi non rientro in quel 60% che effettivamente lo fa). La prova costume lo scorso weekend (sì, incredibile ma vero anche in Olanda ogni tanto ci sono 30 gradi) è stata traumatica, psicologicamente parlando. "Stiamo tutte bene e non siamo da buttare", scrive Serena: ed è vero. Eppure ci troviamo sempre qualche difetto (piccolo o grande che sia). E soprattutto guardiamo con rabbia e invidia chi in spiaggia mostra ventre piatto e culo sodo.

Il punto è che oggi, malgrado le tante campagne anti-anoressia, le super magre vengono presentate come modello di perfezione. Lo dimostra la moda, che ancora tentenna di fronte alle taglie 40-42 (che poi, diciamocelo, se le modelle sono alte, anche la 40-42 è poco). E lo dimostra ancora di più la TV seriale, con un caso che svetta su tutti: Nikita.

Ogni volta che vedo l'ex agente operativo Maggie Q alle prese con i tentativi di sabotare le missioni della Divisione (l'organizzazione governativa segreta per la quale precedentemente lavorava) non posso fare a meno di provare un senso di disagio. Maggie Q è bellissima, niente da dire. Ma peserà sì e no 45 chili (che poi, ai fini della storia fa quasi anche ridere, lei così mingherlina che mette a tappeto killer-uomini super addestrati).

Per non parlare poi dei teendrama per fashion victim, come 90210, sequel di Beverly Hills 90210. Ricordo che Kelly e Brenda, icone di bellezza negli anni Novanta, erano fisicamente ragazze normali, e molto più gettonate della magra di turno, Donna. Oggi il prototipo è la stupenda Naomi Clark (AnnaLynne McCord) e credo che la foto parli da sè.

Le uniche serie che vanno contro corrente sono quelle che giocano su questa discriminazione, come Ugly Betty (che è la versione made in USA di una soap colombiana chiamata appunto Yo soy Betty, la fea, ovvero "la brutta" o "la cozza") e Drop Dead Diva che racconta della reincarnazione di una superficiale modella nel corpo un po' sovrappeso di un'avvocatessa. Le due serie ruotano costantemente sulle contrapposizioni bello/brutto, magro/grasso, ma in modo ossessivo. Quello che vorremmo, forse, è una serie con una protagonista normale, che vive le sue problematiche di tutti i giorni al di là del suo aspetto. Cosa che fa solo Girls, ultima invenzione HBO, eccezione nel panorama televisivo mondiale.

Certo, noi donne saremo complicate, insoddisfatte, complesse di natura. Lo ammetto. Ma, in nostra difesa, va detto che non è solo colpa nostra: tutta questa imposizione mediatica non aiuta.

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