Serena Cappelli
Non aprite quelle porte
31 Maggio Mag 2012 0736 31 maggio 2012

Maturità: i presidi chiedono al ministero radar anti-cellulari

Tempi duri per i furbetti. Ai miei tempi, copiare a scuola era tutta una questione di spazio: dove nascondere i bigliettini? Come mimetizzare il bigino sotto i vestiti?
Adesso è più facile, basta un cellulare ed il gioco è fatto. Peccato, però: per un guadagno nella dimensione spazio-temporale, c’è una perdita netta nella dimensione creativa. Niente più orli delle gonne doppiati in carta, niente più rotolini modello papiro con la Divina Commedia scritta in caratteri microscopici. Adesso basta pigiare un paio di tasti e tutto lo scibile è a nostra disposizione. Comodo è comodo, per carità, ma come la mettiamo con l’ingegno?

Ad ogni modo, quest’anno i dirigenti scolastici hanno deciso di dichiarare guerra ai copioni supertecnologici. E il preside dell’Associazione nazionale dei presidi, Giorgio Rembado, ha chiesto aiuto al ministro Profumo per avere dei radar anti-cellulari e tarpare così le ali, una volta per tutte, ai maturandi 2.0.
Ecco quanto scrive Rembado nella sua lettera al ministero a proposito di questi apparecchi:

Tali apparecchiature, di basso costo non emettono radio-frequenze e quindi non si pongono in contrasto con la normativa sul divieto di interferenza con le comunicazioni: si tratta unicamente di rilevatori passivi delle frequenze costantemente emesse da tutti i telefoni cellulari per mantenersi agganciati alla “cella” del proprio fornitore di servizi.
Non è compito nostro sostenere questa o quella apparecchiatura: ma, se veramente si vuole andare al di là della pur doverosa sottolineatura del divieto di uso degli ausili elettronici durante le prove, questa potrebbe essere una strada da esplorare. Non mancano certo al Ministero le possibilità per accertare quanto sopra – eventualmente anche rivolgendosi alla Polizia postale – e diramare le eventuali indicazioni per le scuole e i Presidenti di commissione.
Le chiedo quindi di voler promuovere questo accertamento e, qualora risultasse tecnicamente possibile ed economicamente accessibile, di voler prescrivere l’acquisto e l’utilizzo di tali strumenti per tutte le scuole che nelle prossime settimane saranno sedi di esami.

Ma certo, perché no? Compriamo gingilli elettronici, coraggio! Così gli studenti saranno costretti a tornare ai bei tempi andati e a scrivere bigliettini sulla carta igienica. Ah, no? La carta igienica nelle scuole non c’è?


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