Città invisibili
31 Maggio Mag 2012 1404 31 maggio 2012

Monumenti “rifiutati”

La liaison tra monnezza e archeologia sventata a Villa Adriana, dopo il grande clamore che aveva provocato la decisione del Governo di impiantare la nuova discarica di Roma a Corcolle, è infarcita di tanti incontri. Che solo raramente fanno notizia. Soffocati nel quasi infinito cahier de doleance che l’incuria dei nostri Beni Culturali ci regala con impressionante regolarità. Così in una gerarchia del disonore finiscono per scivolare più giù, allontanate dalla vetta dai disastri di Pompei, dalla cattiva salute del Colosseo. Ma è proprio questo, la lista di migliaia e migliaia di guasti dei nostri monumenti disseminati per il Paese, a dover allarmare. Forse anche più dei casi più eclatanti. Perché questo stato fotografa la condizione generale. Evidentemente ormai al collasso. Come dimostra il ricorrente utilizzo di strutture antiche a depositi di rifiuti. Sfruttando il loro abbandono. Fra sterpaglie e vegetazione spontanea che continua a crescere indisturbata rimangono, quasi miracolosamente, i resti di una grandezza passata. Una miriade di monumenti, Cisterne in primis, ma anche sepolcri e non solo. Gli uni e gli altri ricettacolo quasi naturale del “butto” moderno, quando non altrimenti utilizzabili. Monumenti tutt’altro che di secondaria importanza, dispersi. Irraggiungibili, anche se noti. E comunque privi, nella gran parte dei casi, di qualsiasi tipo di indicazione.
A Fescina di Quarto, nel napoletano, solo se si è dotati di molta curiosità è possibile attraversare il “muro” verde che circonda il mausoleo a cuspide piramidale, visibile da lontano. Anche se arrivati nei pressi del monumento ci sono lavatrici, materassi, pneumatici e rifiuti di ogni tipo.
A Monterusciello, frazione di Pozzuoli, tra bottiglie di plastica, ombrelli, vetro, sedie e pattume, s’intravedono le rovine di una villa rustica romana, scoperta nei primi anni ’80 realizzando delle palazzine popolari. L’area, sottratta all’edilizia popolare e sottoposta alla tutela della Soprintendenza, ha restituito cisterne, resti di strutture in opera reticolata ed anche alcuni mosaici pavimentali, gli interni di una villa realizzati in opus reticolarum e preziosi mosaici, che si cercò di tutelare realizzando opportune coperture. La prolungata incuria però ha consentito che s’area si trasformasse in una discarica a cielo aperto.
Nella campagna di Velletri, centro di antichissima origine, a sud di Roma, solo con grande fatica si può giungere a due grandi cisterne romane. Uniche parti superstiti di due importanti ville esistenti almeno a partire dall’età repubblicana. In quella di contrada Capanna Murata, denominata in maniera evocativa Cento Colonne, delle cinque navate originarie se ne conservano, parzialmente quattro. Anche se in quelle superstiti, l’interro e soprattutto i rifiuti, in particolare materiali plastici e un’autovettura, impediscono la perlustrazione. In condizioni anche peggiori si trova l’altra, quella in contrada Ponte di Mele. Realizzata ab origine sul pendio del colle e quindi quasi completamente interrata, è divenuta naturalmente il mondezzaio del proprietario del terreno nel quale si trova.
Dalle campagne alle città, il problema non cambia. Anche se il fenomeno ha dimensioni più ridotte. Così a Cagliari, ad esempio, l’anfiteatro romano, chiuso da mesi al pubblico, oltre ad essere invaso dalle sterpaglie, è cosparso di bottiglie di vetro e da tanto materiale plastico. In attesa che prenda avvio il cantiere per il restauro, finanziato con quasi 320 mila euro, garantiti dalle casse municipali, quel monumento è quasi terra di nessuno.
Per paradosso, succede anche che proprio la presenza dei rifiuti permetta di ri-scoprire un’antichità dimenticata. Un "bene" da un male, che finisce quasi per offuscare l'errore iniziale, di base. E’ storia di qualche mese fa. Ad Arco Felice Vecchio, zona a pochi passi dal sito archeologico di Cuma, ma nel territorio di Pozzuoli, la prima colonia greca d'Italia, la guardia di Finanza, nell'ambito del sequestro di un'area di circa 1700 metri quadrati, dove erano stati illegalmente scaricate 58 tonnellate di pneumatici e batterie, ha scoperto un mausoleo romano. Le scarne informazioni sulla struttura, presumibilmente identificata e depredata in precedenza, sottolineano la parziale conservazione della decorazione parietale interna. Le immondizie, oltre a bloccare gli accessi della struttura antica, erano state occultate all'interno di un'altra monumento di rilevante importanza, la cd. Torre Poerio, risalente al XVII secolo.
L’abbandono prolungato è solo il primo steep di un processo che irreversibilmente conduce al successivo utilizzo come discarica. Impossibilità degli organi statali di contrastare efficacemente questi fenomeni ed inciviltà sono termini differenti di un problema che sembra insolubile. Quello della tutela. Anche se, forse, il vulnus è proprio lì, nell’incapacità di mettere in relazione tutela e valorizzazione, salvaguardia e pubblicizzazione dei nostri monumenti. Che intanto, progressivamente spogliati del loro ruolo, della loro dignità, continuano, non di rado, a servire solo come riparo alla monnezza. Un riutilizzo tutt’altro che lecito.

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