Fermi con le mani
1 Giugno Giu 2012 0945 01 giugno 2012

Avvocato del diavolo

Lo anticipo subito, quello che sto per dire potrebbe non piacervi quindi, se volete, siete ancora in tempo a fermarvi.
Oggi mi tocca un arduo compito: difendere la classe politica italiana. Forse, più che arduo, è impossibile, dati gli esiti nefasti delle vari amministrazioni in questi anni. Eppure sono sicuro che la colpa non è loro o, per lo meno, non è soltanto loro.


Era il 1978 quando il grande Rino Gaetano cantava "Nuntereggae più" e, per chi non la conoscesse, guardate un pò cosa sottolineava il cantautore calabrese:


superpensioni..i ministri puliti i buffoni di corte..evasori legalizzati auto blu..il nostro è un partito serio, disponibile al confronto..


No, tra le varie qualità del buon Rino non c'era la chiaroveggenza; è solo che quei problemi che attanagliano la nostra politica erano già presenti nel '78 e, presumo, anche prima.


Tutto questo ci deve far riflettere: se 30 anni fa l'Italia soffriva degli stessi mali, questo significa che:
1. In tutto questo tempo non è stato fatto niente, se non peggiorare la situazione;
2. Che la causa di questi mali non è rinvenibile nella sola classe politica attuale.


Inveire contro partiti e parlamentari è cosa facile e comprensibile, specie in periodi di grandi difficoltà economiche, ma non è certo un modo per affrontare i problemi e risolvere la situazione. L'Italia soffre di una serie di patologie strutturali che non guariranno mai se non prese "di petto".
Tralasciamo la mancanza di infrastrutture, il livello incivile della tassazione, il forte bisogno di una riforma costituzionale che garantisca stabilità e continuità d'azione; il vero male dell'Italia è l'inesistenza di senso civico..l'assenza di valori laici..il vero male è, come ha già sottolineato benissimo Gherardo Colombo, che tutti si credono al di sopra delle regole e quindi tenuti a non rispettarle.

Non solo in politica ma ovunque come, ad esempio, nel calcio, grande specchio della società italiana. Prendiamo la questione delle tre stelle bianconere. In quale altra nazione civile una squadra si sentirebbe superiore ad una sentenza emanata da una istituzione al di sopra delle parti? Certo, è legittimo ritenere una decisione ingiusta, ma la si rispetta, punto e basta. In Italia no; siamo passati dall'essere un popolo di CT ad un popolo di fini giuristi. Esistono ormai tanti piccoli tribunali personali, tutti con il loro codice e le loro regole. Unica caratteristica comune: le attentuanti, enormi, per sé stessi e i propri, perdonabili, "errori".

E non si può credere che veramente il peso di una piccola infrazione sia assolutamente trascurabile: se ci sentiamo liberi di usare la corsia preferenziale o di non pagare il canone, nulla vieta che presto ci sentiremo liberi di commettere infrazioni o reati ben più gravi.

Viene naturale chiedersi: perchè nessuno rispetta le regole? Come mai in Germania si e qui no? Non credo sia una questione "etnica" come molti affermano; certo noi latini siamo più caldi, fantasiosi e questo, porta sì al caos, alla creazione, ma no all'inciviltà cui invece ormai viviamo.

Il perchè probabilmente è che la giustizia non paga, che chi ha di più è guarda caso il più "mariuolo", che il più apprezzato è un Corona qualsiasi, bravo solo a far a pugni e a prendere multe.

Se sono questi gli esempi vincenti, non possiamo allora sorprenderci che le nuove generazioni aspirino a diventare piccoli Scarface e si comportino di conseguenza.

C'è anche un'altra spiegazione: il rispetto delle regole richiede sudore, fatica, abnegazione. L'Italia dei viziati non sopporta tutto ciò, vuole tutto e subito. Si fa appello spesso alla meritocrazia, ma in realtà non sarà mai applicata perchè il merito vuole sforzi e fa sì che chi è bravo sia premiato, ma contestualmente comporta che chi è meno bravo esca fuori dal gioco. Noi questo rischio non lo vogliamo correre, e preferiamo ricevere porte in faccia a causa di un raccomandato e no a causa di un nostro limite. Così poi almeno ci possiamo lamentare.

Allora cerchiamo di prendere atto di tutto ciò, siamo ancora in tempo ma non ce ne resta molto. Proviamo, per un attimo, a ridimensionarci, a fare autocritica. Se ci riusciremo, sarà una grande occasione per cambiare e cambiarci, in meglio.

E sono sicuro che, cambiati gli italiani, cambieranno anche i politici.


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