Parsifal
1 Giugno Giu 2012 1348 01 giugno 2012

Quei Congressi "nascosti" della Lega


Tra la sera di venerdì primo giugno e domenica 3 si svolgono i due congressi più importanti della Lega Nord. Quello della “nazione” lombarda a Bergamo e quello della “nazione” veneta a Padova. Occasioni molto attese anche per ricostruire un assetto interno credibile alla struttura di partito e offrire non solo ai militanti ma anche agli elettori la speranza di una ripresa di azione politica che volti davvero pagina e lasci dietro le spalle le vicende tra il drammatico e il farsesco che per mesi hanno investito i vertici anche economici del Carroccio ed eroso quasi completamente l’autorevolezza del fondatore e soprattutto del suo impresentabile entourage, consanguinei compresi.

Quello che appare sorprendente per un partito, che pure della visibilità mediatica e dell’interesse dell’opinione pubblica fa una ragione indispensabile nella ricerca del consenso democratico, è che i due Congressi siano stati scelti apposta per ottenere pochissimi riflettori se non un vero e proprio “nascondimento”. Sul terreno civile sono infatti a cavallo del 2 giugno, festa della Repubblica, teatro in passato di succose discussioni con il resto del sistema politico. E’ pur vero che, dopo il terremoto, sulla parata militare ai Fori Imperiali divampa la polemica sul Web, dove giganteggia la figura remota del leader dc Arnaldo Forlani che nel 1976 non si peritò di annullare la parata dopo il sisma del Friuli.

Ma altresì questi Congressi del Carroccio coincidono con la tre giorni del Papa a Milano per la Giornata Mondiale delle Famiglie : ed è curioso che se ne discosti completamente la Lega, e cioè il partito che secondo le indagini sociologiche ha al suo interno la percentuale più alta (intorno al 40 per cento) di cattolici praticanti e che sui temi della famiglia e della bioetica è sempre stata consona alla dottrina della Chiesa.

In sostanza è come se con il migliaio di delegati tra Bergamo e Padova si preferisse volutamente “lavare i panni in casa”, lontano da clamori ed occhi indiscreti per avviare quella profonda “rigenerazione” politica che rappresenta per i padani l’unica opportunità per invertire l’itinerario di un declino che è spesso apparso irreversibile.

L’esito dei due Congressi è dato ormai per scontato con l’elezione a segretari di due tra i più attivi “barbari sognanti” di scuola maroniana. Eppure saranno comunque in prospettiva ben più provvisori e limitati rispetto al lungo regno degli uscenti (il decennio di Giorgetti in Lombardia e il quasi quindicennio di Gobbo in Veneto). Infatti lo stesso Flavio Tosi che pure gestirà nel frattempo il secondo mandato da sindaco di Verona è già proiettato su più ampi palcoscenici nazionali. E pure il milanese Matteo Salvini sembra meno indicato a consumarsi nella quotidiana gestione interna del partito lombardo quanto piuttosto attrezzato (come già gli riesce da tempo) a manifestarsi nella comunicazione, nei talk show televisivi e nella decisiva sfida della presenza pubblica oltre che istituzionale.

Insomma il ricambio, che si coronerà con il Congresso Federale della Lega Nord a fine mese, appare più “liquido” e meno “pesante” del tradizionale partito “leninista”. Quasi che anche attraverso questi passaggi la Lega affrontasse la sua rifondazione interna e il suo rinnovato dialogo con un elettorato da riconquistare consegnando definitivamente alla storia quell’assetto ormai ossificato costruito nei decenni sotto la guida di un Umberto Bossi rivelatosi troppo debole (anche per i limiti imposti dalla sua malattia) per stroncare le mediocri avventure e gli inqualificabili capricci di una corte che ha portato il più vecchio partito del Parlamento ad un passo dalla’estinzione, dimostrandosi da troppo tempo incapace di “far politica”.

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