Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
2 Giugno Giu 2012 1326 02 giugno 2012

Opinioni non richieste su Euro e default

Dopo le dichiarazioni dell'ex premier sull'abbandono dell'Euro, riproponiamo un post apparso sul nostro blog (http://www.failcaffe.wordpress.com) qualche settimana fa.

È da qualche tempo che sento con sempre più insistenza l’ergersi di “autorevoli” voci che invocano il default dell’Italia, l’uscita dall’Euro, magari anche dall’Europa, e un felicissimo ricominciamo da capo all’insegna di rinnovati e salvifici valori contadini, o, come più probabile, di nuovi sprechi e bagordi.

Tali pseudo-intellettuali riconducono a mamma Europa l’origine di tutti i mali del nostro Paese (tra l’altro implicitamente assolvendo i nostri ultimi governanti “eletti”, che, poveracci, l’Euro se lo sono ritrovati da quei cattivoni di Prodi e Ciampi).

Europa che, si sa, è di fatto retta dagli arcigni teutonici, sadici a tal punto da provare piacere nel far rimanere con le pezze al culo gli incolpevoli greci, spagnoli ed italiani.

Chi scrive, tuttavia, non può esimersi da alcune considerazioni trascurate dalla sovra indicata teoria.

1.Fino al 2001, cioè in vigenza della tanto rimpianta lira, lo Stato italiano pagava dei tassi di interesse sui titoli di stato paragonabili a quelli attuali, nell’ordine del 5/6%, se non più alti. Con la moneta unica abbiamo goduto di un costo di rifinanziamento del debito, dal 2002 al Luglio 2011, del 2% (lo spread di molto sotto i 100 punti base, e così via). Michele Boldrin, su Linkiesta, ha calcolato che tale risparmio si sarebbe attestato sui 4/5 punti percentuali di PIL ad anno, che moltiplicato per 10 anni, fa il 40/50% del PIL. In pratica, abbiamo bruciato circa 1600 miliardi di Euro regalati (regalati!) non facendo uno straccio di riforma!

2. I tanto vituperati tedeschi, se oggi sono i primi della classe, ce lo avranno pure qualche merito! Ok, la concorrenza non è stata poi così competitiva, ma non hanno vinto per abbandono, come dimostra il seguente grafico (fonte Lavoce.info).

3. L’uscita dall’Euro, inoltre, condurrebbe inevitabilmente al default. Per internderci: 1€ vale1936,27£; nel caso di “resurrezione” della Lira, questa tornerebbe a fluttuare sui mercati valutari, con Euro, Dollaro, Yen e compagnia bella … e non farebbe certo una gran figura. Dopo qualche nanosecondo arriverebbe a valere dal 40 al 60% in meno (stime ottimistiche), con la logica conseguenza che i mutui ed i debiti in essere, che comunque rimarrebbero in Euro, arriverebbero a pesare quasi fino al doppio per via del ridotto potere d’acquisto. Ciò vale sia in ambito macroeconomico, che microeconomico.

Ipotizziamo un mutuo per l’acquisto di una casa con uno stipendio medio di 1500€ (2904405£) ed una rata di 500€ (968135£).

Quest’ultima (e non anche lo stipendio) dovrebbe però rivalutarsi per via del minor valore della Lira, ipotizziamolo del 40% inferiore (1€=2710,78), ed arriverebbe così a costare 1355390£!

4. Infine, bisogna smentire l’assurdità che dopo un default tutto vada meglio di prima. L’esempio più prossimo è l’Argentina, nel 2001. Il Post ha qui ripreso un’inchiesta di Pierangelo Sapegno, e, se questa non bastasse, la galleria fotografica è piuttosto convincente.

Insomma, uscire dall’Euro è una castroneria di prim’ordine, pensare che la crisi del nostro Paese non sia colpa nostra è altrettanto falso ed illusorio.

Le autoassoluzioni servono tutt’al più ad autoconsolarsi, ma la storia recente dovrebbe averci insegnato che evitare di assumersi le proprie responsabilità non elimina i problemi, né li nasconde sotto al tappeto.

Serietà, onestà e competenza, rimangono, nostro malgrado, l’unica via di uscita.

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