Storie di un fisco minore
3 Giugno Giu 2012 0439 03 giugno 2012

Con 340mila comunicazioni, l’agenzia delle entrate manda il tilt il proprio centralino

Chiunque riceve una lettera dell’agenzia delle entrate, si preoccupa. C’è poco da fare. E la tensione si smorza in un sorriso soltanto nei rarissimi casi in cui si tratta di un rimborso di imposte non dovute. In tutte le altre eventualità si cerca di capire, di chiedere al commercialista, di telefonare a un call center se indicato nella lettera stessa. Ebbene, questa volta i comunicatori del fisco italiano sono riusciti a mandare in tilt gli operatori del numero 848.800.444 (“centro di assistenza multicanale”). “Non siamo in grado di verificare quanto comunicato; non possiamo controllare se ci sono errori perché i dati non sono in nostro possesso; è sicuro che il numero sulla lettera sia questo?”. Ecco le risposte più frequenti che i fortunati contribuenti si sono sentiti dare al telefono. Sì, fortunati, perché in pochi sono riusciti a parlare con un operatore, a fronte di 340 mila comunicazioni inviate per l’anno d’imposta 2010 (Unico oppure 730 del 2011, dell’anno scorso). Qual è il contenuto della missiva firmata dal supermegadirettore generale dott. cav. comm. grand. uff. Attilio Befera, che è anche presidente di Equitalia? Provo a sintetizzare: “Caro contribuente, abbiamo dato uno sguardo alla tua dichiarazione, e francamente siamo stupiti. Spendi più di quello che guadagni. Tieni presente quello che ti diciamo, adesso che ti appresti a compilare la dichiarazione per i redditi del 2011, perché se insisti ad evadere poi ti veniamo a controllare. Però ora non preoccuparti, non devi nemmeno rispondere a questa comunicazione. Leggi l’allegato, quello con le X, riguardante gli immobili, i mutui, le automobili e se proprio non sei d’accordo, parlane col call center o scrivi una mail a dc.acc.commsint@agenziaentrate.it”. Ma chi lavora al centralino o ha il compito di rispondere alle mail non è stato opportunamente informato. Di qui il disguido. Si sono affannati, i signori dell’erario, a dichiarare sui giornali: “Contribuenti e commercialisti, in questo periodo dell’anno, dovrebbero avere ben altro da fare; e poi, perché telefonano tutti insieme, potrebbero scaglionarsi; in fondo c’è scritto che è solo un avviso”. Non si rendono conto che quell’avviso è minatorio. Ad onor del vero, anche il “burocratese” è stato abbandonato, la lettera è scritta bene e se ne capisce il contenuto. Ma chi l’ha inviata non ha tenuto presente un particolare: i destinatari si preoccupano e vogliono saperne di più. Per non intasare i propri centralini, la stessa comunicazione avrebbe potuto essere spedita a scaglioni (parola che per gli addetti ai lavori suona familiare) e, soprattutto, i centralinisti dovevano essere informati, anche senza “in”. Per chi di mestiere si occupa di consulenza fiscale, il messaggio è chiarissimo: lasciate ogni speranza (di evadere) o voi che dichiarate. Per me si va ne l’agenzia dolente, per me si va nell’etterno dolore, per me si va tra il perduto contribuente.

Giuseppe Pedersoli

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook