Mercato e Libertà
3 Giugno Giu 2012 0917 03 giugno 2012

Fermento 1: “Crediamoci!”

Sono stato ai confini del mondo conosciuto, a Spilimbergo in provincia di Pordenone, per partecipare ad una riunione per me così improbabile che una mia amica vedendomi ha esclamato “ma tu cosa ci fai qui?”

Mi trovavo infatti ad una riunione di giovani che facevano politica, e come se non bastasse erano di destra. Ho fatto anche un breve intervento, presentandomi dicendo che non c’entravo nulla né con la politica né tanto meno con la destra (poi ho detto anche qualcosa di sensato).

Partivo un po’ prevenuto perché nel ‘manifesto’ del convegno c’era un tricolore, ed io, dopo la scoperta del nazionalismo da parte della sinistra, sono rimasto l’unico in Italia a non trovare nulla nel simbolo di un paese che politicamente ha ben poco ci cui andar fiero.

Però mi sbagliavo. Le proposte dei giovani intervenuti erano interessanti. Meno spesa, meno burocrazia, meno tasse, rivalutazione dell’istruzione professionale, tranne per alcune proposte (credo di minoranza) riguardanti le ‘quote rosa’, e poco altro.

I ‘giovani’ di destra che si sono trovati a Spilimbergo avevano anche altri due pregi: finalmente c’erano anche i ‘negri’ e i ‘froci’, e omofobia e xenofobia sembrano una cosa del passato. È anche stato proiettato (in parte) l’interessante documentario “18 Ius Soli”, sugli italiani figli di genitori stranieri e senza cittadinanza. Se qualcuno avesse parlato di droghe leggere avrei pensato di trovarmi ad una riunione di radicali. Bene così.

Eppure io ho lasciato il convegno con un dubbio: a che è servito?

Ventiquattr’ore non bastano ad approfondire una tematica, e il documento finale era generico. Una tale procedura non insegnerà mai ai ‘giovani’ ad analizzare fenomeni complessi. Lo studio si fa a casa da soli, le riunioni dovrebbero servire a coordinare gli sforzi e ad aggregare informazioni. Non bisogna dire “diminuiamo le spese”, ad esempio: bisogna studiare il bilancio pubblico e proporre tagli specifici per almeno cento miliardi, altrimenti non si diventa mai ‘adulti’.

Un manifesto firmato da giovani senza peso politico non serve poi a creare e organizzare forze sociali e politiche che sostengano tali idee. Chi paga le tasse, chi lotta contro la burocrazia, chi è danneggiato dai protezionismi, deve capire perché lo statalismo li danneggia, e come lottare contro di esso. Cinquanta giovani che si incontrano non fanno nulla per risolvere questo problema: sono anni che vedo giovani nerd che discutono un libro o cose del genere, a cosa serve? Bisogna partire dalla società, non fare salotto, o fare politica.

Ve lo immaginereste M. L. King che si limita per decenni ad andare di convegno in convegno a parlare dell’ingiustizia del segregazionismo senza fare nient’altro? Sì, milioni di afroamericani hanno fatto così per decenni, senza ottenere nulla di nulla.

Queste convention mi fanno venire in mente la canzone “Il Deboscio” di Frangetta: “gli adesivi / io aderisco / guardami guardami sto appoggiata al muro”. Servono solo a farsi notare da ‘qualcuno che conta’. Le Danaidi-liberali dovrebbero combattere contro gli Egizi-statalisti, e non sperare di essere protette da qualche Pelasgo-mentore. Invece di prendere spunto da Prometeo, Antigone od Oreste, i liberali prendono spunto dalle Supplici. Introiettare la mentalità da perdente è il primo passo per esserlo.

La politica è lotta di potere. O ci si organizza per difendersi dal potere, o si parla senza incidere sugli equilibri politici. Come direbbe il generale francese a Balaclava, “C’est magnifique, mais ce n’est pas la politique”.

Sabato 9 si replica a Roma: un altro gruppo di giovani, provenienti da vari partiti più o meno di centrodestra (FLI, PRI, e qualche anarcoide come me), si incontrano a Roma. Temo che mi toccherà dire le stesse identiche cose quando ne parlerò. Il 9, comunque, ci si vede lì.

Pietro Monsurrò

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