L’informatica migrante
4 Giugno Giu 2012 1452 04 giugno 2012

Dirsi "io sono"

"Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.)" (*)

Così scriveva Italo Calvino nel 1985, ma io, che ancora non so se le mie saranno opere capaci di contare, mi sento nel dovere di un "Ecco, io sono..."

Che, si, fa bene a me, ma forse pure a chi legge: perché nell'era della comunicazione via web la reputazione dei contenuti non la fanno solo i contenitori, ma anche i produttori degli stessi.

O almeno così, empiricamente, mi pare.

E allora penso che sia doveroso spiegare che in questi giorni di Blog Contest in cui ho deciso di tuffarmi, nulla di quello che vi racconterò sarà distante da quello che vedo.

Ci sarà un po' di Roma vista dagli occhi di una friulana pordenonese capitataci per caso per scappare dalla crisi che investe il Nord Est e ci sarà un po' di informatica -che mi da il pane, volente o nolente- materia sempre più invocata nei grandi discorsi sul futuro e mai definita nella contrattazione e nei salari.

Insomma ci saranno quelle che ho imparato essere anomalie del sistema: il Nord che si sposta al Sud e una donna alle prese coi PC.

E magari chissà che non mi riesca a trovare il modo di dimostrare quanto ci costano queste anomalie non solo italiane: vediamo se "il partire da sé" senza troppo egoismo, serve un pochino anche al racconto del Paese che siamo.

Infine ci sarà un po' di paura, quel pizzico che inevitabilmente capita di fronte al giudizio degli altri.

Tanto più quando occorre dimostrare di continuo che a studiare ingegneria s'impara non solo a contare, ma anche, con l'impegno, a raccontare.

(E se strada facendo avrete qualcosa da dire ben venga :) )

(*) da "Perché leggere i classici" di Italo Calvino ed. Mondadori 2002

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