Mambo
4 Giugno Giu 2012 0810 04 giugno 2012

Il successo di Grillo frutto di anni di lavoro: qualcuno lo dica al “partito di Repubblica”

Le liste della società civile ovvero estranee ai partiti tradizionali si fanno e si disfano in continuazione. Chi segue la politica ha da mesi di fronte a sé gli annunci e le smentite di Luca Cordero di Montezemolo. Chi ha letto l’editoriale di Eugenio Scalfari di qualche settimana fa ha legittimamente interpretato le parole del fondatore di “Repubblica” come l’annuncio di una lista piena di “firme” di quel giornale. Poi ci sono gli altri protagonisti, nell’ala radical e anche a destra, che affacciano l’ipotesi di liste concorrenti con quelle dei partiti e addirittura promosse da questi ultimi. Si dice che questo fervore di iniziative e di successive smentite nasca da due fattori: la crisi dei partiti e l’ascesa di Grillo. La crisi dei partiti esiste ma riguarda fondamentalmente la destra berlusconiana, mentre a sinistra, pur con tutti quei problemi che spesso racconto facendo infuriare i lettori “fedeli alla linea”, il Pd regge l’urto della contestazione e dei nuovi tempi. L’ascesa di Grillo non è un fenomeno che si possa invece soppiantare in poco tempo. Tutti dimenticano che Grillo è sul campo da anni, che da tempo invade la scena mediatica, che i suoi “ragazzi” sono sul territorio da quel dì.

Non è una lista civica, è un movimento civico che ha caratteristiche che a molti non piacciono ma che è frutto di fatica. Le liste di cui si parla e che vengono negate sono invece prodotte dall’alto, come se un elenco di nomi, di “bei” nomi, rafforzato dalle presenze televisive possa in poco tempo prendere la scena politica e soprattutto voti. Riuscì solo a Berlusconi che combinò la sua capacità di rappresentare la voglia di cambiare, le paure del blocco elettorale a cui Mani Pulite aveva distrutto i referenti politici, e l’organizzazione leninista di Publitalia. Il ragionamento sulle liste e anche quello contemporaneo che vede Casini aggirarsi un po’ sperduto nei meandri della crisi politica nasce anche dal fatto che si ritiene che sia ormai il tempo del superamento definitivo delle ideologie, categoria che indica, nella vulgata corrente, l’appartenenza ad un campo idealmente molto consolidato. Probabilmente i fatti dei prossimi anni smentiranno questa profezia che ci portiamo appresso dall’89 e che in tutti i paesi occidentali è stata superata, visto il successo delle socialdemocrazie in Europa, l’identità molto forte della presidenza Obama e anche, a destra, fenomeni altrettanto identitari come quelli rappresentati da Cameron e dalla Merkel e, soprattutto, negli Usa del competitor di Obama, Romney.

L’Italia della politica sembra attirata dalla sirena del camuffamento della sfera ideale e persino ideologica mentre il mondo forse sta andando alla ricerca di nuove narrazioni e di nuove idee forti. La crisi e la quantità di insicurezze che essa produce provocano una domanda di identificazione che solo chi osserva la politica dal teatrino delle cronache spicciole non avverte. Oggi sulla “Stampa” uno degli intellettuali più lucidi che abbiamo, Gian Enrico Rusconi, analizzando il fenomeno del rapporto fra politica e società civile annota come stia prevalendo l’idea che quest’ultima sia solo espressione di una categoria oppositiva mente a lui pare che stia arrivando il momento di una grande forza che restituisca razionalità e progettualità alla politica. Suggerisco la lettura di Rusconi. E la suggerisco soprattutto ai leader della sinistra che dovrebbero cogliere dalle parole dell’intellettuale che meglio ha analizzato la crisi di Weimar quali sono i compiti di una forza politica moderna.   

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