Il nuovo mondo
4 Giugno Giu 2012 1247 04 giugno 2012

La Crisi del Debito Pubblico Italiano: istruzioni per l'uso

Il mondo in fibrillazione

Dell'Italia, in queste ultime settimane, sentiamo dire sui media che ha dei problemi con il suo Debito Pubblico: grandi quantitativi di Titoli di Debito Pubblico, chiamati anche Titoli di Stato (i vari BOT, BTP, CCT, CTZ che sono come le obbligazioni [1] di una società, emesse però da uno Stato) sono in scadenza e gli acquirenti adesso chiedono interessi maggiori (cioè più soldi) per prestare nuovamente il loro denaro allo Stato Italiano. Questa situazione crea apprensione sui giornali (e sui mercati) e incertezza e timore in chi legge e guarda quanto accade, perché le notizie vengono date, ma non spiegate. E quindi restano tali, news, e non si trasformano in informazioni utili.

Ma che vuol dire che grossi quantitativi di debito sono in scadenza?

Il debito Italiano, a grandi linee l'insieme dei Buoni del Tesoro (BOT, BTP, CCT, CTZ), è in mano ad investitori. Sia privati (comuni cittadini), sia fondi d'investimento e banche, sia soggetti istituzionali (fondi sovrani [2], banche nazionali, banca europea, ecc.).

Una cosa da tenere presente è che l'insieme dei buoni non scade tutto assieme, ma in momenti diversi. E in ammontare differenti. Questo perché le aste dei Titoli di Stato si sono tenute (e si tengono) in momenti diversi dell'anno e in anni diversi e con ammontare differenti un'asta dall'altra.
Per questo motivo vi sono dei momenti particolari in cui grandi quantitativi di Bot (che rappresentano il Debito Pubblico Italiano) si trovano a scadere. Ma che vuol dire in pratica?

Cosa accade quando i Titoli di Stato arrivano a scadenza?

Be' vuol dire che noi, come Stato Italiano, si dovrebbe rimborsare quel titolo acquistato dal nostro creditore più gli interessi maturati dal momento del suo acquisto. Ora, quando l'ammontare è di fatto minimo, come per i quantitativi acquistati dai singoli cittadini, questa è la norma: si rimborsa il titolo, sul conto titoli dell'acquirente, con in più gli interessi dovuti.

Quando l'ammontare è davvero significativo, come nel caso di grandi quantitativi acquistati da soggetti istituzionali, questo non sarebbe possibile (perché quel denaro non è nella disponibilità dello Stato Italiano). Perciò si deve convincere gli investitori a non incassare i titoli in scadenza, ma ad acquistare nuovi Titoli di Stato.

Per darvi un'idea delle cifre di cui stiamo parlando questo è l'ammontare del debito pubblico italiano ad Agosto 2011:

Totale Debito Italiano ad Agosto 2011 1.899.553 milioni di euro.

Pensate che la manovra economica annua che tanto ci fa sudare sta di solito tra i 30 ed i 50 miliardi di euro. Neppure il 3% del nostro debito pubblico totale.

Chi possiede i nostri titoli di stato?

Diciamo che metà del debito pubblico italiano, i BOT per capirci, sono in mano a cittadini italiani: per questo spesso si dice che l'Italia è indebitata verso l'interno.

Quello che si omette di dire è che dell'altra metà, circa 900 miliardi di euro, 500 sono nelle mani delle Francia e circa 90 in mano alla Germania. Questo vi dà già un'idea più chiara del nostro "stretto" legame con la patria di Asterix.

Da cosa dipende il tasso d'interesse sui titoli di Stato?

Dipende essenzialmente da cinque fattori:

  1. La condizione delle finanze di uno Stato, cioè se ha poco o molto debito pubblico.
  2. La crescita annua della sua ricchezza: il famoso PIL, che certifica se e quanto la ricchezza dello Stato, nel suo complesso, sia aumentata o diminuita rispetto all'anno precedente
  3. L'ammontare del suo patrimonio: intendendo sia i beni propri dello Stato, sia la ricchezza posseduta dai cittadini in termini di denaro, titoli, industrie, aziende, beni, abitazioni (questo perché uno Stato può, con leggi varate appositamente, acquisire la ricchezza dei cittadini ed utilizzarla per i fini che ritiene opportuni: ad esempio con nuove tasse).
  4. La stabilità politica dello Stato.
  5. La sua percezione sui media e sui mercati internazionali.

Capite dunque come sia un mix di elementi che potremmo definire hard (basati cioè su dati reali) e soft (basati più su percezioni e aspettative).

Poiché l'economia si basa molto sulla percezione della realtà, sulle cosiddette aspettative, la sensazione che lo Stato Italiano stia crescendo ancora poco e poco abbia possibilità di crescere in una situazione economica mondiale così compromessa (c'è chi dice che ne usciremo nel 2017), rende meno appetibili i titoli di Stato Italiani. Questo obbliga lo stato italiano ad aumentare il tasso d'interesse (cioè i soldi che verranno dati a chi acquista i nostri BOT) per invogliare gli investitori a continuare ad acquistarli.

Poiché però adesso siamo nell'euro, la nostra situazione decide della sopravvivenza stessa della moneta unica.

Inoltre per i paesi che detengono i nostri titoli di stato, la possibilità che si dichiari default [3] vedrebbe di fatto fallire tutta una serie di istituzioni bancarie che hanno investito in titoli del debito italiani.

E se proprio vogliamo essere un po' più pessimisti, l'effetto di una crisi del debito italiano sarebbe con tutta probabilità Planetaria perché avrebbe ricadute simili a quelle di un domino, tanto connesse sono le economie dei paesi e tanto grande la dimensione dell'economia italiana, inasprendo la crisi e determinando la probabile fine dell'euro.

E ora?

A questo punto diventa essenziale mantenere la calma sui mercati perché si deve far continuare ad acquistare debito pubblico a chi l'ha in scadenza e possibilmente senza aumentare gli interessi che si dovranno pagare su questo prestito (altrimenti ci vedremo richiedere sacrifici maggiori siano essi tagli ai servizi o maggiori tasse, come sta accadendo in questi giorni).

Possiamo immaginare ciascuna asta dei BOT come un nuovo mutuo contratto dallo Stato Italiano che poi estinguerà in un'unica rata e il cui tasso di interesse dipende dalla fiducia che in noi ha chi ci presta quei soldi. Il tanto nominato "spread" con i Titoli di Stato Tedeschi, non è altro che la differenza tra quanti interessi paga lo Stato Tedesco chiedendo un prestito e quanto paghiamo noi. È come se presentandoci entrambi, Stato Tedesco e Stato Italiano, nella stessa banca, per chiedere un mutuo per una casa del medesimo prezzo, a noi italiani, per sfiducia nelle nostre capacità di rimborso, venisse chiesto un tasso d'interesse maggiore.

Per questo è necessario che i mercati abbiano la così spesso ricordata "fiducia" e cioè la tranquillità emotiva che l'Italia sarà in grado di avere un'economia sana, in modo da non dover aumentare i tassi d'interesse sui propri Titoli di Stato: cosa che metterebbe in crisi tutto il gioco dell'acquistare debito/rimborsare debito.

Cosa significa essere indebitati per uno stato?

Quindi l'autorevolezza della guida di una nazione, agli occhi di chi giudica il valore del sistema economico di un paese, e quindi poi dei suoi Titoli di Stato, è essenziale e parte considerevole della sua percezione all'estero.

Dato che larga parte del nostro debito pubblico è in mano alla Francia e una parte minore in mano alla Germania, ci possiamo spiegare l'atteggiamento preoccupato e il pressing delle due potenze nei nostri confronti, e il perché spesso, negli ultimi anni, si è portato sul dibattito pubblico l'acquisto di tecnologia nucleare dalla Francia.

I nostri Titoli di Stato devono continuare ad essere acquistati, i francesi lo sanno. Per evitare che il sistema crolli con l'Italia. Ma sanno anche che il gioco non può funzionare con dei tassi d'interesse troppo alti: il gioco perderebbe la sua credibilità, perché l'Italia sarebbe costretta ad aumentare il debito per pagare il debito, incamminandosi su una strada senza ritorno.

Quello che ci viene richiesto è dunque di dare segnali di buon comportamento. Quello che ci serve è essere percepiti come affidabili. Quello che deve fare l'Italia è tornare a crescere ed iniziare il risanamento del proprio debito pubblico.


Note
[1] cioè si prendono soldi in cambio di un contratto che vincola a restituire alla scadenza pattuita il denaro preso in carico più un certa percentuale di interesse.
[2] i Fondi Sovrani sono fondi di investimento che appartengono o sono controllati direttamente dagli Stati.
[3] quando uno Stato non è più in grado di pagare i propri debiti e cioè di restituire il denaro a chi ha acquistato Titoli del Debito Pubblico: nel nostro caso BOT, BTP, CCT e CTZ.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook