Adottiamoci tanto bene
4 Giugno Giu 2012 1212 04 giugno 2012

La lavagna

L’idea me l’ha data la mamma di un compagnetto di asilo di Anna, che gliel’aveva data una sua amica, la quale l’aveva avuta da sua sorella, che l’aveva a sua volta ottenuta dalla cognata psicologa, che sentitamente ringrazio. L’investimento è modesto: basta comprare una lavagnetta in cartoleria, di quelle con il pennarello attaccato. Noi l’abbiamo appesa in cucina con il patafix, e da quando è entrata in casa nostra, viviamo decisamente meglio. Le regole sono semplici: ogni sera, prima di andare a dormire, chi è stato bravo vince una stellina, e chi ha fatto i capricci una pallina nera. Chi arriva a venti stelline ha un regalino.

Sofia ha voluto scrivere i nomi, e dopo aver scritto i loro seguendo le mie indicazioni ha protestato: “Ma così non c’è spazio per mettere mamma e papà!”. Le ho spiegato che noi non eravamo sottoposti a giudizio, e che la lavagna valeva solo per i bambini. Ha storto il naso e ha aggiunto: “Va bene, allora le stelline e le palline le scrivo io”. E anche lì le ho spiegato che neanche per idea, la decisione e la scrittura dei giudizi spettava solo ai genitori, se ne facesse una ragione. Non ci voleva stare, ma alla fine ha ceduto.

E così abbiamo cominciato: il primo round si è concluso con le due ragazze a venti e il piccoletto a diciannove. Mi dispiaceva per il topino, allora ho regalato loro tre album da colorare, a Sofia e Anna anche gli acquarelli e a lui solo il pennello. “Se le tue sorelle ti fanno colorare bene, altrimenti stai senza”. Anna ha subito detto che lei non glieli prestava. Sofia – per far dispetto alla sorella – gli ha detto “Non ti preoccupare, puoi usare i miei”. Lui ha pianto un po’, ma alla fine si è consolato. E il giorno dopo, quando ho minacciato di rimettergli una pallina (non ero certa che avesse bene capito le regole del gioco), ha gridato: “No pallina, io tella”. Aveva capito.

Senza che diventi un’ossessione, è importante essere inflessibili. Mi è stato chiaro quando un pomeriggio, dopo aver richiamato Sofia che andava in bicicletta in una zona off limits, lei mi ha guardato con aria di sfida e ha continuato a pedalare. “Se non ti fermi subito avrai una pallina nera”, le ho intimato. La piccola adora provocare: “Tanto poi non me la metti”. “Ah si? Allora pallina nera!” Devo aver avuto uno sguardo convincente (ero furiosa), perché Sofia è scoppiata in un pianto a dirotto: “No, la pallina nera nooooo”. Ed è stata pallina nera. La lezione è stata chiara anche agli altri, quindi doppiamente riuscita. Quella per Sofia è stata una giornata più nera della pallina: non solo aveva avuto la punizione, ma alla sorella era toccata una stella, peggio di così non poteva andare. Il giorno dopo in compenso le sorti si sono invertite, e quando sono andata a darle il bacio della buona notte Sofia mi ha confidato: “Oggi è stata una giornata bellissima”.

Avere dei genitori – per bambini che non ne hanno avuti – significa avere qualcuno che dia l’orientamento, che sappia cosa è giusto e cosa è sbagliato, e la lavagna aiuta a rendere tutto molto chiaro: c’è la valutazione, c’è l’obiettivo da raggiungere, c’è il confronto con gli altri. “Mamma se fossi in te io a Vladi gli metterei una pallina nera”, mi ha detto Anna l’altra sera dopo che il fratello le aveva fatto un dispetto. “Tranquilla tesoro, a Vladi ci penso io, tu preoccupati per te”. Mi ha guardato storto, ma al fondo era sollevata. Niente di meglio, per una bambina, che fare la bambina.

Leggi il post originale su www.amalteablog.com

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