Nota stonata
4 Giugno Giu 2012 1703 04 giugno 2012

La Repubblica dei clic

Si è molto scritto e parlato, durante i Governi Berlusconi, della libertà d'informazione. Oggi, a più sei mesi dall'incarico a Mario Monti, è importante avviare un discorso pubblico sulla qualità dell'informazione, in special modo di quella che viaggia sulla Rete.

Il calo delle vendite in edicola, oltre ad essere un problema per gli editori, sempre più costretti a trovare nuove soluzioni per far quadrare i bilanci, potrebbe ben presto rivelarsi dannoso anche per l'opinione pubblica. Cresce infatti il numero di cittadini che s'informano leggendo l'edizione digitale dei maggior quotidiani italiani. Questo sarebbe un bene, se solo la qualità dell'informazione online fosse all'altezza di quella cartacea.

Prendiamo il caso di Repubblica. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro si è sempre fatto paladino di battaglie per "un'informazione libera". Questo vessillo, troppe volte sventolato, si è inevitabilmente sbiadito e, scorrendo le innumerevoli campagne promosse dal giornale fondato da Eugenio Scalfari, si prova quasi tenerezza nello scorrere le interminabili gallerie di autoscatti di protesta, o "post-it", che fino all'anno scorso riempivano il sito di Repubblica.

Qui non si vuole negare ad un giornale il sacrosanto diritto di lanciare campagne in favore o contro una forza politica o un'istituzione. Il problema sorge quando il suddetto sfrutta (mi sembra il verbo più adatto) un sentimento popolare per rendere più appetibile il proprio sito agli inserzionisti. Questo, lasciatemelo dire, non è giornalismo, non è “volontà di cambiare le cose”. Sono puri e semplici affari.

Il meccanismo è semplice: si creano gallerie di foto di cittadini indignati e stufi (materia prima di cui non scarseggia il nostro Paese) e si lascia che l'amor proprio faccia il resto. Chi non andrebbe a cercarsi nel sito di un giornale dal nome prestigioso come Repubblica? “Guarda, ci sono anche io!”. I clic aumentano, il contatore segna tutto e i dati vengono sbattuti in faccia agli inserzionisti.

Impossibile poi non dedicare un paio di righe alla colonna della vergogna, quella sulla spalla destra del website di Repubblica. Notizie pruriginose, video divertenti, curiosità. Il quotidiano di Largo Fochetti, se vuole continuare ad essere considerato un giornale “serio” e non un tabloid, dovrebbe cominciare a centellinare le tre categorie appena riportate. Le foto al mare di Francesco Totti, il compleanno di Bar Refaeli: possono queste considerarsi notizie?

Negli altri paesi, nei paesi normali (come Repubblica ha più volte definito qualsiasi nazione che non sia l'Italia), i giornali fanno una scelta. Vuoi fare essere la voce di una nazione e il metro di giudizio della qualità dell'informazione? Fai come il Guardian, fai come il New York Times: poco fumo, molto arrosto. Provate voi a trovare notiziole sul sito di quotidiani come quelli appena citati. Rimarreste con poco o niente fra le mani.

È tempo per La Repubblica di migliorare la propria informazione. Nella sua redazione online si aggirano tristi figuri pagati per trovare l'ennesimo scatto della celebrità con le mutande calate. Non sarebbe meglio impegnare queste risorse per un'inchiesta, magari a basso costo, da svolgere sulla Rete? A quando una sezione di infographics degna di questo nome? Ma soprattutto, chi vorrebbe mai pagare per un'edizione online pompata di news inutili?

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