Andrea Cinalli
Serialità ignorata
4 Giugno Giu 2012 1111 04 giugno 2012

Persino i marziani hanno una vita sentimentale più incasinata della tua

Ricavare un teendrama da una leggenda metropolitana: l’autore Jason Katims ripercorre le tappe salienti della produzione di Roswell. Ecco come Linkiesta celebra i 10 anni dalla fine

Lavori nel locale di tuo padre. Giusto un paio di mansioni ti spettano. Ma no, non quelle più gratificanti, contrariamente a quanto – avvezzi a raccomandazioni di ogni sorta – potremmo supporre. Spazzare il pavimento, imbandire tavoli e servire gli avventori con un sorriso a 32 denti non sembrerebbero compiti assolti dalla figlia del proprietario. Almeno secondo le nostre rassegnate e sopite menti italiane. Proprio no.
Pare invece che a Roswell, New Mexico, non conti “essere figli di”, ma sia importante rimboccarsi le maniche trastullandosi anche coi lavori “meno dignitosi” (o, per dirla da politico italiano, “da sfigati”) se nella vita si vogliono muovere passi concreti e – soprattutto – con le proprie gambe. Questo, perlomeno, è quanto gli americani ci hanno lasciato intravvedere attraverso gli occhi di Liz Parker, brillante liceale divisa fra scuola, lavoro e amici.

Ma se quella sopra riportata è una delle lezioni frequentemente impartiteci da cinema e serialità USA, non si può dire altrettanto della scena immediatamente successiva all’avvio del pilot. Roswell, per quanto possa sembrare retorico, ci rammenta che può bastare un attimo per scombussolare la nostra già fragile esistenza, un brevissimo lasso di tempo può scardinare ogni certezza e ribaltare sogni, speranze e prospettive di vita. La Parker ne aveva avuto già un vago sentore quando in quel pomeriggio di fine settembre erano irrotti al Crashdown Café due criminali armati di rivoltella. Certo, mai avrebbe detto che fosse un altro l’incontro che avrebbe sconquassato la sua frivola vita. Incontro che tra l’altro si sarebbe consumato da lì a pochi istanti. Quando infatti un prode cliente ingaggia una colluttazione con il malfattore e parte un colpo, la povera Liz finisce riversa in una pozza di sangue. Ma proprio quando la sua esistenza sembra imboccare un sentiero ombroso senza possibilità di ritorno, eccolo là: si palesa l’alieno Max che la cura piazzandole una mano sull’addome. È sufficiente uno scambio di sguardi perché tra i due si inneschi l’unresolved sexual tension che terrà banco fino a metà stagione, quando reciprocamente si dichiareranno eterno amore.

Un incontro che ha segnato indelebilmente i protagonisti del serial e i personaggi che gravitano nel loro microcosmo, come l’amica Maria e gli alieni Isabel, Michael e Tess. Non solo: ma anche tutti i serial addicted assuefatti alle loro travagliate vicende d’amore e aliene, che pure hanno lottato alacremente per riportare in vita la serie abortita al secondo ciclo dalla WB e successivamente accolta in casa UPN.
Il punto di forza del teendrama, proprio quello che avrà fatto capitolare orde di fan in tutto il Globo, è il confronto fra alieni e umani giostrato con l’abile metafora della vita liceale (attinta già qualche anno prima da Buffy): marziani e comuni mortali come gli outsider e i fighetti della scuola. Una dicotomia che ha sempre esercitato un discreto fascino su Jason Katims, l’autore della saga, e che è stato ben lieto di proporre per 3 anni sugli schermi tv. Certo, non gli sarebbe spiaciuto proseguire: come confida in un’intervista rilasciata a “Starlog Magazine” all’indomani della chiusura nel 2002, agognava di esplorare meglio gli effetti scaturiti su Liz dalle abilità curative di Max. Dopotutto, in mente già gli si affastellavano le immagini della ragazza alle prese coi poteri acquisiti in seguito al gesto dell’alieno. Poteri che magari avrebbe impiegato per soccorrere anime pie osteggiate da chissà quali minacce (aliene e non). Unico rimpianto, forse, quello di aver concesso troppo spazio alla mitologia aliena (Katims ha alluso agli episodi incentrati sulla razza ostile degli Skinner), con cui la serie ha raggiunto una tale complicatezza narrativa da aver allontanato anche i più fedeli accoliti dallo schermo.

Però non può che commentare con un sorriso beato sulle labbra il finale del telefilm, che probabilmente non avrebbe mai visto la luce se Katims non avesse anzitutto fiutato aria di cancellazione quando l’ordine di episodi venne ridotto a 18 puntate al terzo giro di boa. “Uno dei miei episodi preferiti, accanto all’appuntamento natalizio della seconda stagione in cui Max salva in ospedale i piccoli affetti da leucemia.”, ricorda lo sceneggiatore, nostalgico. L’idea per chiudere, poi rivela, era sempre stata quella di far convolare a nozze i due piccioncini della saga accanto ai personaggi cruciali che li hanno costantemente supportati. Si ritiene poi soddisfatto anche della scena conclusiva in cui la protagonista narra l’epilogo delle vicende con qualche pagina di diario, proprio come aveva intrapreso il suo percorso in tv (“23 settembre 2000. Sono Liz Parker, e cinque giorni fa sono morta…”), evidenziando una certa circolarità nell’impianto narrativo.

Che fine avranno fatto gli interpreti? Saranno stati rapiti dagli alieni? Macché. Katherine Heigl (Isabel) ha spiccato il balzo sul grande schermo raccogliendo dapprima consensi nei panni della dottoressa Isobel “Izzie” Stevens di Grey’s Anatomy; Shiri Appleby (Liz) ha preferito non schiodarsi da UPN e WB ottenendo la parte di protagonista nel telefilm Life UneXpected in onda su The CW (la rete nata proprio dalla fusione dei due succitati network); Jason Behr, il tenebroso Max Evans, appena abbattutasi la scure della cancellazione su Roswell, è stato reclutato in The Grudge (2004), Skinwalkers (2007), The Tatooist (2007) e in alcuni pilot mai approdati in tv (The Way, Company Man e Matadors); Majandra Delfino, la fida Maria, sembra aver gettato tutti i copioni nella spazzatura, per gettarsi a capofitto nella carriera musicale se si esclude qualche comparsata sul grande schermo (ha inciso ben 3 album: The Sicks, Le Prince Bleu D’Arthelius, Tarte; e ve n’è un quarto in arrivo…); quanto a Brendan Fehr, l’irascibile Michael, ha all’attivo una carrellata di ruoli al cinema e due cammei in Nikita 2, il reboot della serie originale con Maggie Q.
Quale sarà mai il segreto di cotanto successo? Fascino alieno?

Programmazione USA: 6 ottobre 1999 - 14 maggio 2002 (st. 1 e 2 su The WB; st. 3 su UPN)

Programmazione italiana: 20 settembre 2000 - 18 settembre 2004 (RaiDue)


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