Il marchese del Grillo
4 Giugno Giu 2012 1715 04 giugno 2012

Un pomeriggio tra i militanti del Movimento 5 Stelle

E’ una domenica uggiosa a Milano, il cielo minaccia una pioggia che non arriverà mai. La notizia è rimbalzata sulla rete: il Movimento 5 Stelle dà il benvenuto a simpatizzanti e nuovi iscritti. Si apre alle domande dei curiosi, cerca di togliere quella cortina fumogena che l’ha avvolto. Se ne è parlato tanto: un partito, un movimento, un gruppo di viscerali antieuropeisti. Giovani allucinati dalle sparate di un comico, relitti dell’ultrasinistra. L’evento si tiene in un parco nei pressi di Piazza Abbiategrasso, zona sud di Milano. Nei paraggi la Chiesa Rossa, luogo delle ultime installazioni di Dan Flavin: l’arte contemporanea che si mescola al sacro come a voler sospendere il tempo. Ci farei un giro volentieri ma sono già in ritardo: meglio affrettare il passo.

Scopro che l’iniziativa è al coperto, sotto la tettoia di una cascina all’interno del parco. Un mucchio di gente ascolta le parole di Mattia Calise, ex candidato Sindaco e Consigliere Comunale appena ventunenne. Molti sono genitori a spasso coi figli, qualche viso giovane che fa capolino qua e là. La parola passa a due militanti, una ragazza appena trentenne e un signore attempato. Entrambi hanno appuntata sul petto una coccarda a forma di stella. Per via delle origini siciliane si presentano come i Ficarra e Picone del Movimento. Siedono su due piccoli sgabelli e inscenano un surreale botta e risposta tra un curioso e un militante di vecchia data che gli risolve gran parte dei dubbi. “Perché non siete mai in televisione?” “Perché siamo sulla rete, noi comunichiamo così” “Come fate a incassare i soldi?” “Ci autofinanziamo, non prendiamo un euro che provenga dai rimborsi elettorali” “Cosa fate una volta eletti?” “Anzitutto rinunciamo ai privilegi che ci spetterebbero di diritto: il pass per l’ Area C, lo sconto Atm”. L’audio funziona a intermittenza, ci pensa Calise ad aggiustare le casse. “Sono quelle di quando suonavo la batteria col mio gruppo”, mi confesserà più tardi.

Concluse le presentazioni di rito, si apre la fase interattiva. Ognuno è libero di dialogare con iscritti e militanti. Mi avvicino alla giovane ragazza. Si chiama Gabriella, l’accento siciliano che cattura l’attenzione e le dona un tocco di simpatia. Ha trentatré anni e da uno e mezzo vive a Milano. “Ero candidata alle ultime comunali a Palermo” “Ma non mi hai appena detto che ti sei trasferita a Milano?” “Sì ma Palermo è la città che conosco meglio. Per fare il Consigliere devi conoscere la realtà che amministri”. Sta presentando un progetto, il suo progetto: la pluriversità. Un luogo di condivisione in cui mettere a disposizione le proprie competenze ed insegnarle agli altri: una manna per il capitale sociale. “A Palermo esiste una struttura simile, il mio desiderio è quello di portarla anche a Milano”. “E’ da tanto che fai parte del Movimento 5 Stelle?” le chiedo. “Dal No B-day, nel 2009. Sono partita con un gruppo di ragazzi che non conoscevo, un viaggio di 12 ore in pullman per arrivare a Roma. E chi mi trovo a fianco? Riccardo Nuti!” “Riccardo chi?” “Sì, il candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle a Palermo”. Non si ritiene né di destra né di sinistra Gabriella, nella pratica non ha mai trovato una vera distinzione fra le due. “Mi sono avvicinata ai Verdi ma sono rimasta delusa, le logiche che dominano il partito vanno al di là delle sensibilità delle persone”. Decido di provocarla sulla cittadinanza. Beppe Grillo si dice contrario allo ius soli: il figlio di genitori stranieri che nasce in Italia non può automaticamente ottenere la cittadinanza italiana . Una sensibilità molto poco progressista. “Personalmente sono favorevole ma se ti vai a rileggere il post di Beppe capisci che voleva dire un’altra cosa” “Che cosa?” “Che i problemi sono altri: la cittadinanza è un pretesto per distrarci da questioni più importanti”.

“C’è il rischio che il voto al Movimento 5 Stelle sia figlio di un sentimento di protesta? Che una volta mandata a casa questa classe dirigente possiate scomparire, dico” “L’unico cambiamento che ci può essere è lo smantellamento di questa logica del potere. Chiediamo che non ci siano più interessi per chi fa politica, vogliamo un sistema di scambio delle idee. Con questo nuovo paradigma il Movimento non è più necessario”. Insieme a noi, Giovanna. Se ne sta un po’ in disparte come a voler captare ogni dettaglio del discorso. “Anche tu sei un’attivista?” . Prima di rispondere sceglie bene le parole: “Io di politica non ci capisco niente” .Per un attimo rimango di stucco, poi corregge il tiro: “Ho sempre votato a sinistra seguendo la logica del male minore ma alla fine mi sembra che siano tutti uguali. Nessuno fa niente. Beppe Grillo potrebbe essere una novità; questa è la prima volta che vengo”. Si avvicina un giovane: Stefano. Ha 24 anni e studia economia e commercio. All’inizio è diffidente, non ha mai rilasciato un’intervista in vita sua. “Sarà la prima di tante, vedrai” scherza. Ci tiene che scriva come è entrato a far parte del Movimento 5 Stelle. La storia è di quelle che meritano: “Nel 2006 ho votato Prodi perché ero contro la guerra in Iraq, mi sembrava uno sforzo inutile. Poi nel 2008 ho votato per il Pdl” “Non ci posso credere: per Berlusconi?” “Sì, sì. Te lo racconto per filo e per segno”. Mi faccio piccolo e lo ascolto. “Un giorno che ero in Università un gruppetto di studenti di An mi ha invitato ad un incontro sugli ogm. Sai cos’ ho trovato?” “Che cosa?” “Te lo giuro: una sede piena di busti del Duce, svastiche, croci celtiche e aquile. Non ce l’ho proprio fatta. Pensa che mio nonno ai tempi della Resistenza simpatizzava per i partigiani” "E con un nonno così volevi iscriverti al Pdl?" "No, il tempo di tornare a casa che ero iscritto al Movimento 5 Stelle".
Anche lui, come tutti, detesta essere chiamato “Grillino”. Gli muovo un’obiezione: movimentisti a cinque stelle suona male. “Ci sono altri modi più garbati per definirci” “Tipo?” “Non so, ma è come se chiamassi la Coca Cola “bevanda alla caffeina”: si vuole dare una connotazione precisa”.

Arriva anche Livio, il signore attempato del dialogo a inizio pomeriggio. Ex Socialista, è uno degli iscritti della prima ora al Movimento 5 Stelle. Cerca firme per l’istituzione di un registro che tenga conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento sul fine vita.“Pisapia si era presentato come il grande laico: per le coppie di fatto non si è ancora visto nulla di concreto e questo registro l’ha messo sotto il tappeto. Se vuoi un esempio di come facciamo politica noi, eccolo: partiamo dal basso e coinvolgiamo i cittadini nelle nostre decisioni”. “E tu non hai mai incontrato Beppe Grillo?” “Sì, una volta al bar. Fine. Anche Mattia (Calise ndr) l’ha conosciuto per la prima volta quand’è stato candidato Sindaco. Si è presentato insieme a Renato, il suo sfidante alle primarie, perché noi siamo compatti, non ragioniamo con le logiche dei partiti.” E’ il momento della foto ricordo: svogliatamente vado nel prato e mi presto al gioco insieme ai militanti. Qualche scatto in posa e poi con l’indice e il medio alzati fanno il segno della V, simbolo del Vaffa-day, piccola forma di ribellione a rompere la tranquillità: un po’ troppo per me. Si è fatto tardi, ho un treno da prendere per tornare a casa. Il viaggio nel mondo a cinque stelle è appena cominciato.

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