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5 Giugno Giu 2012 1720 05 giugno 2012

AAA ambasciata italiana in Cina offre visti a chi compra il mattone italiano

Quando Mario Monti si era recato in Asia aveva volontariamente saltato l'India, stanco di essere preso per i fondelli dal premier Manmohan Singh che aveva promesso per i nostri marò un accusa di omicidio colposo anziché di primo grado. Una "promessa" e non un "impegno" che però gli indiani avevano disatteso, come molte volte accaduto in questa vicenda, e così era diventato inutile per Monti passare da New Dehli.   

In Cina invece Monti era andato a incoraggiare gli yuan a varcare le Alpi. Soprattutto, nei desiderata del premier, c'erano investimenti in nostri titoli di Stato e in aziende. L'ex Commissario Ue spiegava che gli investimenti cinesi sono un indicatore delle riforme mentre il presidente Hu Jintao incitava le società del Celeste Impero a fare business dalle nostre parti. 

Ora, si legge su China Files, «con una nota mandata via mail il 30 maggio,  l'ambasciatore italiano in Cina, Massimo Attilio Iannucci [lo stesso che, come scrivemmo, fa passare i visti per l'Italia dalla Fondazione Italia-Cina di quell'ex Ad di Alitalia e Fiat che è Cesare Romiti, ndr], ha annunciato che “nell'ottica di ulteriormente migliorare le opportunità di investimento nel campo immobiliare in Italia, questa ambasciata ha ritenuto opportuno attivare un database settimanalmente aggiornato, dove domanda e offerta di immobili italiani possano facilmente incontrarsi”». Per rendere il boccone ancora più appetibile «l'offerta è doppia, perché chi compra in Italia, chi investe certe somme, aiutando il paese ad uscire dalla crisi, ha anche l'opportunità di guadagnarsi un visto “per residenza elettiva o turistico di lunga data (5 anni)”».

Insomma se dopo il bar sotto casa, il parrucchiere all'angolo, la sartoria che costa un terzo di quella italiana, scoprite di avere anche un vicino di casa cinese, sappiate che sarà per il bene dell'Italia. Difficile che qualche attico venduto a un nouveau riche del Guangdong risollevi le sorti della patria ma meglio di niente, nella speranza che l'efficiente censura cinese non si sfaccia sfuggire di far sparire le notizie sull'Imu. 

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