Voglio cambiare aria
5 Giugno Giu 2012 0819 05 giugno 2012

Energia, gas, acqua: un abbraccio mortale.

Nei prossimi cinquant’anni la scarsità di acqua dolce ci obbligherà a ripensare l’attuale modello di produzione energetica. Ingenti quantitativi di acqua dolce sono infatti necessari per il raffreddamento delle centrali termoelettriche, nucleari o alimentate a carbone.

Uno studio co-finanziato dalla Commissione Europea, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, lancia l’allerta sul rischio di blocco tra il 2030 e il 2060 per le centrali termoelettriche, che attualmente forniscono l’80-90% dell’energia americana ed europea. Gli stessi autori ricordano che nelle estati molto secche del 2003, 2006 e 2009 diversi impianti di energia in Europa dovettero ridurre la propria produzione in ragione della scarsa disponibilità di acqua e conseguente aumento dei prezzi. Allo stesso modo, nel 2007 e 2008 negli Stati Uniti anche in ragioni delle restrizioni per il rilascio di acqua calda nei fiumi.

Abbraccio mortale quello tra acqua ed energia. La produzione di CO2 delle centrali termoelettriche (combustibili fossili) è infatti tra le principali cause dei cambiamenti climatici, della progressiva riduzione della portata dei fiumi e del continuo innalzamento della temperatura delle loro acque. “Gli stessi esperti riconoscono che non e' facile trovare delle soluzioni di immediata applicazione che ci permettano di far fronte ai rapidi cambiamenti climatici in atto. Una strategia da seguire potrebbe essere quella di ridurre la dipendenza di queste centrali dall'acqua dolce sostituendola con l'acqua salata di mare... o di passare a nuovi impianti alimentati a gas, che sono piu' efficienti e utilizzano meno acqua rispetto a quelli alimentati a combustibile fossile e nucleare'' (Ansa). Come visto in questo post sulla pratica del fracking, anche la sopraggiunta economicità del gas non è senza effetti collaterali.

Un esempio abbastanza esplicativo della relazione acqua-energia-gas si può trovare in questo post e riguarda la centrale termoelettrica Eugenio Montale della Spezia. A proposito del gas come alternativa, e dell’utilizzo di acqua di mare, è opportuno segnalare che la centrale spezzina è ubicata sul mare, a qualche centinaio di metri dal rigassificatore di Panigaglia. La centrale è dotata di due gruppi a metano, praticamente inutilizzati in ragione della “attuale” scarsa economicità del metano, se confrontato al carbone. Il minor costo, come spesso accade, è tale in ragione della mancata contabilizzazione degli impatti sull’ambiente e sulla salute. Non è molto diverso il caso della centrale di Porto Tolle, che Enel vuole convertire a carbone.

Anche se non è così evidente nella nota dell’Ansa citata, pare tuttavia ragionevole puntare sulle energie rinnovabili diffuse, di piccola taglia, con scambio sul posto, utilizzando le tecnologie di accumulo dell’energia solare o del vento che, come si sa, non sono fonti “regolabili”. Ancora una volta dobbiamo farci dettare l'agenda dalla Germania?

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