Andrea Cinalli
Serialità ignorata
5 Giugno Giu 2012 1725 05 giugno 2012

Gay, sfigato e zoccola: quando etichette e scuola vanno a braccetto

Avete presente quei telefilm adolescenziali imperniati sulle vicende di un gruppo di liceali? Rammentate il fighetto per cui sbavano le studentesse, la casta donzella pronta a schiudere le gambe a fine serie, il ragazzino dall'animo sensibile che dichiara di appartenere alla “altra sponda”, la procace compagna di classe che colleziona avventure sessuali come figurine Panini? Se la risposta è affermativa, potreste avere un'idea esaustiva di come i più guardino all'odierna “società scolastica”. O almeno a quella di un istituto superiore d’Abruzzo.

Qui è sufficiente aggirarsi tra i gruppetti accalcati attorno alle panchine collocate in atrio per cogliere stralci di conversazioni e farsi un'idea degli interessi che animano le loro giornate. “Hai visto ieri il Grande Fratello? Oddio, non posso crederci che l'hanno eliminata!”. “Era ora! Quella st****a sarebbe dovuta uscì alla prima puntata!”. “Macché, dai.” E a questo punto si infervorano, tirano fuori le unghie, digrignano i denti per difendere a spada tratta i beniamini televisivi. Incuranti dell'interrogazione di storia alla prima ora.
Okay, che la generazione X se ne infischiasse del valore della cultura era cosa risaputa. Ma stupiscono ancora scambi di battute che denotano l'immaturità di chi nasconde la testa sotto la sabbia (con tanto di auricolari a sparare musica a palla) per ignorare quella parolina – crisi – che imperversa nei talk e sui rotocalchi. Per non acquisire consapevolezza dei tempi incerti che corrono e rimboccarsi le maniche. Evitando futili svaghi.

Se frivolezza e grettezza non indigneranno tutti, la spregevolezza riservata ad alcune ragazze smuoverà pure qualcuno. La prima regola da mandare a mente, una volta varcata la soglia infernale dell'ingresso, è mai condividere – nemmeno con la compagna di banco – la lista degli spasimanti. Perché se questa conta più di due liason allora l'etichetta è d'obbligo: una svampita, una promiscua. E in meno di una settimana si finirebbe per essere la barzelletta sulla bocca di tutti.
Guai anche a diffondere la passione per cosmetici e le Louis Vuitton: potreste venire apostrofata con “sciatta ragazzina con poco sale in zucca”, ma anche col più diretto “Paris Hilton”. Nomignolo, questo, affibbiato a una ragazza diplomatasi due anni fa, che aveva la fama di studentessa più frivola nonostante una media scolastica da far gola.

Altro tasto dolente è l'omosessualità. Chi ritiene di vivere in una società ormai civilizzata, in cui il vicino è accettato in tutti i suoi pregi e difetti, beh, dovrebbe fare una capatina in questo istituto, in cui per tirare avanti senza grane occorre armarsi di sana pazienza e mettersi in mostra come sfegatato fan di calcio. Se alla tipica domanda “Che squadra tifi?”, si azzardasse una risposta come “No, scusa. Non mi interessa granché”, beh, l'unica certezza che ti accompagnerebbe per il resto dei tuoi giorni (scolastici) è una: divenire oggetto delle risa di scherno (“E' frocio!”, “E' frocio!”) e bersaglio delle malelingue. Da parte di studenti, e pure insegnanti. Eh, già. Perché il ruolo dell'educatore non consiste più nell'appianare divergenze fra alunni, insegnare il valore del rispetto reciproco, soprattutto nei confronti di chi non è conforme al nostro stile di vita e non sposa le nostre convinzioni. Nossignore. Oggi capita di incorrere nelle lamentale del prof. Lambertini (il nome è di fantasia), che in tutta confidenza svela ai suoi alunni l'astio nei riguardi di delinquenti, ladri, assassini, e “froci”, rei, questi ultimi, di ricoprire cariche più dignitose e lucrose delle sue. E poi si interroga sulla causa della degenerazione della società.

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