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5 Giugno Giu 2012 1254 05 giugno 2012

I bambini non sono off-topic

Off-topic. Fuori argomento, fuori tema. Quante volte lo sono, i bambini, nel nostro Paese?
Li amiamo o ci accaniamo contro di loro? Li sfruttiamo come piccoli e futuri consumatori o li consideriamo soggetti di diritti, a casa, a scuola, nel mondo dell’informazione?
Se è vero che attraverso il Web passa il nostro futuro e quello dei nostri figli, non possiamo dimenticare 1.876.000 di bambini in condizioni di povertà “relativa” in Italia, di cui 1.227.000 al Sud, ai quali si aggiungono 359 mila bambini che, sempre nel meridione, vivono in condizioni di “povertà assoluta”, cioè “non dispongono di beni essenziali per il conseguimento di standard di vita minimamente accettabili”.

Stamani al Senato della Repubblica, a Palazzo Giustiniani, è stato presentato il V Rapporto di Monitoraggio sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia ad opera di un network di 85 associazioni che lavorano a tutela di bambini e ragazzi, capitanate da Save the Children.
Dal lavoro di documentazione del Gruppo CRC (Convention Right of children), che fa riferimento alla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia e Adolescenza (approvata dalle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge 176 del 27 maggio 1991), emerge, oltre la povertà infantile, l’aumento della dispersione scolastica, come ben sa , il sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria, presente all’iniziativa, fondatore del progetto Chance, ex maestro di strada ai Quartieri Spagnoli di Napoli

Poi il lavoro minorile. I più esposti al fenomeno, con un destino quasi segnato, sono i minori maschi, in un età compresa tra gli 11 ed i 14 anni, di nazionalità straniera, “che vivono in una famiglia con un solo genitore o con più fratelli e sorelle, in un territorio con un alto tasso di disoccupazione”.
E infine, ci sono gli ultimi degli ultimi. I “minori non accompagnati”: 1791 su 7750 bambini e ragazzi adolescenti di origine straniera, arrivati da soli nel nostro Paese, ora irreperibili, scomparsi nel nulla.

Così tornando in “topic” quando parliamo di “nativi digitali” e tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, dovremmo sapere che l‘Italia non ha ancora recepito la Convenzione di Lanzarote, entrata in vigore nel 2010, primo strumento internazionale contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, che disciplina i casi di adescamento di minori attraverso internet. Sappiamo, però, che la media education è lasciata alla buona volontà di insegnanti che, spesso, fanno i turni per portare i bambini un ora o due nelle aule informatiche disponibili. Come dire, imparare ad accendere e spegnere il computer.

Dall’appello che arriva dal Gruppo CRC rivolto al governo, ai ministri del Welfare Elsa Fornero e dell’Istruzione Francesco Profumo, emerge il dramma dei tagli che si sono abbattuti proprio sulla parte più debole della società italiana, con la cancellazione del Fondo Nazionale Straordinario per i Servizi Socio Educativi per la prima infanzia e per la mancata previsione delle allocazioni delle risorse per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.

Il Comitato ONU ha ricordato all’Italia lo scorso 20 ottobre che la media education dovrebbe essere una priorità anche per questo: fornire strumenti di formazione e contrasto all’abuso, all’ignoranza, alla diseguaglianza.
Necessaria per far partire tutti, bambine e bambini alla pari, poveri e ricchi, per creare pari condizioni di istruzione, salute, diritti.
Oggi in Italia non è più così e ci ostiniamo a non vedere. Parliamo di “merito” e mentre ci “affaccendiamo” sulle "nostre" priorità sull’Agenda Digitale (banda larga? Nomine AGCOM?) , mi sembra di veder scorrere un film in bianco e nero.

Sciuscià.

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