Èvviva
5 Giugno Giu 2012 1319 05 giugno 2012

Per capire di che parliamo.

Il contenuto di questo post è puramente indicativo, non essendo io un medico o un'addetta ai lavori. Ma poiché avrei voluto che qualcuno suggerisse a me, quando ci sono passata (in forma fortunatamente lieve), come fare a riconoscerne i sintomi o ad uscirne, ritengo utile dare un paio di indicazioni. E, come ho detto altrove, parlarne. Perché parlare di qualcosa che esiste non fa male. Anzi.

La depressione post partum è classificata nel DSM IV – TR (il Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, ovvero il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, è uno dei sistemi nosografici più utilizzati al mondo da medici, psichiatri e psicologi per i disturbi mentali) come un caso particolare di depressione, con esordio nelle 4 settimane dopo il parto.
Le statistiche dicono che la probabilità che una donna si ammali di depressione post partum è del 16% (la depressione colpisce ogni anno circa 80mila neo-mamme italiane) ma, nonostante ciò, le condizioni di prevenzione, diagnosi e trattamento per questa patologia sono ridotte all’osso. Solo il 50% di queste donne chiede aiuto, mentre la restante parte non solo non cerca l’aiuto di nessuno, ma lo rifiuta, chiedendo solo assistenza per la gestione del bambino, quando riesce a farlo.
Tra depressione e suicidio esiste una correlazione statistica del 60%: lo 0,5% delle donne affette da depressione post partum tenta il suicidio e il rischio è più elevato nella fascia di età compresa tra i 35 e i 49 anni. Il rischio di mortalità per depressione post partum è paragonabile a quello per le più note patologie tumorali femminili, ma alla sua prevenzione non è data la stessa importanza, a partire da una corretta e diffusa informazione.
La scarsa consapevolezza delle madri che si vergognano di provare sentimenti negativi di fronte ad aspettative comuni che identificano la maternità come il momento più felice della vita, unita alla mancanza di capacità professionali nell’identificare e nel trattare la depressione post partum, portano alla mancanza di cura di questo importante disturbo, con possibili conseguenze negative sulla donna, sul bambino, sulla relazione madre-bambino, sul partner e sulla relazione di coppia.
La depressione post partum va distinta dal Maternity Blues, che, anche molto frequente, colpisce il 70-80% delle puerpere e va anche distinta dalla Psicosi Puerperale, patologia più grave e rara, che colpisce meno di una donna su mille.
La depressione post partum compare nei tre mesi successivi al parto ma può presentarsi anche a un anno di distanza. È un vero e proprio disturbo dell’umore e si distingue da un “normale” episodio depressivo soprattutto per il fatto che la sua caratteristica più frequente è la preoccupazione delle mamme circa la loro capacità di prendersi cura del figlio. In una percentuale rilevante di casi, la depressione diventa cronica, alcune donne guariscono spontaneamente nel giro di tre o sei mesi ma una minoranza può anche arrivare al suicidio.
Da non sottovalutare, poi, l’effetto che la depressione post partum ha sulla salute del bambino: essa incide sfavorevolmente sulle relazioni di attaccamento del neonato, sul suo sviluppo futuro e sulla successiva creazione dell’autostima.
Esiste anche una correlazione tra problemi della coppia e depressione, con un aumento dei casi di separazione durante o successivamente ad episodi depressivi. Dunque, non solo la depressione post partum è una malattia, ma coinvolge anche tutta la persona, anzi, i suoi rapporti affettivi più importanti, deformandoli negativamente.
I sintomi della depressione post partum sono diversi e riguardano essenzialmente quattro sfere:
• Sintomi affettivi: cattivo umore, tristezza, sconforto, senso di disperazione, sentimenti di vuoto e di inutilità nei confronti della propria vita, voglia di piangere, mancanza di interesse nelle attività da svolgere, calo della partecipazione emotiva a ciò che ci circonda, desiderio di isolamento e di ritiro, ansia, irritabilità, sbalzi emotivi, possibili attacchi di panico.
• Sintomi cognitivi: pensieri di scarso valore personale, soprattutto legati alla sfera della maternità, autoaccusa e autocritica, valutazioni false della realtà che portano a considerare gli impegni quotidiani delle montagne insormontabili, indecisione e difficoltà a concentrarsi, preoccupazione rispetto alla propria salute, pensieri sulla morte e sul suicidio, sensi di colpa.
• Sintomi comportamentali: riduzione dell’attività spontanea, generale rallentamento o agitazione motoria, riduzione della mimica facciale, accelerazione o riduzione.
• Sintomi fisiologici: disturbi del sonno (indipendentemente dalla presenza del bambino), maggiore o minore appetito, affaticamento, sensazione di essere costantemente debole e molto stanca.
È molto importante ciò che possono fare parenti e amici: se sospettate che vostra moglie, sorella, cognata, figlia, nipote o amica soffre di un simile disturbo, aiutatela a capirlo, e convincetela a farsi curare. Spesso questi problemi restano irrisolti per lungo tempo o sfociano in tragedia proprio perché la donna è stata lasciata sola a se stessa. Bisogna però ammettere di avere bisogno di aiuto, senza aver paura dei giudizi degli altri, parlarne fino alla nausea e rivolgersi ai medici giusti.
In Italia ci sono ancora pochissimi centri che si interessano specificamente di depressione post partum:
- Fondazione Idea – Istituto per la ricerca e la prevenzione della Depressione e dell’Ansia: numero verde 800538438 (dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 19), oppure la sede di Milano: 02.654126 o quella di Roma: 06.485583. www.fondazioneidea.it. E-mail: idearisponde@tin.it.
- sul sito www.ministerosalute.it è possibile cercare il centro di salute mentale più vicino a voi.
- A Napoli, potrete rivolgervi al Centro Prevenzione Salute mentale donna, tel. 081-2548411 (dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00): www.salutementaledonna.it (responsabile: dott.ssa Elvira Reale).
- Telefono donna: tel. 02.64443043/44 (dal lunedì al venerdì – dalle 9.00 alle 17.00). Attivo dal 1992, si avvale di un team di esperti che gratuitamente offrono consulenze sulla base della loro alta professionalità. www.telefonodonna.it. E-mail: telefonodonnaonline@libero.it oppure telefono.donna@tiscali.it.

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