Signorina Frida
5 Giugno Giu 2012 0904 05 giugno 2012

Povera Patria

Un nuovo studio UNICEF fotografa impietosamente l’effetto della crisi sulla povertà dei bambini nei Paesi ricchi: emergono notevoli differenze tra gli Stati OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, e l’Italia, che è agli ultimi posti in Europa.
I dati che risultano dal rapporto sulla povertà e sulle deprivazioni nell’infanzia e nell’adolescenza pongono il nostro Paese in una posizione davvero poco invidiabile, se messi a confronto con i risultati raggiunti da altri Paesi europei. L’Italia è tra i 15 Paesi più ricchi d’Europa, eppure il 15,9% di bambini e adolescenti, tra 0 e 17 anni, vive in condizioni di povertà relativa: è, dunque, il Belpaese al 29° posto su 35; il tasso di povertà infantile relativa senza l’intervento governativo sarebbe del 16,2%: il governo italiano, quindi, non fa praticamente nulla.
Non si può non comparare poi l’impegno dei governi nelle attività di protezione di infanzia e adolescenza: ancora una volta, il nostro Paese si colloca al 26° posto su 35 con meno dell’1,5% di PIL investito in trasferimenti di denaro, agevolazioni fiscali e servizi per minorenni e famiglie. Il 15,9% di bambini e adolescenti poveri è un tasso molto più alto rispetto al tasso di povertà della popolazione complessiva, che è dell’11,5%: nella graduatoria relativa a questa variabile, l’Italia è al 32° posto su 35.
Il dato sconcertante è che un bambino su sette soffre di deprivazioni materiali: il 13,3% dei minori italiani non ha accesso a beni considerati “normali” nelle società economicamente avanzate, come almeno un pasto al giorno che contenga carne o pesce, libri e giochi adatti all’età del bambino, posti con spazio e luce. L’Italia è, in questa classifica, al 20° posto sui 29 Paesi considerati; se confrontiamo questi dati con quelli di Islanda Svezia Norvegia, che hanno tassi di deprivazione sotto al 2%, viene la pelle d’oca.
Colpisce, ad esempio, che il 12,2% dei bimbi italiani non possa permettersi di frequentare attività ricreative come corsi di nuoto, danza, musica. Tra i bambini che vivono in famiglie con un solo genitore il tasso di deprivazione materiale è del 17,6%; tra quelli che vivono con genitori a basso livello di istruzione è del 27,9%; tra quelli che vivono in famiglie senza lavoro il tasso raggiunge il 34,3% e tra i figli di famiglie migranti la percentuale di privazione è del 23,7%.
Insomma, l’Italia esce da questo rapporto con percentuali elevate di infanzia e adolescenza a rischio povertà o del tutto povere: fa male assistere ad una progressiva indifferenza verso gli adulti del domani che oggi pagano il prezzo di una crisi economica che non appartiene loro. Unicef Italia ha annunciato la nascita del GULP, Gruppo Unicef di Lavoro sulla Povertà, una task force di esperti chiamati a monitorare il fenomeno della povertà infantile e dell’esclusione sociale e a favorire il dibattito e l’adozione di misure da parte delle Istituzioni a livello locale e nazionale. Compromettere l’avvenire dei bambini e degli adolescenti significa firmare la condanna a morte di un’intera società, venire meno all’obbligo morale che ogni Stato dovrebbe avere nei riguardi delle fasce più vulnerabili. E tutto ciò mi fa specie se penso a quando, qualche mese fa, recandomi a Tooting, a sud di Londra, per la solita lezione settimanale di italiano ad una classe di bambini inglesi, lessi su uno scuolabus “They are our future”!

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