Polemicamente corretta
6 Giugno Giu 2012 1759 06 giugno 2012

AAA Cercasi lavoro: astenersi (aziende) perditempo.

.

Oggi per proseguire il nostro viaggio all’interno del mondo del lavoro vi racconterò del surreale colloquio sostenuto da un mio amico.


Gianluca ha 22 anni ed una laurea triennale in scienze politiche, brillantemente conseguita in 2 anni e mezzo. Ad arricchire il suo curriculum ci sono poi numerose esperienze internazionali.


Gianluca prima di iniziare la specialistica a settembre, vorrebbe lavorare, per dare valore aggiunto al suo profilo ma soprattutto per tentare di contribuire alle spese familiari.


Viene contattato da una nota compagnia assicurativa, che gli comunica di averlo scelto per sostenere un colloquio, all’interno di un progetto in ambito universitario di inserimento di laureati.


Gianluca, nell'ultimo periodo, ha mandato tantissimi curriculum vitae senza risposta e questa proposta sembra capitare al momento giusto. Motivato e carico di aspettative, si reca al colloquio. Viene accolto da una rampante ragazza sui trent’anni molto gentile e cordiale.


La calda accoglienza fa sì che Gianluca si senta a suo agio ed infatti si instaura quasi un clima di confidenza.


La posizione offerta dalla società è quella di collaboratore, non di dipendente, perciò niente stipendio fisso.


A detta della recruiter, è un ottimo modo per stimolare i nuovi lavoratori.


Il collaboratore avrà un portafoglio di 100 clienti al fine di gestirne le polizze in corso e proporgli nuove coperture assicurative.
Lo stipendio sarà costituito dalle provvigioni, le quali saranno ricavate in due modi diversi:
1) Vendendo nuove coperture assicurative a coloro che sono già clienti;
2) Vendendo polizze a nuovi clienti, procurati autonomamente.
Sarà poi prevista una formazione on the job, gratuita, eccetto che per i 150 euro decurtati dalle future provvigioni acquisite.


Fino a qui, nonostante la delusione, Gianluca resta comunque positivo. La conversazione però sta per rivelare altre sorprese.


Non solo viene gentilmente richiesto di essere in ufficio dalle 9 alle 18, come un qualsiasi dipendente senza alcuna autonomia ( che invece contraddistingue i collaboratori), ma tutti gli spostamenti per visitare i clienti devono essere affrontati di tasca propria.


Il culmine però viene raggiunto quando Gianluca finalmente arriva a conoscere una postilla, o meglio la postilla: se i clienti recedono dal contratto entro un anno dalla stipula, il collaboratore perde una parte della provvigione guadagnata.


Lo sdegno a questo punto è talmente grande che Gianluca si alza e se ne va.


Non voglio dilungarmi in quanto non ci servono tante parole per chiosare una storia così. Il punto è che Gianluca ha potuto alzarsi ed andarsene, ma chi è in condizioni disperate e non trova lavoro da molto tempo è così libero di farlo? Senza stipendio e senza lavoro possiamo definirci persone libere di scegliere?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook