Dario Russo
Babele
6 Giugno Giu 2012 1836 06 giugno 2012

Albo dei sociologi: ne abbiamo veramente bisogno?

Il 22 Luglio del 2009, alcuni deputati del centro destra, presentarono una proposta di legge per disciplinare “L’esercizio della professione di sociologo”, richiedendo l’istituzione di un ordine professionale.

Negli anni successivi, l’idea dell’istituzione di un albo dei sociologi, è stata rilanciata a più riprese da varie associazioni anche in tempi non sospetti.

I sostenitori dell’albo reputano questa possibilità come un antidoto contro disoccupazione e precarietà; una sorta di bacchetta magica per inserire i sociologi nel mercato del lavoro, colpevole di respingere gli intrepidi Weber, solo perché mancano di un riconoscimento professionale.

Sarà veramente così? Un attimo solo.
Andiamo con ordine e partiamo da alcuni presupposti.

Nascita degli ordini professionali - Oltre all’origine storica delle corporazioni medioevali, l’istituzione degli albi professionali fu perseguita in era fascista con l’intento di limitare - a gay e oppositori del regime - l’esercizio della libera professione. Oramai è da anni che si parla dell’abolizione degli ordini professionali, sia per trovare conformità con il resto dell’Europa, sia per una questione prettamente economica (a riguardo invito ad ascoltare le interviste su Radio24 e Radio Radicale a Riccardo Cappello, autore del libro “Il cappio al collo”); senza dimenticare chi avanza anche la possibilità di incostituzionalità.

Il sociologo è una professione? – Il punto è proprio questo. Fino ed ora abbiamo parlato di albi professionali; se pur non si condivide l’idea che esistano, hanno una loro logica (disciplinano un mestiere ben preciso). Quello del sociologo è un mestiere ben preciso? Per me no e a tal proposito spiego il perché con un piccolo ragionamento.

- Un laureato in legge potrebbe decidere di diventare avvocato, mentre un laureato in economia un giorno potrebbe essere un commercialista e così via. Insomma, chi si è laureato nel campo delle scienze umane e sociali, alla fatidica domanda: “che lavoro fai ?” di sicuro non risponderà dicendo: “faccio il giurista o faccio l’economista”,ma dichiarerà il nome della propria professione e non del titolo di laurea.

- Un laureato in lettere e filosofia non credo si presenti come letterato o filosofo. Magari un giorno, potrebbe lavorare in una casa editrice, fare il copy in un’agenzia di comunicazione o diventare uno scrittore di successo; personalmente dubito fortemente che possa pensare alla creazione dell’ordine professionale dei filosofi.

Per tali ragioni credo che lo stesso ragionamento possa essere fatto anche per i sociologi. Un mercato del lavoro che si presenta alquanto ostico ritengo sia da imputare ad altri fattori e non alla mancanza di un ordine; la qualifica professionale è un passo successivo, che si dovrebbe maturare durante gli anni universitari e andrebbe concretizzato semplicemente lavorando.

Un buon motivo per non avere l’albo dei sociologi – Ad aprile di quest’anno, uscì un bando del comune di Bellante (Teramo), dove venivano richiesti dei laureati in sociologia che però dovevano essere anche iscritti all’apposito albo. La notizia balzò alle cronache perché l’albo dei sociologi non esiste, quindi era stato scritto un bando di concorso al quale nessuno avrebbe potuto partecipare. Che cosa sarebbe successo se fosse esistito l’albo? Per partecipare al concorso, dopo la laurea, avrei dovuto fare un periodo di tirocinio, dopo il tirocinio l’esame e poi avrei avuto accesso all’ordine professionale; tutto questo comportando un dispendio di tempo e di soldi (senza dimenticare che ogni anno avrei dovuto versare la quota annuale per mantenere l’iscrizione). Intanto non avrei potuto partecipare al concorso, né avrei potuto concorrere ad altri bandi ad hoc per sociologi, perché impegnato a perdere tempo con il tirocinio (tutt’altro che una cosa sbrigativa in pochi giorni e con qualche ora settimanale) .

Detto tutto ciò, per quale motivo ci sarebbe bisogno di creare un nuova casta?

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