Oltre la finestra
6 Giugno Giu 2012 1516 06 giugno 2012

La Città come Specchio della Paura

La Città come specchio della Paura
Insonne vago per casa come uno zombie, mi ripeto che l’insonnia è un “segno” positivo della mia vitalità un rifiuto della morte, che il sonno è un anticipo di morte, uno strumento che la natura nella sua benignità ci dona per prepararci al sonno perpetuo. Sono le quattro del mattino, già un pallido chiarore comincia a filtrare dalle persiane della mia vecchia casa, sono allo stesso tempo esausto ed eccitato. Spaesato mi guardo attorno, la Bibbia, la mia vecchia Bibbia, quella che mi ha accompagnato dall’infanzia e poi sino ad ora in tutti i miei viaggi è lì sul tavolo al suo solito posto. La apro, quasi in modo meccanico, un pochetto mi vergogno di questo modo di accostarmi a lei, ma so che saprà perdonarmi l’irriverenza. Comincio a leggere, è uno dei miei brani preferiti, il capitolo 6 del Libro di Giosuè, la presa di Gerico.
“Ora Gerico era sbarrata e sprangata davanti agli Israeliti; nessuno usciva né entrava”, la Città è sbarrata e sprangata, due sinonimi che reciprocamente si rafforzano, due parolette che rendono il clima di paura, di sospensione della vita. Le Città sono come le cellule di un corpo vivono attraverso lo scambio, mediante l’entrare ed uscire coltivano la propria esistenza, se una Città cessa di avere relazioni di scambio e si rinchiude in sé allora cessa di essere un nodo relazionale e si abbandona alla propria morte, al proprio deperire tragico si affida.
Jim Morrison in una sua poesia nella raccolta The Lords and the New Creatures sostiene che la Città è sempre circolare qualunque sia la sua pianta. La Gerico del Libro di Giosuè è circolare almeno questa appare essere la sua rappresentazione; infatti il Popolo Nuovo, il Popolo che Rompe la Vecchia Creazione attorno ad essa descrive una processione per sette giorni, una liturgia guerriera che il settimo giorno conoscerà il suo apice … Sette come i Giorni della Creazione. Mi abbandono all’Immaginazione, non alla fantasia, ma all’Immaginazione Simbolica ed ai residui di studi di Judaica, la Conta dell’Omer che va da Pesach a Shavuoth (cioè da Pasqua a Pentecoste) è di quarantanove giorni, cioè sette per sette, la Menorah che ardeva nel Mishkan è composta da sette lampade. Gli Ebrei hanno vagato nel deserto per quaranta anni, tempo di attesa e di purificazione dai residui della Schiavitù nel Vecchio Mondo. La schiavitù ti si appiccica addosso, ti entra nel pensiero, Steven Biko martire della lotta sud-africana contro l’Apartheid scrisse che “l’oppressore è in primo luogo nella testa dell’oppresso”. Ora dopo quaranta anni coloro che conobbero la schiavitù son morti nel deserto, la lunga peregrinazione, il lungo viaggio nomadico, ha radicalmente rinnovato il Popolo rendendolo così non solo simbolicamente ma strutturalmente Nuovo, cifra radicale della Novità, sacramento profondo della Nuova Creazione.
Vedo i barconi arrivare carichi di una disperazione antica, vedo i Centri di Identificazione ed Espulsione, moderni lager “democratici” in cui giovani corpi di donne e uomini vengono rinchiusi sino a diciotto mesi senza altra colpa che la disperazione, l’angoscia di una condizione umana inaccettabile nei loro paesi di origine, vedo le puttane nelle periferie industriali contendersi i clienti, vedo ragazzi bellissimi prostituirsi sul web, tutti provenienti dal Sud del Mondo, dai paesi della fame e dell’angoscia, vedo i corpi mineralizzati di coloro che paiono esser nati solo per riempire le statistiche della Fame e della Morte, vedo la Grande Megalopoli Planetaria, la Babilonia la Grande dell’Apocalisse di Giovanni, chiudersi e rinchiudersi, sprangarsi con l’acciaio del filo spinato. Odo nella brezza del mattino le parole dell’odio della disintegrazione sociale della reificazione.
Gli occhi mi bruciano infuocati ed arrossati dall’insonnia come dalla desolazione umana che sulle mura della Moderna Gerico si oppone alla Novità, alla Nuova Creazione che avanza tra mille contraddizioni strisciando fuori dagli slums post-industriali, scavalcando le montagne dall’Afghanistan all’Anatolia e poi i Carpazi e poi il Mare e poi dal deserto … Certo mi inquietano, certo anche io, in questo vagheggiare all’estreme propaggini della notte, sono spaventato da questi figli dell’angoscia che con violenza battono alle nostre porte già squassate dalla crisi strutturale della nostra civiltà … sugli spalti di Gerico viveva una prostituta di nome Raab, ella accolse gli esploratori di Giosuè. Una puttana accoglie gli emissari della Nuova Creazione, una donna di mercimonio, uno di quegli spettri di lemuria che vive ai margini estremi sulle mura che non ha diritto alla centralità dei Palazzi d’Oro e Marmo dei lucenti templi …ella sola si salverà.

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