Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
6 Giugno Giu 2012 1648 06 giugno 2012

La guerra dei nomi

Nessuno ne parla apertamente e quando se ne parla, si finge che sia un argomento come un altro: frasi buttate lì, tanto per dire, futili chiacchere da bar fra donne incinte.
La verità è ben diversa, è guerra aperta e si combatte in ogni dove: nelle corsie dei reparti maternità, all’anagrafe, in chiesa durante i Battesimi, anche fra le mura domestiche.
Ormai da anni la battaglia dei nomi si combatte silenziosa ma inesorabile a colpi di affilati fiocchi-nascita.
Una volta non ti potevi sbagliare, se volevi essere trasgressivo, ti bastava buttarti su un nome Made in USA tipo Kevin o Micheal per lui, o Samatha o Jessica, per lei.
Una volta, ma ora è tutta un’altra storia, il nome non è solo un nome, è diventato uno status symbol, una marca da indossare.
A un nome oggi non basta essere solo bello, deve dire chi sei e deve dirlo molto chiaramente.
Tutti i bellissimi nomi della nostra tradizione sembrano infatti non interessare più, non vanno più, non stupiscono, non piacciono insomma.

In un mondo in cui conta solo apparire anche il nome non si può trascurare, lo sanno bene i famosi, i radical chic, i tamarri, gli alternativi…lo sanno tutti.
Il problema è che, gusto mio per carità, siamo arrivati velocemente a una situazione insostenibile. Alcuni futuri genitori sono così impegnati nella ricerca dell’originalità a tutti i costi che spesso prendono delle decisioni…ecco, diciamo, affrettate.
In classe di mio figlio ci sono bambini con nomi al limite dell’impronunciabile…
Che poi una volta certe cose non te le aspettavi dagli aristocratici. Dico questo perché vorrei spezzare una lancia in favore del pupone (Totti): perché Chanel è tamarro e Oceano invece è originalissimo? Su che base?
Non è che se Chanel avesse fatto Elkann di cognome tutti l’avrebbero trovata la bambina con il nome più sofisticato sulla faccia della terra?
Perché vogliamo parlare di Nathan Falco?
Non è colpa nostra però, le mode si fanno strada subdolamente, è impossibile resistere e alla fine ci cadiamo tutti. Forse inconsciamente i genitori chiamano i bambini con nomi speciali, come fanno i personaggi famosi, per dare loro una chance in più di essere speciali, non so.
Scrive una che ha chiamato i figli Leonardo ed Emma che comunque non sono proprio Maria e Giuseppe.
Toglietemi una curiosità, ma perché a Ignazio La Russa piacciono gli indiani?
In tempi non sospetti ha chiamato i suoi figli: Geronimo, Cochise e Apache…


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