Il marchese del Grillo
6 Giugno Giu 2012 1548 06 giugno 2012

La storia di chi ha deciso di abbandonare il Movimento 5 Stelle

Incontro Luca a Milano, un caffè al bar della metropolitana. Il suo è un nome di fantasia, mi ha chiesto di rimanere anonimo. Ha 20 anni e studia Scienze Politiche. La storia è quella di chi ha deciso di abbandonare il Movimento 5 Stelle dopo pochi mesi di attivismo a Vimercate, dalle parti Monza. Era la primavera del 2011, pochi mesi alle amministrative.

Anche allora, come oggi, amministrava una Giunta di centrosinistra che aveva fatto delle scelte sbagliate nell’ambito dell’edilizia. C’erano molti appartamenti sfitti ma si stava lavorando alla costruzione di nuovi quartieri.

Per questo che hai deciso di diventare un attivista?

Non solo, per chi fa il mio percorso di studi dare il proprio contributo è un dovere. Non volevo essere etichettato con marchi di partito, il Movimento 5 Stelle sembrava qualcosa di diverso da come abbiamo immaginato la politica fino ad oggi.

Se ti avessero voluto mettere un’etichetta te l’avrebbero messa lo stesso…

Sarei risultato antipartitico, forse. Mi sembrava un rischio diverso.

In quanti eravate alle riunioni?

In tanti per essere la prima lista civica a cinque stelle di Vimercate. Solo l’età media era piuttosto alta, c’erano pochi giovani. Non avevamo una sede quindi ci incontravamo a casa di un militante.

E per entrare a far parte della lista? Ci sono stati dei dissidi all’interno del gruppo?

No, nessun dissidio. Eravamo tutti d’accordo a far sì che nella lista ci fossero solo i fondatori del Movimento 5 Stelle, io non ero tra loro. Non ho nemmeno pensato di candidarmi. Abbiamo sostenuto lealmente Francesco Sartini, il nostro candidato sindaco, uno che ci mandava email anche alle quattro del mattino. Si è speso molto per la campagna elettorale.

E poi?

Abbiamo preso l’8% ed eletto un consigliere.

Un ottimo risultato

Decisamente…

E allora perché con queste premesse hai deciso di lasciare?

Perché anche il Movimento 5 Stelle rischia di fare la fine di tutti gli altri partiti: un gruppo dirigente che comanda e i militanti della base. Prendi il caso di Tavolazzi: è stato cacciato per aver organizzato una convention a Rimini con tutti i responsabili territoriali. Lo accusano di aver tentato di gerarchizzare il movimento.

Ma è contro intuitivo …

Esatto. Per il solo fatto di essere stato espulso vuol dire che c’è qualcuno più uguale degli altri che ha deciso della sua sorte.

Tra le righe si legge un chiaro riferimento a Beppe Grillo. Gli chiedo se abbia mai avuto modo di incontrarlo

Sì, una volta. L’abbiamo istruito sulle problematiche locali e lui è venuto a tenere un comizio. Ma non ha mai influito sulle nostre scelte in campagna elettorale.

Torneresti a votare per il Movimento 5 Stelle?

Soltanto a livello territoriale: conosco la passione e l’impegno di chi ne fa parte.

E a livello nazionale?

Farei più fatica. In questo momento si corre il rischio che Beppe Grillo venga percepito come l’uomo della salvezza: non ne abbiamo alcun bisogno.

Ti senti più vicino al centrodestra o al centrosinistra?

Sicuramente al centrosinistra.

Quindi sei un potenziale elettore del Pd?

No, il Pd è una delusione. Troppe teste, troppe voci: come fanno a stare nello stesso partito persone diverse come Renzi e D’Alema? Piuttosto tornerei a votare per l’Italia dei valori, ci sono molti punti in comune col Movimento 5 Stelle.

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