Signorina Frida
6 Giugno Giu 2012 1336 06 giugno 2012

Lettura vuol dire anche cura

Nel 2011 poco meno di 26 milioni di italiani dai 6 anni in su hanno dichiarato di aver letto un libro nei dodici mesi precedenti l'intervista, per motivi non strettamente scolastici e/o professionali; rispetto al 2010 i lettori di libri diminuiscono, passando dal 46,8% al 45,3% della popolazione. Le donne si confermano lettrici più assidue degli uomini: leggono un libro il 51,6% delle donne rispetto al 38,5% degli uomini; la quota più alta di lettori si riscontra tra ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 17 anni (60,5%). Avere genitori che leggono è un fattore determinante che influenza i comportamenti di lettura dei figli: leggono il 72% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 39% di quelli i cui genitori non leggono. Si legge più al nord e al centro del Paese, minore è la propensione al sud e sulle isole. In Italia, anche chi legge, legge molto poco: il 45,6% dei lettori non ha letto più di tre libri in un anno, mentre i “lettori forti”, quelli cioè che hanno letto 12 o più libri in un anno, rappresentando il 13,8% del totale. Più di un milione e 900 mila persone, tra i 6 e i 74 anni, hanno comprato libri giornali riviste, il 27,8% ha effettuato un acquisto on line; i giovani lettori che scaricano giornali riviste news da Internet è uguale al 53,9%. Nel 2011 si è speso 1,5 miliardi di euro per i libri e il 61% ha optato per il genere della narrativa e della letteratura, preferendo autori italiani.
I libri sono un ottimo strumento per stare meglio: sedersi a leggere fa bene di per sé ed è un modo di dedicare tempo a se stessi e crescere. Negli anni Trenta, lo psichiatra americano William Menninger, intuendo le potenzialità della lettura, ricorse ai libri per curare i suoi pazienti, dando il via alla cosiddetta biblioterapia: prescriveva, infatti, i libri come strumento di stimolo alla riflessione, alla conoscenza, all’approfondimento. La lettura in senso curativo poggia sul meccanismo dell’identificazione con i personaggi: trovata la nota giusta cui accordare il proprio cuore, leggere un romanzo può facilitare la comprensione di alcuni aspetti di sé e l’elaborazione di quelle paure che generano malessere. Leggere a fini terapeutici può determinare lo sviluppo di quelle capacità empatiche fondamentali nei processi di maturazione psicologica e di socializzazione individuale e collettiva. Inoltre, la complicità che il paziente/lettore sviluppa coi personaggi, lo induce ad accettare più facilmente i propri limiti, errori e conflitti, a potenziare le proprie competenze emotive e ad elaborare strategie adeguate ad affrontare i disagi della quotidianità.
Nei Paesi anglosassoni la biblioterapia viene ritenuta molto efficace per alleggerire disturbi come ansia, depressione di lieve e media entità, disturbi alimentari, crisi di panico e fobie tipiche della contemporaneità. La biblioterapia è indicata per bambini, adolescenti, adulti ed anziani e le sue applicazioni si adattano a contesti diversi, ma si riferiscono anche all’autocura, all’autoaiuto: un romanzo può essere stimolante, grazie ad analogie e richiami alla propria storia personale. Il libro diventa un “altro luogo”, dove conoscere se stessi, crescere cognitivamente, psicologicamente e socialmente nel corso di tutta la vita. Il concetto di salute, enunciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è complesso: la salute è un equilibrio tra aspetti fisici, psicologici e sociali e la biblioterapia si colloca bene all’interno di questa definizione. La lettura, dunque, può divenire un facile strumento per raggiungere serenità interiore, trovare quella leggerezza che, per dirla con Calvino, è la conquista più pesante del quotidiano. La routine ha il potere di annientare i nostri desideri, di spegnere la nostra forza di volontà, di ridurci ad un’esistenza monotona: il libro rappresenta l’ancora di salvezza, la scialuppa su cui imbarcarsi per raggiungere distanze mai pensate, luoghi imprevedibili, per conoscere un’umanità nuova, portatrice di grandi verità da fare nostre. Leggere è il nutrimento dell’anima, il cibo per la mente, il mezzo più efficace per lasciare fuori dalle nostre vite, almeno per un po’, pensieri negativi, brutte sensazioni e tutte quelle avversità che caratterizzano, più o meno, il quotidiano. Leggere non potrà essere la panacea di tutti i mali, ma può diventare un ottimo rimedio alle nostre vite frenetiche, cariche di angoscia ed inquietudine, un valido espediente alla solitudine che, a volte, schiaccia i nostri cuori… E, per una volta, abbiamo la possibilità di “curarci” senza ripiegare sui farmaci…
“Di una cosa sono convinto: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”. Kafka

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