Trenta denari
7 Giugno Giu 2012 1537 07 giugno 2012

Care Coop, il vostro business è nell’Emilia terremotata o nella speculazione finanziaria?

Da anni il mondo Coop insiste a volere entrare nei “giri che contano” della finanza nostrana. Anziché impegnarsi a sostenere il movimento cooperativo, ambiscono alla grande finanza. È il vizio nazionale: voler fare il mestiere altrui. Ma con una nota tristezza in più: nel momento in cui l’alta finanza è sepolta sotto un cumulo di macerie, i cooperatori nostrani vogliono fare le operazioni finanziarie a leva. 

Anziché salvare dalle macerie del terremoto l’economia dell’Emilia, terra d’elezione del movimento cooperativo, le Coop vogliono salvare la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti. Ma quel che è peggio è che le Coop rosse si fanno dettare gli obiettivi strategici dal manager-napoleone di turno: non della Legacoop, ma della controllata Unipol. Prima Consorte, e adesso Cimbri. 

Prima la storia di Bnl, adesso Fondiaria Sai. Di cosa sarebbe potuto succedere se la prima fosse andata in porto non si sa: sappiamo invece che una banca il gruppo Unipol ce l’aveva, e ce l’ha ancora: Unipol banca. Ed è stata gestita piuttosto male. Dei soldi messi nella filiera Finsoe-Holmo-Unipol, alle Coop è rimasto poco: ai prezzi di mercato, il 51% di Unipol vale circa 200 milioni. Ma sui bilanci le Coop scrivono 1,8 miliardi: dai valori sociali ai valori contabili.

Se tutto fila come previsto, le Coop dovranno mettere 300 milioni dentro Finsoe - la holding con cui possiedono il 51% di Unipol. Quest’ultima ha bisogno di 1 miliardo per sostenere l’operazione FonSai, e dunque sulle Coop ricade un impegno di circa 500 milioni. Da dove arriveranno gli altri 200 milioni? Debiti. Problemino: l’universo delle Coop che controllano Unipol ha già debiti per oltre 400 milioni. 

Ora se il management di Unipol ritiene di doversi lanciare nel salvataggio di Unipol, perché le Coop usano i soldi della cooperazione per fare finanza spinta? La storia della Fondazione Mps, che si è giocata tutto il suo patrimonio continuando a buttare soldi dentro l’omonima banca, non ha evidentemente insegnato nulla. Pensassero a Modena, a Ferrara, a Mantova, all’Emilia agricola e industriale messa in ginocchio dal terremoto, anziché occuparsi dell’ingegnere di Paternò, pensando di fare affari (si fa per dire) con Mediobanca.

Twitter: @lorenzodilena

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