THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
7 Giugno Giu 2012 0853 07 giugno 2012

Le vacche e gli after-eight

Ho dormito 5 ore scarse. Ieri sera mi ero ripromessa di andare a letto presto. Poi ho iniziato a scrivervi. Ma il sistema è andato in tilt e così il mio post sulle vacche delle Dolomiti. Allora sono andata a dormire, non poco frustrata. Ma non riuscivo a prender sonno. Stamani poi la sveglia ha suonato all'alba per due telefonate importanti di lavoro. Sono andata al bar a parlar d'affari. Perché casa mia è invasa e le telefonate importanti non puoi mica farle con il cartone animato che canta, in sottofondo, "Ni Hao-Ni Hao-Ni Hao", o con Little Miss Vaiola che ti urla "Io ti uccidooooooo". Partirei male. Col piede sbagliato. Una che deve essere uccisa, mica l'assumeresti tu, no? Un investimento troppo a breve periodo. E quindi, al bar. Sono già al secondo caffé. Ecco guarda, è appena arrivato il mio vicino di banco. Sì, c'è un tizio che ormai vedo tutti i giorni e che come me lavora da qua. Avrà una cinquantina d'anni. Ci siamo conosciuti perché oltre a prediligere entrambi lo stesso posto (sgabello-vetrina), ogni tanto gli chiedo consigli per scrivere correttamente in inglese.

Ad ogni modo, sì, ieri sera vi avevo scritto un post bellissimo sulle vacche delle Dolomiti. Ero partita con gli after-eight, quella cioccolata-misto-menta-orribilmente-anni-80 che mia madre e mio marito si stavano trangugiando, mentre io, asociale, diversa, li guardavo con disgusto. Sono sempre stata un po' quella strana nella mia famiglia. Tanto per cominciare l'unica femmina di casa e quindi super coccolata da tutti i grandi, ammazzata di botte dal fratello, amici del fratello, cugini e chi più ne ha, più ne metta. Ero un po' quella pazza, testona, sempre felice, pessimo carattere, la pecora nera della famiglia in parole povere. Ero sempre ripresa e non mancavano mai i riferimenti alla mia follia, vaghezza, testardaggine soprattutto. Eppure, oggi, tutti si confidano con me, soprattutto si fidano di me, e si fanno riunire in strani eventi che organizzo pur di riassemblare la famiglia dispersa tra il Sudafrica, la Spagna, Milano e Firenze. Lontani ma vicini, diversi ma uguali. La mia famiglia è un controsenso, uno splendido controsenso.

Fatto sta che un giorno, siccome loro sono tutti camminatori, alpinisti, sciatori e Dei-scesi-in-terra, hanno deciso di trasmettermi questa loro abilità portandomi in montagna a veder le mucche nella stalla in cima alla vetta, tipo che io avevo 8 anni e ho dovuto camminare 8 km in salita. E poi ti chiedono "certo Allegra sei l'unica che resta indietro e che proprio non riesce a camminare" E te credo, sono uno scricciolo di 8 anni e 20 chili e tu mi fai fare le cose che fate voi, grandi, alti come i vatussi. Insomma, arriviamo alla stalla di Heidi e le mucche sono tutte là dentro, in fila. Per mia inenarrabile sfortuna, a concludere il bel quadretto c'è persino il pastore che le sta mungendo. E secondo voi cosa fa il pastore appena vede una bambina con i capelli neri, l'edelweiss, sdentata, sorridente e con gli occhi furbetti? "Ti piace il latte eh? Apri la bocca, ziu can". E io "Eeeeehhhh?". La mamma: " Voleva dire, apri la bocca, tesoro". Allora "Aaaaahhhhhhh" apro la bocca. E lui, seduto con quelle poppe schifose delle vacche in mano, a venti metri da me, mi spara latte appena munto ancora caldo dritto dritto in bocca. Ma il poveretto, non conoscendo il mio odio innaturale per il latte, fa la cosa sbagliata. E così io, per sottrarmi all'inganno, mi scanso e nel farlo finisco dentro lo scolo degli escrementi delle vacche. Per favore non ridete perché questa scena così dolororsa, ce l'ho ancora nella mente e nel cuore. Che schifo il latte, caldo, delle poppe calde delle vacche calde e puzzolenti, che schifo la cacca puzzolente delle vacche puzzolenti, ma soprattutto l'orrore di esser gettata ancora vestita nell'abbeveratoio ghiacciato delle mucche pur di eliminare il tanfo tremendo che emanavo. Ecco, sono di nuovo la pecora nera della famiglia. La combina guai. E per un mese non si parlava d'altro. Anzi, ancora oggi durante qualche bella cena, c'è chi ancora osa ricordare la patetica storiella. Ma voi, dimenticate eh questo racconto delle vacche, ok? Vacche? Quali vacche? Ecco così, bravi. Ricordatemi, piuttosto, come quella che si è pomiciata Tom.

Pompei 1939, mio nonno e Umberto

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