Sic et simpliciter
7 Giugno Giu 2012 1731 07 giugno 2012

Zombie futuristi e coerenza finiana


L'ultimo di Fini possiamo definirlo, senza paura di smentita, l'annus horribilis. Il cerchio magico dell'ancora presidente della Camera – già scarno il 14 dicembre 2010, quando tentò di giustiziare il Cav. - nel corso dei mesi ha perso pezzi. Le continue defezioni di “pentiti”, che ingranando velocemente la retromacia sono tornati nel calderone Pdl, e la cattiva gestione da parte di Bocchino (o la mancata gestione di Fini), hanno fatto scivolare Fli a un consenso che oscilla ad oggi tra il 2 e il 3%.

Il de profundis per i finiani è suonato quando Pier-tentenna (al secolo Pierferdinando Casini), salendo sul suo personale predellino, ha annunciato l'azzeramento dei vertici Udc, all'indomani della débacle terzopolista alle amministrative di maggio, in favore del nuovo Partito della Nazione. E a Fini è venuta l'orticaria: “basta co 'sti predellini, già ci son cascato una volta”, avrà pensato. «Fli non si scioglie e non si scioglierà», hanno dichiarato i suoi fedelissimi urbi et orbi (anche perchè la scissione dell'atomo, si sa, non è ancora possibile).

Chi di spada ferisce di spada perisce: il povero Fini, dopo aver mollato Berlusconi puntandogli contro il dito indice, è stato a sua volta scaricato (con molta più eleganza) da Casini. Dal giorno dell'“abbandono” la base finiana, se non per qualche sporadico cinguettio di Briguglio e Granata, si è trincerata in un silenzio tombale, attendendo con impazienza la (mai arrivata) discesa in campo di Montezemolo.

Ma ieri la svolta: l'annuncio del Pdl di voler mettere in atto la riforma semipresidenziale alla francese ha fatto uscire Fini dal letargo che per l'occasione è tornato ad essere di destra per un giorno. «Fli sosterrà convintamente gli emendamnti presentati al Senato dal Pdl», ha fatto dire al fido Bocchino, ricollocando a destra anche Futuro e Libertà. Semplice coerenza rispetto alle battaglie di sempre o paura di rimanere sempre più isolato?

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