Il Bureau
8 Giugno Giu 2012 1542 08 giugno 2012

Disillusioni da calciofilo

di Alberto Gioffreda

Birre, tv e giardino. Il rito, collettivo con gli amici o in coppia con tuo padre, è pronto per ripetersi. Come ogni due anni. Quando si ripresenta l’appuntamento con la nazionale, Mondiali o Europei che siano. La dose di placebo che serve durante l’astinenza da campionato. Uomini attenti davanti allo schermo. Madri, sorelle, ragazze e amiche che parlottano. Chi ti guarda con l’espressione: “Che italiano medio(cre)”. Chi tenta un coinvolgimento: “Ma era fuorigioco?” oppure “Ma c’è Totti?”, o ancora: “Chi è quello che sta entrando (o uscendo)?”. Quest’ultima domanda solitamente spunta quando si palesa un calciatore interessante non per le sue doti tecniche. (Il ricordo più recente è all’ultimo mondiale, all’inquadratura in primo piano di Roque Santa Cruz durante Italia-Paraguay).

Questi Europei in Polonia e Ucraina seguiranno lo stesso copione, per tutti. I tribunali non fanno perdere consenso ai politici, figuriamoci al calcio. Perché la fede, quella politica, magari con il tempo la cambi. Prima sei un rivoluzionario-idealista, poi diventi un moderato e a sessant’anni un conservatore. La fede nel calcio, nella tua squadra della domenica e nell’Italia, no. Ti prende da bambino, per eredità paterna, di zii o cugini più grandi, e te la porti dietro. Finché morte non vi separi. Più del matrimonio. Il divorzio è istituto contemplato in rarissimi casi.

Ma proprio perché ti ruba uno spazio dell’infanzia, quando vedi il tuo giocattolo rotto, c’è qualcosa che ti disturba. Vedi calciatori in manette e pensi che lo sapevi che non era un bel mondo ma almeno le squadre e i giocatori che contano credevi fossero immuni. Magari non intelligenti o verginelle, ma lontano dai giochetti. Poi però c’è il capitano della Nazionale, Buffon, che forse scommette o forse compra solo rolex. Anche qui niente di nuovo: lo aveva ammesso tre anni fa che scommetteva. Ma se sei anche recidivo, allora no. Non posso seguirti. Non è una questione di attaccamento patriottico, di boicottaggio o di essere indignati. Hai un bambino, gli hai detto che lo portavi al parco per divertiti e invece lo hai lasciato a casa davanti alla consolle. Non si fa. Dopo 27 anni di onorata fedeltà, ti vien da dire: “Se Buffon è coinvolto, non seguo più il calcio per i prossimi dieci anni”. Aggiungici le stragi di cani e forse la peggior selezione azzurra della storia, ed è fatta. Lasci la palla, per questa partita ci possono giocare gli altri. Ma almeno una birra con gli altri, davanti alla tv? Si, no, non lo so. E’ giugno. Si potrebbe anche andare al mare.

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