Giovani europei
8 Giugno Giu 2012 1600 08 giugno 2012

Il popolo Greco vuole restare in Europa, quello tedesco no...

Secondo un sondaggio Ipsos, il 70% dei greci vuole rimanere nell’area euro contro il 50% (analogo in Italia) dei tedeschi che invece vorrebbero farne a meno.
Il sondaggio ci rivelare una tendenza interessante. Il paese che gode di più dei benefici della moneta unica è molto più diffidente del paese che subisce forti pressione economiche nel tentativo di restarci.
Perché la Germania, o meglio, molti tedeschi sono diffidenti?
Tutti sappiamo che il mercato unico ha aperto le porte all’esportazione tedesche ( circa il 70% delle loro merci viaggia in Europa), hanno imposto una politica che tende a tenere bassa l’inflazione a causa di uno spettro che si aggira ancora in Germania e che trae le proprie origini dalla Repubblica di Weimar. Ha impedito alla Bce di stampare moneta, e tempo addietro violò il Maastricht senza ricevere alcuna sanzione.
Si potrebbe dire che l'opinione pubblica tedesca è poco attenta.

Dall’altra parte c’è un paese che ha truccato i propri conti, non ha fatto nulla contro la corruzione interna, ha aumentato il proprio debito, e si è ritrovata costretta ad accettare una riduzione della propria sovranità e un politica economica rigidissima. Eppure vuole rimanere nell’Euro.
Un altro dato che ci può aiutare a comprendere la situazione ci viene dato da questo grafico:

Si nota come quasi tutti i paesi tendono a etichettare se stessi come i più corrotti( terza colonna).
Ma il dato più curioso riguarda il Most Hardworking( chi lavora di più). La Grecia è l’unica nazione, insieme alla Germania, a definirsi la più laboriosa.
Secondo i dati Ocse, effettivamente un lavoratore greco accumula più ore di lavoro rispetto all’analogo lavoratore tedesco:

Paesi Bassi - 1377
Germania - 1419
Irlanda - 1664
Francia - (dati mancanti )
UK - 1647
Portogallo - 1714
Italia - 1778
Polonia - 1939
Grecia – 2109

Ma nonostante questo è molto meno produttivo. Il problema dunque non risiede nella quantità delle ore, ma riguarda una fattore molto più sottile che comprende l’organizzazione del lavoro, la burocrazia, l’amministrazione, gli investimenti mirati, la valorizzazione e l’aggiornamento dei lavoratori; in altre parole, il problema è politico.

La differenza sta proprio lì. Mentre nei paesi gestiti bene c’è una certa diffidenza nei confronti delle istituzione estere, considerate inadempienti e meno capacità, nei paesi dissestati economicamente serpeggia una forte diffidenza verso la politica interna, causa dei problemi attuali,. Si tende ad avere più fiducia nei confronti dell’istituzione comunitaria, considerate meno corrotte e più efficienti.
Questa tendenza era presente pure in Italia poco tempo fa, ma negli ultimi periodi è andata riducendosi ,poiché, dopo l’odiata riforma delle pensioni, l’imminente riforma del lavoro, i tagli alla spesa pubblica, i cittadini italiani si sono resi conto che la situazione non è migliorata, e iniziano a chiedersi quando ancora dovranno sopportare questo peso prima che l’Europa sia soddisfatta e inizi a fare ciò che deve.

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