Oltre la finestra
8 Giugno Giu 2012 1439 08 giugno 2012

Post-Moderno come Tempo Critico

Post-Moderno come Tempo Critico
Il nostro Tempo così denso di fatica, così arduo e riottoso alla decifrazione di sé, si caratterizza, meglio, si costituisce attraverso una Dipendenza/Frattura rispetto al Tempo che lo ha preceduto. Quella particella “Post” è la Chiave di tutta la nostra angoscia; essa impedisce la Costituzione dell’Identità in termini positivi. Noi siamo ciò che viene “dopo la Modernità”, ci conosciamo e ci ri-conosciamo non per ciò che siamo, che ci è come impossibile dire ciò che siamo, ma per ciò che fummo. Vi è, dunque, nella nostra temporalità una “tentazione recessiva” sia a livello interpretativo sia a livello operativo. Nel linguaggio teologico la tentazione è una sfida lanciata da qualcuno a qualcun altro. La disfida che ci viene lanciata dal Passato è sintetizzabile così: interpretare e praticare il Post-Moderno come se fosse Neo-Moderno, alla luce quindi delle categorie lineari e vettoriali, ad esempio la categoria del Progresso, a cui si collega l’idea della Crescita Illimitata sul piano quantitativo; od ancora la categoria dell’Essere Umano, astrazione di matrice Aristotelica ed Universalistica, o la Lotta di Classe quale motore della Storia, in un tempo che è dominato dall’emersione problematica dell’Individuo che afferisce se stesso ad un Progetto o ad una Galassia di Progetti, anche fortemente contrastanti fra loro, e non si consegna ad una determinazione Identitaria.
La “Crisi della Politica” che diviene dominio dell’Economia sulla Realtà (ma è ancora lecito filosoficamente utilizzare il concetto di Realtà come entità indipendente?) non ci denuncia semplicemente un Processo di imputridimento di un Modello bensì più radicalmente l’inadeguatezza culturale di una Classe Dirigente e della Cittadinanza che quel Ceto ha espresso.
È vana fatica , è dannosa fatica, tentare di rimediare al fallimento strutturale di un Universo Generale di Senso e di Verità mediante la sua “ricapitalizzazione”, mi si scusi l’espressione bancaria; occorre al contrario prendere atto del default non solo dei Grandi Contenitori Ideologici del Novecento e della Modernità, così magistralmente ed icasticamente profetizzati da Nietzsche nel disumano/trans-umano grido “Dio è Morto”, ma immergervisi dentro, in una sorta di Battesimo. T. Altizer ne “Il Vangelo dell’Ateismo Cristiano” scrive: “Così il Folle di Nietzsche, annunciando la Morte di Dio mostra una terra che non è più ancorata al suo sole …”. Una Terra disancorata dal Punto Fisso che dunque procede e caracolla in ogni direzione simultaneamente, un procedere nella Notte Abissale costruendo di volta in volta Mappe sempre in fieri, mai concluse; un Essere sulla Terra che emerge attraverso Progetti Aperti che non pretendono né voglio Spiegare il Mondo ma piuttosto porsi quali zattere di fortuna per Naufragi alla Deriva nell’Abisso.
La Post-Modernità vuole la Crisi, che nella sua matrice grecista indica “la condizione dello scegliere”, noi, cioè, siamo continuamente chiamati ad operare delle Scelte in una condizione di estrema ed assoluta ambiguità. Scelte che una volta compiute diverranno irreversibili e che mai avranno quale suggello la certezza. Costruire, dunque, un esser-Ci Politico ed un Progetto di Emersione Locale/Globale dell’Essere Politico significa/indica immergersi nel “luogo del pericolo”, nella dimensione estrema della radicale incertezza assumendosene totalmente ed irreversibilmente la Responsabilità.
Il Sole, il Dio, dell’Essere Politico fu ed è lo Stato, Hegel pensò lo Stato come costruzione Spirituale Suprema, ma nella Temporalità Critica del Post-Moderno lo Stato è il Moloch putrescente che divora le nostre esistenze di acqua e vento, le nostre sempre e comunque fragili derive esistenziali. I Processi drammatici che tutti noi stiamo vivendo e subendo altro non sono che i miasmi dell’Imputridire del Gran Cadavere Insepolto del Moloch Stato. Chi ha cuore Repubblicano si faccia allora Bruto e Cassio, si faccia cioè uccisore del Dio-Stato e suo seppellitore. È questo il tempo proficuo dell’esser-Ci Libertario. Un Nuovo Soggetto emerge nel dolore e nello stress del parto, un soggetto Post-Ideologico e Post- Rivoluzionario: l’Uomo in Rivolta alla Camus, che procede per fratture risolutive e per aggregazioni provvisorie quanto precarie entro cui costruisce la felicità possibile e l’orizzonte possibile. L’Anti-Politica potrebbe, se saprà farsi Post-Politica, essere il primo scomposto vagito di un neonato oppure essere l’ultimo rantolo di un vecchio agonizzante.

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