32 febbraio
8 Giugno Giu 2012 1619 08 giugno 2012

Se il Pd tenta di diventare normale

Giornata di Direzione Nazionale per il Pd. Questa mattina, presso la sede del "Nazareno", Pierluigi Bersani ha aperto i giochi dell'assemblea provando a togliersi di dosso un po' di quel grigiume che lo accompagna praticamente da sempre. E qualche genio della comunicazione ha pensato di rappresentarlo in scala di grigi in una delle ultime campagne mediatiche del partito.

Tre i punti su cui si è incentrata la relazione del segretario: legge elettorale, patto per l'Italia e primarie.

Pierluigi si è candidato alla guida del paese. Però, sarà a causa dei malumori sempre più diffusi tra i dirigenti del partito, ha comunque convocato le primarie.

Se Pd farà primarie, oltre a Renzi bisogna ringraziare chi in questi giorni ha avuto coraggio di chiederle (per esempio, Civati-Gozi-Concia)

— Claudio Cerasa (@claudiocerasa) Giugno 8, 2012

I "Rottamatori", ritrovata l'unione, proporranno il loro candidato. Renzi? Forse. Difficile, comunque, vedere una Serracchiani o Civati.
Saranno primarie di coalizione (quale coalizione?), e adesso si attende la mossa di Vendola. Forse, sulla carta, il più serio sfidante di Bersani.
Secondo lo stesso Cerasa

A caldo: con primarie di partito, Bersani sarebbe stato favorito su Renzi; con quelle aperte Vendola indirettamente potrebbe favorire Renzi

— Claudio Cerasa (@claudiocerasa) Giugno 8, 2012

Adinolfi, però, esprime dubbi sulla candidatura di Vendola

Bersani può perdere queste primarie solo contro Renzi o Vendola. Vendola non si candiderà e Bersani già lo sa. Dai Matteo, spariglia.

— Mario Adinolfi (@marioadinolfi) Giugno 8, 2012

Lo stesso Presidente della Regione Puglia sembra prendere bene il discorso di Bersani

Le parole di oggi di Bersani danno fiato e ossigeno: sono molto importanti, c'è il riconoscimento che non bastano... fb.me/22ZWlKXEx

— Nichi Vendola (@NichiVendola) Giugno 8, 2012

Di Pietro plaude, ma non manca la polemica

"Abbiamo assistito in questi giorni al mercato delle vacche. A questo punto dica Bersani se l'alleanza la vuole fare oppure no"

Il segretario Pd gli aveva rivolto, giusto qualche ora prima, queste frasi

"Chiedo rispetto reciproco. Veda un po' se vuole insultarci ogni giorno e se vuole mancare di rispetto alle istituzioni della Repubblica o vuole fare l'accordo con noi. Le due cose insieme non stanno"

Incisive, stranamente, le parole di Bersani sulla legge elettorale

Per intervenire su quella faglia, su quella frattura bisogna cominciare dalla legge elettorale. Adesso basta. Districhiamo il nodo che si è avviluppato fra riforma elettorale e costituzionale. Il Semipresidenzialismo non è la nostra opzione. Noi siamo per un sistema parlamentare riformato, semplificato e rafforzato, per un ruolo forte del Governo e per una preziosa funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica. Naturalmente il semipresidenzialismo è una posizione legittima, ma non è comunque percorribile in questo scorcio di legislatura. Lo stesso PDL nei suoi emendamenti riconosce l’esigenza di leggi di attuazione non banali (a cominciare ad esempio dal conflitto d’interesse) e che non potrebbero essere lasciate fra le varie ed eventuali. E per favore, non si mostri di voler proseguire l’iter o far finta di proseguirlo con qualche voto a maggioranza. In una situazione come quella in cui siamo sarebbe ridicolo. Abbiamo detto più volte e lo ripetiamo che per noi la prossima sarà una legislatura costituente. Siamo pronti a prenderci impegni su questo anche trovando assieme le vie ed eventualmente gli strumenti per formalizzare questo impegno. La legge elettorale sia quindi liberata da ogni condizionamento. Lo ripetiamo per noi (e non solo per noi!) il doppio turno di collegio ha una sua rinnovata attualità, dal punto di vista della percezione dei cittadini, della chiarezza politica, del contributo che può dare in termini di composizione e quindi di governabilità (questione che sta emergendo acutamente). Il doppio turno non è come è ovvio necessariamente connesso agli assetti costituzionali. Questa è la nostra proposta, che ribadiamo, sperando che si comprenda che non è per noi (noi avremmo più sicuri vantaggi da altre soluzioni) ma è per l’Italia. Detto questo, noi non aggiungiamo: o è così o ci teniamo il porcellum. Se qualcuno di noi lo pensasse (e non lo credo) dovrebbe avere la bontà di dichiararlo. Non possiamo permetterci che ad ogni passo di mediazione parta l’accusa di volerci vendere l’anima. Io ribadisco il no al porcellum che considero una causa principe del distacco dei cittadini e che non ha consentito la governabilità. Considero peraltro che i tempi ormai sono molto molto stretti.

Alfano ha detto: tre settimane! Gli rispondo: bene, tre settimane e si decide se c’è l’accordo o no e lo si decide all’aperto. I nostri paletti concettuali sono chiari:
1) basta liste bloccate. Per noi la strada maestra sono i collegi.
2) massima attenzione alla governabilità e quindi alla possibilità dei cittadini di pronunciarsi utilmente sull’indirizzo di governo. Ai primi di luglio dobbiamo sapere con ragionevole certezza la soluzione. Chiedo quindi mandato alla Direzione per metterci al lavoro da domani con le altre forze politiche.

E poi la proposta per le alleanze. Una sorta di "Progressisti e Democratici di tutta Italia, unitevi!"

E’ una proposta che propongo di avanzare non solo ai Partiti di un centrosinistra di Governo ma ad Associazioni, Movimenti, Liste Civiche, Sindaci e Amministratori, Singole personalità che si riconoscono nel campo democratico e progressista. Un Patto, e cioè una Carta di intenti PER LA RICOSTRUZIONE E IL CAMBIAMENTO che delinei una idea di Paese alternativa alle pulsioni regressive e populiste a cui l’Italia e l’Europa sono esposte. Una carta di intenti in cui possano riconoscersi le chiavi essenziali del nostro progetto (la legislatura costituente e la riforma delle istituzioni e della politica; il lavoro e la conoscenza, la loro centralità; l’equità, il civismo, la legalità).
Una carta di intenti che significhi per tutti una forte assunzione di responsabilità verso il Paese, verso la sua salvezza e le sue esigenze di cambiamento e di riforma e verso le speranze della nuova generazione. Quindi un passaggio non formale ma sostanziale che seguiremo assieme già dai prossimi giorni.


E' un partito che sta cercando di intraprendere la strada verso la "normalità"? Forse.

Ma non bastano i proclami. Servono i fatti. Stavolta più che mai. Perchè è questione di indole, di identità: il Pd, alla prima occasione, quasi come attratto da un'oscura forza ritenterà la "sbandata". Per andare fuori strada. E per perdere le elezioni. Serve bravura per buttare alle ortiche un risultato elettorale che sembra già scritto. I mezzi e le persone per farlo, e lo sappiamo, non mancano.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook