Sic et simpliciter
9 Giugno Giu 2012 1335 09 giugno 2012

Obama, in campagna elettorale, striglia l'Europa

Barack Obama, per la seconda volta in pochi giorni, torna a parlare dell'Europa, in particolare di Italia e Spagna. Prima lo zuccherino: «Questi paesi hanno fatto importanti riforme strutturali come ad esempio fisco e mercato del lavoro». Subito dopo arriva lo schiaffo: «Taglia, taglia e taglia il tasso di disoccupazione cresce sempre di più, la gente spende meno e diventerà sempre più difficile per i governi fare le riforme».

Elementare, ovvio, praticamente lapalissiano. Come mai per il nostro governo, formato di fior di economisti, non è altrettanto scontato?
Per Obama priorità assoluta è stabilizzare il sistema finanziario iniettando capitali nelle banche, lavorare subito sulla crescita e solo successivamente elaborare strategie volte al rientro del debito pubblico.

E intanto le nostre stelle europee stanno a guardare, anzi a parlare: la Merkel è stringata: «Ci vuole un'unione politica»; Monti lo è altrettanto: «Bisogna rafforzare la zona euro»; Holland, con un briciolo di senso pratico, risponde: «Piano splendido per il futuro, ma per la crisi di oggi ci vuole una mossa urgente».
Insomma frasi vuote, prive di anima, prive di energia costruttiva.

E allora è giusto che Obama provi a darci la sveglia, anche se i suoi consigli non sono del tutto disinteressati. È già da tempo in campagna elettorale e poi, per sua stessa ammissione, l'Europa è il partner commerciale americano e «le sue difficoltà le scontiamo noi per primi».
Basterà questo “rimprovero” del presidente americano a far riemergere lo spirito europeo che sembra addormentato?

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