Bestie e Sovrani
10 Giugno Giu 2012 2209 10 giugno 2012

Filosofi e Filosofie per tutti.

“Chi non conosce la geometria, stia a casa propria”. Così l’accademia di Platone selezionava i suoi allievi, e quanto si doveva sudare per comprendere il mito della caverna, o la struttura politica della Repubblica. Dal Liceo aristotelico, fino all’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, la filosofia è sempre stata una pratica tecnica che avvicinava a sé solo coloro che, davvero, potevano sopportare una dura e complessa istruzione.

“Chi non conosce il web, stia a casa propria”. Oggi titolerebbe una nuova accademia di filosofia con vocazione sincera, ed in effetti, questa accademia esiste, ed è in giro insieme a noi. Radio, televisioni, blog e portali sono diventati un’estensione delle università, hanno globalizzato la filosofia, e l’hanno resa disponibile a tutti. L’era della filosofia da bottega è finita, e siamo definitivamente immersi in un tutto filosofico: con le sue conseguenti derive – chiunque si sente un po’ filosofo alla domenica sera, proprio come con la nascita del varietà si era tutti dei cabarettisti.

“Chi non conosce Wittgenstein, stia a casa propria”. E di questa esplosione positiva della filosofia massmediatica Zettel, programma di Rai Educational condotto da Maurizio Ferraris, con Achille Varzi e Mario De Caro, è espressione. Zettel – “pizzino” in tedesco – come un libro di Wittgenstein che, pace all’anima sua, probabilmente avrebbe poco apprezzato la filosofia diffusa come il rotocalco, diventa il simbolo di una nuova generazione di filosofi costretti, non più, a fare i conti soltanto con riviste e convegni, ma con la divulgazione del loro pensiero: insomma, a dare alla filosofia quello che è in fondo il suo significato originale – una pratica per tutti.

“Chi non discerne tra ascoltatore e ascoltato, stia a casa propria”. E si diceva dei troppi filosofi, quelli che almeno così si definiscono. Una cosa che dovremmo imparare a fare, in ogni campo, è riconoscere che le cose vanno studiate, a poco a poco, con pazienza, affinché si possa fare qualcosa: insomma, la filosofia si diffonde – ma mica si innesta nei cervelli con una puntura. Per la buona divulgazione, ci vogliono buoni filosofi: laurea, dottorato, ed esperienza. Non è che sia classismo, ma onestà intellettuale. Perché non vorremo mai medici laureati in letteratura, mentre tolleriamo filosofi che si sono formati leggendo Heidegger e Derrida sulla spiaggia? Semplice, perché non rispettiamo abbastanza le discipline che chiamiamo “umanistiche”.

“Chi non è umile, stia a casa propria”. Ovvero, in un’epoca di diffusione così incisiva del pensiero filosofico, bisogna ricordarsi che i filosofi sudano per darci qualcosa – un’eredità di pensiero. Anche io da piccolo sognavo di fare il pompiere (come tanti, credo), ma la fiction “Codice Rosso” non mi ha mandato fuori di testa, su strada, a spegnere gli incendi con un idrante improvvisato (certo, esiste Manlio Sgalambro … Cucurrucucú paloma). Forse, chiedo venia, ascoltare una conferenza di Deleuze non dovrebbe portarci a spegnere i problemi filosofici con l’idrante. Si può essere appassionati di filosofia senza essere filosofi e, d’altronde, come dice Walter Bishop in Fringe, “se sapessimo già tutto che divertimento sarebbe?”.

“Chi non ha pazienza, stia a casa propria”. Questa, forse, la scritta definitiva dell’accademia contemporanea: la filosofia arriva a tutti, e con il web conosce un’esplosione paragonabile, non a caso, solo a quella della scrittura profetizzata dal Derrida della Grammatologia. Ma se si vuol fare filosofia, oltre che provarne passione, dentro l’accademica si deve entrare per non rischiare, un giorno non troppo lontano che, la filosofia tanto amata, si dissolva in una pratica tutta chiacchiere, decostruzione, e distintivo in cui parlare del proprio essere filosofi diventi più importante dello studio della filosofia stessa.

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