A mente fredda
10 Giugno Giu 2012 1822 10 giugno 2012

Il brutto vizio di essere italiani

In un post di qualche tempo fa ho stigmatizzato un brutto vizio che caratterizza troppo spesso impiegati e commessi americani, ovvero la tendenza a modificare istintivamente il proprio comportamento e i propri modi in base al colorito dell'avventore (e naturalmente più si è chiari, meglio è...). Ora però devo rendere la pariglia, perché due giorni fa sono stato protagonista io stesso di un episodio che fortunatamente si è risolto per il meglio con un mio rinsavimento tempestivo, ma che mi ha comunque fatto pensare.

In questo periodo, dovete sapere, viaggio molto tra Manhattan, dove ho una stanza, e Sleepy Hollow (proprio quella Sleepy Hollow), all'immensa villa dove ha sede il Rockefeller Archive Center. Viaggio quindi sui treni per pendolari della Metro North Railroad (MTA) che collegano il centro di New York con tutti i paesi e le cittadine sulle rive dell'Hudson. Per chi non ci avesse mai viaggiato, è necessario premettere che il modo di controllare i biglietti della MTA è piuttosto strano e macchinoso. I controllori, più d'uno, girano continuamente per il treno, e se il vostro biglietto è "one way" o comunque non è più utilizzabile dopo quel viaggio, non si limitano a obliterarlo: ve lo prendono proprio, e al suo posto lasciano sopra il sedile un tagliandino di carta in cui è indicata la fascia chilometrica a cui il biglietto permette di arrivare. Così, fino a che non scendete, dopo il primo controllo nessuno vi chiederà più il biglietto, perché farà fede il tagliando. La limitata lunghezza dei viaggi e la frequenza con cui i controllori passano rendono le falle di questo sistema difficili a verificarsi.

Difficili, non impossibili. Perché, appunto, due giorni fa io ero seduto all'ultimo sedile di uno scompartimento, vicino alla porta di uscita, e con me una ragazza. Arriva il controllore, che dopo aver visto i biglietti sistema i tagliandi sopra le nostre teste. Ma il treno si ferma, e lui deve uscire a controllare entrate e uscite dei passeggeri e a segnalare al macchinista il via libera per ripartire. Nella fretta, si scorda di prendere i biglietti, che restano a noi. Poi risale, ma direttamente nella carrozza successiva, dimenticandosi di prendere i biglietti che io e la ragazza accanto a me abbiamo usato.

Ed è qui che mi sono sentito italiano nel senso deteriore del termine, ché un brutto vizio che noi abbiamo troppo spesso non è tanto l'esser disonesti (ché quelli ci sono ovunque), ma il cercare di dare una giustificazione teorica, e di sostenere come pienamente ammissibile e finanche meritorio, un comportamento inqualificabile.

Mentre mi mettevo il biglietto nel taschino della camicia, intenzionato a far finta di nulla per tutto il viaggio e a riutilizzarlo in un viaggio della settimana successiva, ecco in ordine sparso i buoni motivi che mi sono venuti in mente per convincere me stesso e un ipotetico interlocutore che quello che stavo facendo era giustificabile:

  • Io sono solo un passeggero, il rispetto delle regole non dipende da me. Spettava al controllore il dovere di sincerarsi che io fossi munito di biglietto e non lo potessi utilizzare nuovamente. Se mi trovo davanti un impiegato che non fa bene il suo lavoro, il problema e non è colpa mia.
  • Addirittura, il rapporto tra me e controllore potrebbe essere visto come una competizione: se io riesco a portarmi a casa un biglietto intonso pronto per essere riutilizzato, non è che un premio a chi, tra me e lui, si è motrato più capace di ottenere un risultato. Quindi, questo biglietto me lo sono proprio guadagnato.
  • Ma poi ho obbligato io MTA a ricorrere a un sistema di controllo biglietti antidiluviano? Li facciano obliterare all'ingresso, e diano ai controllori solo la responsabilità di controllare timbro e data sui biglietti! Magari, se il numero di episodi come il mio si moltiplica, qualcuno ci penserà, e questo all'azienda farà solo bene! Alla fine i sistemi migliorano per far fronte ai problemi, io potrei quasi considerarmi come uno di quegli hacker che viene prima sfidato, e poi assunto dalle grandi aziende informatiche per mettere alla prova le loro capacità di protezione dati.
  • Naturalmente, l'ammontare della cifra che mi intascavo era ridicolo, 9$, non mando certo in rovina io l'MTA con questa miseria.
  • E poi insomma, io nella vita sono sempre stato onesto e rispettoso delle regole, e chissà quanti hanno ottenuto a mio discapito più di quanto avrebbero dovuto avere perché sono stati capaci di essere meno onesti di me. Se per una volta il mio comportamento non è inappuntabile, in fondo non faccio che riprendermi una piccola parte di quello che il mondo di furbi che mi circonda mi ha tolto.

Avrò passato 5-6 minuti a crogiolarmi in queste giustificazioni teoriche, quando il controllore ripassa, e la ragazza accanto a me lo ferma per dargli il suo biglietto. "Stavo per fermarti io, è successo lo stesso anche con me. Del resto, qualche volta può capitare!", gli dico, mentre tiro fuori il mio biglietto e glielo rendo. E di fronte a chi non ha pensato nemmeno per un momento in quanti modi si poteva far finta di giustificare un atteggiamento che oltre che disonesto era pure stupido, oltre che irrimediabilmente italiano nel profondo mi sono sentito pure un po' stronzo.

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