Il marchese del Grillo
10 Giugno Giu 2012 1456 10 giugno 2012

Sulle primarie del Pd: cui prodest, per davvero?

La sinistra in fermento fa tanta simpatia, ridona qualche buon auspicio a chi ancora conserva la forza di sperare. Qualcuno dalle parti del Nazareno si deve essere accorto che la rotta va raddrizzata, che così non può andare avanti. Che nonostante a Parma il Pd abbia “non vinto”, la sconfitta è stata bruciante. Che nelle quattro piazze principali al voto, il Pd non è riuscito a far eleggere nemmeno un sindaco. Che il modello dell’usato sicuro è stato mandato in pensione forzata, gli elettori non si accontentano più delle facce da Seconda Repubblica. E quindi via: si apra alle primarie, al confronto con Vendola, fuori Di Pietro.

E qui casca l’asino: che la dirigenza del partito sostenga Bersani è scontato. Fosse stato per loro, le primarie non si sarebbero nemmeno fatte: cui prodest? Forse a qualche bischero giovanilista e poco più. Renzi, per esempio. Quello che fino alla scorsa settimana, gli fosse passato per l’anticamera del cervello di candidarsi, avrebbe dovuto farlo fuori dal Pd, l’inviolabilità dello Statuto addotta a spauracchio. E adesso, se proprio vuole, si candidi ma non faccia troppo rumore: tanto il partito non lo sostiene. Una situazione di svantaggio apparente, il segretario davanti a tutti e l’outsider ad inseguire nella speranza che commetta qualche passo falso. Senza contare la possibile, auspicabile candidatura di terzi incomodi adesso che si sono rotte le fila.

Bersani gongola, la crema dei retroscenisti si è affannata a disegnare il ritratto della festa coi suoi dopo l’apertura alle primarie. Pregusta la vittoria, già sente il caldo abbraccio di D’Alema, Bindi, Fassino, Letta. Persino quello meno scontato di Veltroni. Tutti funzionari dell’usato sicuro, loro. Un usato talmente usato da non aver governato una singola legislatura, l’atto di nascita sancito nel 2007. Sembrano secoli. Perché la storia è cambiata, erano i tempi in cui ci si poteva accontentare. Oggi non più, l’elettore medio è furibondo. Chiede il cambiamento, lo pretende. Chi ha contrastato il Berlusconismo, arzilli sessantenni con trent’anni di politica alle spalle, non glie lo può garantire. Se Bersani può contare su uno stuolo consistente di militanti ortodossi, si ricordi che le primarie sono aperte a tutti. E tutti gli altri, forse, ex iscritti e coloro che nel Pd non vogliono metter piede, saranno più duri da convincere. La corsa è aperta.

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