Èvviva
10 Giugno Giu 2012 1450 10 giugno 2012

Valentina Vezzali, ingrassò 20 kg quando incinta, quattro mesi dopo il parto tornò a vincere

Quando ti dicono: “Mangia che il bambino ha bisogno, cosa te ne importa se ingrassi, le mamme sono tutte belle”. Quando ti spiegano che adesso è meglio che tu non pensi al lavoro, lasciali perdere. Quando ti regalano l’iscrizione al corso di yoga dolce e ti parlano di quelle lezioni di musica per “mamme in attesa” dove si fa tutti insieme “patapim patapum” tenendosi per mano. Quando ti portano a casa dolcetti macrobiotici che sanno di intonaco e ti indicano nelle vetrine pigiamoni di felpa con cani bassotti giganti chiedendoti: “Ti piace, non è delizioso?”. Quando va così è il momento di ricordarsi del Cobra.

Il Cobra quando è rimasta incinta è ingrassata venti chili. A Natale mangiava lasagne e tortelli fatti a mano dalla mamma. Venti chili, in totale settantatrè: da sentirsi male al pensiero. Il 9 giugno ha partorito Pietro, diciotto giorni dopo ha ricominciato a combattere. Grassa, certo. In quattro mesi li ha persi tutti e venti mangiando anche un gelato ogni sera. Niente barrette né beveroni schifosi: dieta a zona, non più di cinque ore fra un pasto e l’altro, 40 per cento di carboidrati, 30 di proteine e 30 di grassi, gelato compreso. Dopo quattro mesi è ritornata in pedana e ha vinto.

Campionessa del mondo, di nuovo. La migliore di tutte ancora. È stato a Lipsia: aveva al collo una tartarughina di Pietro come portafortuna e negli occhi quella luce lì. La stessa di tutta la vita, una luce che taglia. Ha fatto le stesse capriole che fa sempre, si è rotolata e ha urlato, pazza di gioia e di adrenalina ancora in circolo. Un attimo dopo, con la visiera alzata, ha telefonto a casa: come sta Pietro? Valentina Vezzali non è una donna dell’altro mondo, è una ragazza che dice anche frasi qualunque: “Fare un bambino è la cosa più bella che mi sia mai capitata”, “A mio figlio ci penso sempre”, “A una certa età le donne hanno proprio bisogno di un figlio”, “Non è importante quanto ci sto ma come ci sto”. Sì, d’accordo. Poi però le altre si lasciano sopraffare: stanno ferme un anno, rinunciano alle gare. Lei no: lei anche mamma. Mamma insieme al resto, mamma senza perdere niente della vita che corre e che brucia, che non è vero che si ferma in quel momento lì, che ti riduce prima a un contenitore senza forma e poi a un distributore di cibo a comando: no, la vita accelera con un bambino in braccio. Si illumina, si accende di senso, si moltiplica e sposta l’orizzonte lontanissimo. Bisogna solo governare la corsa. Essere allenati e attrezzati a farlo, questo sì. “Io non mollo, noi non molliamo: noi andiamo diritto”.

(Concita De Gregorio, Una madre lo sa, Milano, Mondadori, 2006).

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