Darwin sognava pecore digitali
10 Giugno Giu 2012 1114 10 giugno 2012

Volunia, Marchiori e Riccardo Luna: nel vortice degli errori

Massimo Marchiori ha lasciato la direzione tecnica del progetto Volunia e l’ha fatto comunicandolo attraverso una lettera pubblicata da Repubblica, Wired, Che Futuro, che ha ormai girato tutte le lande del web. Una lettera che, di fatto, ha spiegato i motivi di questa dipartita, sua e dell’attuale progetto in modo un po’ sconclusionato, prendendo però una posizione netta. Non è colpa sua. Marchiori ha raccontato il preambolo e l’entusiasmo impiegato giorno e notte, con dispendio di energie e sacrifici, nel creare qualcosa che a suo dire doveva essere “nuovo”, diverso da Google, un metalivello di informazioni che utilizzava le info dei livelli sottostanti, una sorta di “metamaps” e non un motore di ricerca “particolare”. Fino a questo punto nulla da obiettare, nonostante l’aspetto comunicativo e di marketing, decisamente mal riuscito. Verso la fine dello scritto però il buon Marchiori perde la bussola, scagliandosi contro un fantomatico Amministratore Delegato, che molto probabilmente esiste pure, ma scaricando la patata bollente e il suo team senza indugi spiegando di esser stato costretto ad abdicare. Ecco un estratto.

Mollare ora, proprio ora, non avrebbe molto senso. Specie dopo aver sacrificato anni della mia vita in condizioni lavorative estreme, eliminando o quasi il mio tempo libero, sacrificando famiglia e relazioni personali, vacanze e salute. Dopo tutto questo lavoro, pur con le traversie note, ci siamo, il progetto è pronto a partire, le fondamenta della casa sono state costruite, e può cominciare l’avventura, la vera sfida. Io ci credo ancora: come ho già detto moltre altre volte, il progetto complessivo per come è nella mia mente è molto più vasto di quello che si è visto finora, la Volunia attuale ne è solo una piccola parte, siamo solo all’inizio.
E allora, perché lascio Volunia? Il motivo è un altro: lascio la direzione tecnica di Volunia perché qualcun altro vuole farla al posto mio. Vuole poter decidere tutto, senza di me. E si è quindi sostituito alla mia posizione, intimandomi di farmi da parte. Di fronte a questo io sono rimasto esterrefatto. Qualcuno ha pensato che dopo tutti questi anni, lavoro e sacrifici, l’infrastruttura del progetto è pronta a partire, ora ci si può sostituire a chi ha ideato e creato questo progetto.

L’uscita infelice del professore ha decisamente fatto riflettere, e arrabbiare, la comunità di startuppers italiani, suscitando reazioni a pioggia sui blog e sui media sociali come per esempio il gruppo Facebook: Italian Startup Scene. A scatenare ancor più la comunità startupposa è stato il fatidico post di Riccardo Luna sulla “cultura del fallimento”. Un argomento molto italiano, che diventa retorica, secondo Luna, nel momento in cui non si applica ai casi concreti, come quello di Marchiori a Volunia per l’appunto. Scrive Luna:

In questi anni in cui ho partecipato forse a centinaia di eventi di innovazione ogni volta ci diciamo la solita cosa, ovvero che uno dei segreti della Silicon Valley è la cultura del fallimento, il premiare chi ci prova e sbaglia e riparte, rispetto a chi non fa nulla. Mentre da noi chi sbaglia è perduto. Appunto. Massimo ha provato e ha sbagliato. Non ha rubato. Non ha ingannato nessuno. Ha provato a fare una cosa utile per tutti e ha sbagliato.

Quello che scrive Luna nella prima parte, col suo proverbiale ottimismo, è sacrosanto, celebrato e osannato a centinaia di incontri e conferenze, recentemente pure dal Ministro Passera. E' verso la fine che Luna, con troppa facilità, liquida la storia e giustifica Marchiori con il richiamo alla "cultura del fallimento". Marchiori non ha certo rubato e non ha ingannato nessuno, però ha lasciato (forzatamente a suo dire) la nave che affonda facendo molto rumore mediatico. Di fallimenti del genere, con rissa interna e scarica barile ufficiale, purtroppo ce ne sono molti in giro e non necessariamente con questa cassa di risonanza. Questa non è tanto una lezione da “cultura del fallimento”. La lezione in questo caso è comportamentale. Io credo nella buona fede e nella conoscenza di Marchiori, la malparata è comunicativa, una pessima uscita sintomo di problemi organizzativi, incomprensioni nella squadra e di tanti dubbi nel progetto. La cultura del “fallisco, imparo con umiltà e con consapevolezza vado avanti”, è un comportamento e un’attitudine da analizzare, che non dipende solo ed esclusivamente da caratteristiche sociali e nazionalpopolari ma anche da inclinazioni e caratteri individuali. Merchiori si è defilato con poca umiltà e ha fatto una pessima uscita, di contro però, era probabilmente arrivato al limite della sopportazione di una situazione insostenibile.

Lasciando perdere i problemi tecnici e di prodotto relativi alla grafica e alla funzionalità del progetto, decisamente scadenti, le domande che io mi pongo sono diverse. Questioni che riguardano, in primis il team di lavoro e i rapporti interni (burrascosi), in secondo luogo la comunicazione che si è data di quel prodotto (nebulosa).

Più che cultura del fallimento io parlerei di mancata cultura di squadra. Una leadership chiara e sicura, ruoli ben delineati ma soprattutto rispetto per le persone e collaborazione tra tutti i partecipanti. Forse è mancato uno di questi aspetti, oppure tutti assieme, resta il fatto che il cuore di una start-up è il team, sono le persone che ci lavorano. La fiducia e il rispetto per le qualità e per la professionalità di ciascuno sono alla base di un’organizzazione stabile in divenire, elementi vitali. Mettere in discussione un membro del team, soprattutto quello che dovrebbe essere il leader, diventa potenzialmente distruttivo, a prescindere che sia un influente A.D., la maggioranza del team oppure lo stesso Marchiori che si auto esclude.

Il progetto ha avuto aspettative e attenzioni mediatiche troppo elevate. Il prodotto Volunia non è stato comunicato per quello che effettivamente era, molto probabilmente l’idea di Marchiori è stata ridimensionata ed è cambiata negli ultimi mesi. Le idee erano poco chiare, ma soprattutto esposte su tutti i canali: video, interviste alla televisione, presentazione accademica e post su post in tutti i blog del settore. Una comunicazione errata del prodotto, che ha contribuito a mitizzarlo, come un “motore di ricerca alternativo”, “sociale”, all’interno di una sfida Davide contro Golia che sempre affascina i media mainstream.

Marchiori potrebbe aver scritto come controffensiva. Due sono in questo caso le conseguenze: la prima è che il buon Volunia venga seppellito con la dipartita di Marchiori. La seconda è che rinasca come l’araba fenice, magari con altro nome e diversi obbiettivi. Forse la lettera incriminata non è solamente un lavarsi le mani di fronte all’imminente catastrofe (causata o indotta), ma anche frutto di un’oculata strategia del matematico per “epurare” il suo/suoi nemici della cricca voluniana, per poi ritornare in grande spolvero alla guida del “suo” progetto. Non mi sorprenderebbe, nella lettera d’altronde si accanisce con persone, non col progetto, senza escludere un ritorno.


La vicenda, con questi presupposti potrebbe far naufragare il progetto e spostarsi nelle aule giudiziarie. L’italianata in questo a questo punto avrebbe raggiunto il suo culmine. Marchiori ha sicuramente sbagliato dal lato comunicativo e probabilmente nel rapporto interno con il team. Anche da questo episodio è possibile imparare qualcosa: il prodotto deve trovare un mercato, essere ben delineato e "raccontato bene"; pazienza e responsabilità sono virtù da coltivare, lavoro di squadra e correttezza pure.

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