Cittadinanzattiva (2.0)
11 Giugno Giu 2012 0834 11 giugno 2012

Mare Negato: Una Spiaggia Libera Per Tutti a Napoli

20 Km di costa e neanche una spiaggia pubblica. Napoli, nel 2012, si presenta così rispetto ad altre realtà europee dove le città di mare hanno uno spazio balneabile.

La questione è quella del "bene comune", il mare e la spiaggia come l'acqua, l'aria, la terra (oltre che in era digitale, internet) sono un bene comune di cui, però, il cittadino napoletano non ha mai usufruito (tranne qualche impavido, a rischio e pericolo di salute, in aree dichiarate non balneabili).

Andare a mare a Napoli significa non godersi il mare della propria città e potersi prendere il sole in strutture balneari, a pagamento. Andare a mare a Napoli, significa solo sentire l'odore del mare e ricordarsi il grado di inquinamento (non solo per le spiagge sporche ma anche per la presenza di idrocarburi policiclici aromatici ed altri sottoprodotti dell'attività industriale nell'area di Bagnoli).

Sono pochi gli spicchi di sabbia dove poter andare (Mappatella Beach - Via Caracciolo - Via Partenope) però l'acqua, anche se l'Arpac dichiara non sia inquinata ed inquinante non ha un aspetto limpido causa presenza di schiume e rifiuti galleggianti.

Scatta la campagna UNA SPIAGGIA PER TUTTI con slogan

"IL 2% DEI NAPOLETANI POSSIEDE UN’IMBARCAZIONE
IL 98% DEI NAPOLETANI POSSIEDE UN COSTUME DA BAGNO"

La campagna, partita da crica due mesi, sta raccogliendo le 10.000 firme che necessitato per l'atto deliberativo affinchè poi si possa andare verso il referendum consuntivo.

La campagna referendaria sensibilizza i due fronti: cittadini ed istituzioni.

I primi, per fargli notare che esistono 2,5 km di spiaggia negata da Nisida a La Pietra-Dazio (linea di confine con Pozzuoli) che potrebbe essere balneabile, e aperta a tutti libero con accesso, una volta bonificata l'area, e i secondi, le istituzioni, sulla speculazione e deturpazione per fini non turistici e non ambientali che da sempre si sono impossessati di un'area ricca di potenzialità e sviluppo per il territorio ma soprattutto per il quartiere, con questa metodologia politica, sempre negata sia ai residenti che ai cittadini napoletani degli altri quartieri che ai turisti.

Bisogna sottolineare che una parte della pista ciclabile in progettazione comprende proprio l'area bagnolese.

L'effettiva e concreta bonifica in concomitanza dell'apertura ai ciclisti di una corsia dedicata significherebbe ridare smalto ad un vecchio quadro, restaurare la vecchia fotografia che è impressa da decenni nell'immaginario collettivo. Bagnoli e la fabbrica dell'Italsider, oggi, struttura fantasma, scheletri residui ancora da abbattere che continuano a deturpare il paesaggio coperti dalla ruggine del tempo e dallo sventamentro dei loro interni.

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