Marco Fattorini
Million Dollar Play
11 Giugno Giu 2012 1323 11 giugno 2012

Nadal entra nella storia mentre Djokovic spacca le racchette

Sarà pure un pallettaro, la solita macchina da guerra che spara missili da fondocampo finchè l'avversario non molla la presa. Un "topo gigante" (cit. Fiorello) tutto muscoli che punta sulla resistenza fisica, evitando volentieri le discese a rete. Sarà tutto questo e anche molto altro, Rafael Nadal. Ma il caso vuole che con la vittoria del Roland Garros il maiorchino centri il suo settimo trionfo a Parigi (di cui il primo ottenuto a 18 anni) stracciando il record del signor Bjorn Borg.

Con la coppa alzata al Philippe Chatrier, Nadal mette in bacheca il cinquantesimo trofeo della sua carriera e il trentaseiesimo sulla terra rossa, numeri che lo dichiarano il più forte del mondo, almeno su questa superficie. Ma anche il più in forma del momento, visto che nelle due settimane parigine Rafa ha trottato a ritmi trionfali, concedendo pochissimi game agli avversari ed un solo set, questo sì, al numero uno del mondo Novak Djokovic.

Il serbo assopigliatutto è in difficoltà. Torna dalla Francia con un secondo posto e, pur migliorando la prestazione dello scorso anno quando uscì in semifinale per mano di Federer, deve chiudere un borsone pieno di caos e domande. Quelle che contrassegnano un periodo di alti e bassi, di forma mentis altalenante e di rischi tali da non fargli giocare il suo miglior tennis, lo stesso con cui si è divorato pure Nadal.

E' un periodo di blackout mentali, come quello nella finale di Roma, quando ha gettato alle ortiche il primo set, aprendo la strada alla rimonta vincente di Nadal. Sulla terra del Roland Garros, invece, il serbo ha alternato affanno a grandi rimonte (Seppi e Tsonga), ma non è mai riuscito ad esprimersi al top. Nella finalona ha cominciato a giocare tardi, esibendo un mix di confusione e rabbia che lo hanno portato a imprecare e a rompere la racchetta in ben due occasioni, davanti ad uno stizzito pubblico francese. Nel secondo caso ha pure schiantato la sua Head contro la panchina, un po' come il Mc Enroe dei tempi migliori, salvo poi scusarsi con gli spettatori.

Eppure il Nole che conosciamo è fisica e chimica. Grande tecnica e tenuta invidiabile, accompagnate da una solidità mentale che gli ha consentito di approdare in cima al ranking mondiale. La stessa che è mancata a Parigi, ma che, ci auguriamo, possa tornare molto presto. Perché Nadal è questa cosa qui, bella o brutta che sia (il giudizio ai teorici del tennis). E' la macchina da guerra vista al Roland Garros con una fame di vittorie ancora lontanissima dall'esser soddisfatta.

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