Èvviva
11 Giugno Giu 2012 0839 11 giugno 2012

Nessuno è perfetto. Fatevene una ragione. E vivrete meglio.

E così, eccoci alla fine del concorso (non del blog: ci tengo a dirlo). Qualcuna l’ha definito un manuale di auto aiuto, qualcun altro ha detto che le donne descritte qua dentro sono nevrotiche, isteriche, che hanno subìto la maternità come una violenza, che donne così non dovrebbero fare figli, perché faranno loro del male. Qualcuno ha detto che le donne sono le peggiori nemiche di se stesse, che siamo sempre in competizione tra noi. Altri hanno solo detto che serviva uno spazio così, un posto che non fosse un forum né un sito per sole donne, in cui parlare semplicemente di temi su cui spesso (troppo spesso) cala un assordante silenzio e si sono raccontati, uomini e donne. Mi ha stupita la partecipazione: ho ancora un sacco storie da raccontare, finite nella mia casella di posta elettronica, inviate da uomini e donne che desideravano solo raccontare.
Quando ho scelto questo tema ho pensato che era coraggioso, ma perdente. Che la gente non ha voglia di leggere roba triste, che si insinua sotto la pelle, che non ha voglia di leggere cosa sente una quando è depressa e scoprire che si può essere depresse anche se si vive quello che comunemente è definito uno dei momenti più belli della propria vita: diventare mamme. E invece passavano i giorni e mi arrivavano le prime mail: “non smettere, ti prego”, e poi “appena ho un po’ di tempo, tra una poppata e l’altra, ti racconto la mia storia”. Perché magari la gente non vuole leggere ma c’è, per fortuna, ancora chi vuole raccontare. A tutti, grazie, di cuore, comunque vada. È stato bello, coinvolgente.
Certo, se il messaggio che è passato è che le mamme sono tutte vittime vi sbagliate. Non è quello che penso. Ci sono le mamme che mettono al mondo figli spinte dal più bieco egoismo, per esempio, quelle che una volta sfornati gli esserini li appioppano ad altri (nonne, babysitter, scuole fino al pomeriggio tardi) e si perdono il meglio, delegando in modo sbagliato. E quelle orribili mamme che vogliono i figli perfetti, che quando i figli hanno quattro anni si chiedono come farli diventare direttori di orchestra o atleti finissimi. Quelle che li vestono di bianco perché fa tendenza e poi impediscono loro di giocare per terra sporcandosi come tutti i bambini dovrebbero fare per sorridere di gusto. Quelle che crescono i bambini e li educano ai peggiori valori, facendone un giorno pessimi mariti. La più grande responsabilità femminile è che molte di noi hanno trasformato la maternità in un fatto talmente nostro e solo nostro che poi ci credono così tanto da educare figli mostri, e uomini pessimi.
E questi uomini, che sono stati educati da altre donne e che ci ritroviamo accanto perché li abbiamo scelti, è proprio vero che non possono cambiare mai? E se cercassimo di educarli alle piccole cose, senza voler fare di loro dei mariti e dei padri perfetti? Riconoscendo semplicemente la loro semplicità emozionale e di pensiero? Nessuna di noi ha firmato un contratto per il quale tocca a noi accompagnare sempre i bambini a scuola, né vestirli e lavarli ogni giorno. Nessuno dice che dobbiamo cucinare sempre noi, fare la spesa, occuparci di tutto ciò che c’è da fare in casa. E, sapete che vi dico? Credo che neppure i nostri uomini lo vogliano, non i più intelligenti tra loro, almeno. Perché a quale uomo può mai giovare tornare a casa dopo una giornata di lavoro e trovare una donna isterica con i capelli dritti in testa? Non sarebbe meglio coinvolgerli nelle piccole attività quotidiane (non dico lavare i pavimenti, ma un biberon a mezzanotte potranno pur darlo, no?) e lasciarli poi liberi di andare a giocarsi in santa pace una partita a calcetto con gli amici senza stare sempre là a recriminare? C’è un libro scontatissimo e banale che in due righe riporta una divertente verità, che qui dentro ci sta una bellezza: “Spesso, anzi spessissimo è nel genere femminile che si annida il germe della pesantezza (…). Si potrà attribuire questa propensione al melodramma alla sindrome premestruale, o alla profezia biblica che condanna per sempre il genere femminile alla sofferenza, alle innumerevoli fonti di stress che una donna deve sostenere, sempre forte come una roccia, eccetera, però che palle, ragazze mie, fatevelo dire! (…) E quanti cazzi! Tante volte le cose sono molto ma molto più semplici di quanto le vostre testoline fonate vogliano pensare” (C. Ferguson Barberini, Il metodo sticazzi in amore, Roma, Aliberti, 2012). Insomma, chiedeteglielo, a quegli uomini che avete scelto per mariti, di darvi una mano su cose semplici, smettete di fare le vittime e prendetevi il vostro spazio e riprendetevi la vita!
Il mestiere di genitore, sia esso una mamma o un papà, è forse il più complicato al mondo. È una sfida continua, un crescere e riscoprirsi, un essere costretti a guardare in faccia i propri limiti e a superarli con coraggio, ma anche con fragilità e debolezza, riconoscendo di essere uomini e donne, semplicemente. Tanto un genitore sbaglia sempre, qualunque cosa faccia. Non esistono mamme perfette, né papà superlativi, e neppure – soprattutto – figli perfetti. Si può vincere solo guardando in faccia tutto ciò che c’è, attraversando il mondo dei bambini e lasciandosi travolgere da un abbraccio, da una delle loro conquiste, da un bacio del buongiorno, dalle mille occupazioni in cui ti trovi assorta, nonostante la casa, il lavoro, i rapporti interpersonali e i mille impegni quotidiani. Coinvolgendo, delegando, essendo egoiste. Sì, egoiste. Perché essere mamme è una moltiplicazione di opportunità, ma anche di fatica, ma senza perdere mai di vista la propria vita, che non deve considerarsi perduta. C’è, sta là, tenetevela stretta. In un bellissimo libro, “Le bambole sono tutte carnivore”, Angela Vallvey scrive: “Fare figli è soprattutto essenziale per la vita dei figli in questione, ma arriva il giorno in cui i tuoi piccoli avranno gastrite, buoni del tesoro e amanti. Per questo, per il momento e anche dopo, pensa a te. Non dimenticare neanche che una donna, quando diventa madre, non diventa invalida (soprattutto se si può pagare un aiuto domestico) e che potrai continuare a seguire ogni genere di obiettivo, anche da mamma. Dovrai solo comprare uno zainetto per metterci dentro i sensi di colpa e portarteli comodamente a spasso”.
Prendetelo ‘sto zainetto, allora, e mettetevelo sulle spalle. E se in quel momento vostro marito sta facendo colazione e vostro figlio si fa cacca addosso, fingete di avere un improvviso impegno fuori casa e mollateli tutti e due lì, con un bel bacio sulla bocca a tutti e due. Male che vada, troverete il pargolo ancora sporco di pupù, se invece va bene sarà pulito alla bell’e meglio, non come avreste fatto voi, ma pulito. Se vi va benissimo e se vostro marito avrà temuto di morire soffocato, avrà persino lavato la mutandina del figlio con il sapone. E voi vi sarete liberate per un po’. Nessuno è perfetto, tesori belli, neppure voi, fatevene una ragione. Vivrete meglio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook