Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
11 Giugno Giu 2012 2014 11 giugno 2012

Tempo di regali, una lezione da impartire

Se vuoi ammirare il paradiso, semplicemente guardati attorno e ammiralo. Qualsiasi cosa tu voglia fare, falla… Willy Wonka

Se c’è una cosa di cui andiamo fieri, una cosa su cui siamo davvero inflessibili con i nostri figli, è la ferrea linea educativa che abbiamo scelto a proposito dei regali.

Crediamo fermamente nel valore educativo del dono che il bambino deve ottenere solo in rare e selezionatissime occasioni e solo per celebrare un suo successo e non certo come mero strumento di scambio per convincerlo a compiere il suo dovere.
È davvero spregevole tentare di comprare i favori di un figlio che dovrebbe invece da subito capire che per ottenere qualcosa è necessario sempre e prima di tutto obbedire in silenzio e rispettosamente.
Giammai al fanciullo sarà consentito chiedere, pretendere o, peggio ancora, accettare di compiere il suo dovere se mosso solo dalla promessa di ricevere un premio dal genitore, egli dovrà invece piegarsi agli ordini e gioire pieno di stupore di fronte al dono ricevuto, qualsiasi esso sia.

Mi sono ripromessa di essere sincera in questo blog, mi limiterò a tacere laddove non me la sentirò di espormi ma non posso e non voglio non fare outing su questo argomento perché proprio su questo in particolare mi sento più vulnerabile e necessito di assoluzione da parte vostra.
Oggi la mia bambina ha ricevuto questa cosa qui sotto, questa carrozzina “a grandezza naturale”, che nemmeno lei sa bene come gestire. Certo dovessi avere un altro figlio siamo già a posto.

Per carità, devo spezzare una lancia a favore di mio marito: oggi per Emma è stata una giornata particolare fra visite mediche e vaccinazioni quindi indubbiamente si meritava un premietto ma ammetto che quando ho aperto la porta e mi sono vista davanti uno scatolone di un metro e mezzo, sono esplosa in una fragorosa risata.
Dietro alla scatola un po’ afflosciata per la pioggia si intravedeva mio marito fradicio e affranto. Anche lui in cuor suo sapeva di aver fatto il passo più lungo della gamba.
Perché non resistiamo? Perché ci facciamo sempre prendere la mano?
Con il tempo stiamo migliorando ma siamo ancora anni luce dal nostro ideale di comportamento.
In teoria sono bravissima, come sempre, in pratica una pivella.
Per me entrare in un negozio di giocattoli è un’esperienza mistica, catartica, è come tornare bambina, come entrare nella fabbrica di cioccolato di Willy Wonka dopo aver trovato un biglietto d’oro, è come essere portata in giro dagli Umpa lumpa.
E l’odore delle bambole? Ne vogliamo parlare? Quel profumo di biscotti appena sfornati, di miele, di fiori, quell’odore che in un attimo è come tornare indietro di vent’anni.
Chi sono in fondo io per porre dei limiti alla loro voglia di giocare? Non dovrei forse fare il possibile per aiutarli ad esprimersi attraverso il gioco?
Proprio ora, in tempo di crisi, io cado come una pera matura e resto intrappolata nella tagliola del consumismo, vergogna!
Che poi, aggravante aggiuntiva, non sono nemmeno loro a chiedermeli, molte volte sono direttamente io che mi infilo nei negozi di giocattoli alla ricerca di qualcosa per…e qui veniamo al punto, perché ruota tutto intorno a quel per. Per cosa frugo gli scaffali con lo sguardo? Per cosa leggo tutti gli impronunciabili nomi dei Ben 10 di mio figlio? Per cosa scappo dall’ufficio ogni giorno?
Per quella faccina che fanno quando ti vedono quando si apre la porta, per quello sguardo che brilla, per quel momento nel negozio in cui cerchi qualcosa per renderli ancora più felici, perché vorresti bastasse un regalo per essere sicura di non vederli mai smettere di sorridere, perché vorresti davvero fosse possibile comprare la felicità per potergliela regalare tutta ed essere sicura che non li abbandoni mai, perchè quegli occhi ti ripagano di tutto...perchè non vedi l'ora che tua figlia scopra la Barbie per avere una scusa per giocarci di nuovo.

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