Signorina Frida
11 Giugno Giu 2012 0647 11 giugno 2012

Un Paese neutrale con le armi in tasca

Il 24 marzo 2011 mi sono trasferita, per motivi di lavoro, in Svizzera, a Zurigo, per la precisione, e ho scoperto un Paese che, per molti versi, assomiglia al paradiso.
La prima cosa che mi ha molto colpita è stata la lavanderia comune che caratterizza la vita condominiale e scandisce i ritmi individuali: ogni palazzo ne ha una, fornita di lavatrice, asciugatrice, zona dove stendere i panni e tabella, il cosiddetto ”waschplan”, dove ogni condomino, contrassegnato da un numero, prenota il proprio lavaggio da una determinata ora ad un’altra, dal lunedì al sabato; la domenica non è consentito lavare, per garantire riposo e silenzio agli inquilini. Sorprendente è il rispetto degli orari e della propria biancheria stesa: nessuno si permetterebbe mai di appropriarsi di cose non sue.
La lavatrice comune è un modo per favorire il risparmio e di luce e di acqua, ma influisce notevolmente sui ritmi personali: ammetto, non essendo abituata, di aver avuto qualche difficoltà ad adattarmi a queste modalità di lavaggio e di essere stata costretta, alle volte, ad interrompere una passeggiata per “onorare” il mio tempo a disposizione…
Zurigo è una città servita da autobus elettrici e da tram, mezzi che non inquinano e rendono l’aria particolarmente pulita e respirabile: molti mezzi pubblici non sono facilmente accessibili a portatori di disabilità o a mamme con passeggini al seguito, ma ciò non rappresenta un limite: c’è sempre qualcuno, spesso anche più di uno, pronto ad aiutare chi ha difficoltà a salire o scendere. Questi mezzi pubblici sono forniti di display che visualizzano orari delle coincidenze, tempi relativi alle fermate successive, dispenser di giornali “ free press” e piccoli contenitori dove buttare l’immondizia: il rispetto dell’ambiente è un chiodo fisso.
In Svizzera, è il caso di dirlo, non si butta via nulla: forte è la tendenza a riciclare i regali, soprattutto per i bambini, senza che si alzi un grido soffocato di sdegno; facile trovare lungo le strade oggetti di ogni genere, come lampade mobili e suppellettili varie, che recano la scritta “free”: si ha, dunque, la possibilità di arredare casa economizzando al massimo.
I bambini possono andare tranquillamente in giro da soli, indossando una cintura catarifrangente per garantire loro la massima sicurezza, soprattutto mentre attraversano la strada: sulle strisce pedonali, gialle e ben visibili, a differenza di quelle italiane, il pedone ha sempre, e dico sempre, la precedenza.
In questa, che è una delle città più ricche e care del mondo, ci sono ovunque parchi verdi dove i bimbi, anche i più piccoli, possono giocare serenamente e vivere a contatto con la natura: spazi con la sabbia, fiori, alberi e piccoli animali come uccellini e farfalle; mentre le grandi banche fanno affari, i piccoli vivono la propria infanzia su un altro pianeta.
Ogni abitazione si riserva un piccolo o grande spazio per la cura dei tulipani e delle orchidee: il clima favorisce, evidentemente, l’esistenza di questi fiori bellissimi e colorati, che rendono tutto ancor più “edenico”. Non c’è fiume, che sia il Limmat o il Reno, che non vanti spiaggette raggiungibili a piedi, papere, che sguazzano qua e là per la gioia di grandi e piccini, percorsi alberati con piantine ovunque.
Molto diffuso l’uso della bicicletta e dei monopattini, persino da parte degli adulti, per raggiungere posti anche lontani e godere, al contempo, di una natura che padroneggia in ogni dove ed è rispettata in maniera quasi maniacale. Sono rimasta stupefatta nel vedere bimbi piccoli, due o tre anni al massimo, andare su biciclette di legno prive di pedali e rigorosamente con il casco protettivo.
La città di Zurigo vuole mantenere a tutti i costi il primato di città verde, ecosostenibile e pulita favorendo l’uso dei mezzi pubblici e disincentivando il ricorso della macchina, obiettivo che sta cercando di conseguire aumentando notevolmente il costo dei parcheggi a pagamento.
Altra tappa del mio peregrinare è stata Basilea, una cittadina meno ricca e più alla mano di Zurigo, per certi versi più umana. Anche qui non mancano ordine e pulizia, tram e bus ecologici che servono capillarmente la città e il Reno, lungo cui tutto si è sviluppato, favorendo un connubio paesaggistico armonioso tra il vecchio e il nuovo. Non mancano parchi con molto verde e giochi per bambini, percorsi alberati, piste ciclabili e un centro storico, tra l’altro molto caratteristico, accessibile solo ai pedoni. Passeggiando lungofiume in una calda domenica di primavera, ho avuto il piacere di scorgere gente sulle sponde del Reno a chiacchierare, bere vino e leggere sotto il tiepido sole di aprile.
Gli svizzeri non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa, essendo un Paese con quattro lingue ufficiali quali il tedesco, il francese, l’italiano, il romancio ed essendoci cantoni cattolici e protestanti. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali: federalismo, democrazia diretta, neutralità (mantenuta dal 1674), geografia (Alpi) e in parte sull'orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa. Fa parte delle Nazioni Unite dal 2002, dell’AESL, del Consiglio Europeo e del WTO. Qui risiedono numerose organizzazioni internazionali, in particolare a Ginevra, dove si trovano la sede della Croce Rossa e la sede europea dell’ONU.
Famosa in tutto il mondo per la sua non belligeranza, la Svizzera ha, però, una legislazione molto particolare in materia di armi da fuoco.
Halbrook, nel suo “La Svizzera nel mirino: la neutralità armata della Svizzera nella Seconda Guerra Mondiale”, racconta minuziosamente come la politica perseguita dalla milizia svizzera del fucile in ogni casa abbia scoraggiato un'invasione nazista. Un attacco tedesco avrebbe avuto costi ben più elevati in termini di perdite umane nella Wehrmacht rispetto alle facili vittorie ottenute in altri Paesi europei, i cui governi avevano limitato il diritto a portare armi prima della guerra. Diverse centinaia di migliaia, forse milioni, di svizzeri e rifugiati che trovarono asilo nel Paese elvetico, si salvarono perché ogni svizzero aveva un fucile ed era preparato a resistere.
Nel febbraio 2010, gli svizzeri hanno bocciato con il 56,3% di «no» il referendum per porre fine alla secolare tradizione dell' esercito di milizia che consente ai cittadini di tenere in casa le armi usate durante il servizio militare. E' obbligatorio servire nell'esercito di milizia. Quando uno svizzero non è più costretto a prestare servizio militare, può tenere il suo fucile (che da automatico viene convertito in semi-automatico) o la sua pistola (se ha servito come ufficiale). I dati sulle armi in circolazione sul territorio elvetico sono contrastanti, ma si parla di milioni di armi da fuoco, su una popolazione di quasi otto milioni di abitanti.
I Padri Fondatori come John Adams e Patrick Henry ammiravano moltissimo la milizia svizzera, che ispirò il Secondo Emendamento della Costituzione americana - la preferenza verso "una milizia ben organizzata" giacché “necessaria alla sicurezza di un libero Stato" e la garanzia del "diritto dei cittadini di possedere e portare armi". A XIX secolo inoltrato, l'esercito americano inviò degli osservatori in Svizzera nella speranza di emulare la cultura locale del tiro a segno.
I Fondatori americani ammiravano anche il sistema svizzero di governo decentralizzato, una confederazione in cui il governo federale detiene poteri severamente limitati e definiti e i cantoni, ancor più degli Stati americani, vantano in gran parte la potestà legislativa. I cittadini esercitano spesso la democrazia diretta, attraverso la petizione e il referendum. Il grande scienziato politico Gianfranco Miglio affermò che gli svizzeri godono "dell'ultimo, vero federalismo nel mondo", contrariamente a quello "falso e/o degenerato" della Germania o dell'America.
Non avrei mai pensato che in Svizzera si potessero custodire armi in casa in nome della legittima difesa, a dimostrazione di quanto viaggiare faccia bene all’ampliamento dei nostri orizzonti e del nostro sapere. Forse è vero il proverbio africano che dice: ”Ѐ viaggiando che si trova la saggezza”… Magari non sarò diventata saggia, ma ho certamente imparato qualcosa di nuovo.

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