Adottiamoci tanto bene
12 Giugno Giu 2012 0754 12 giugno 2012

Chiamiamola gelosia

Alla domanda su qual è il sentimento che regna in modo prevalente nella nostra famiglia la risposta esatta è “gelosia”. Una gelosia continua, profonda, ricca di sfumature che prevedono naturalmente amore, ma anche direi odio, desiderio di vedere inceneriti gli antagonisti e una straripante voglia di possesso. Come quella volta che Anna è scoppiata in un pianto inconsolabile solo perché avevo preso in braccio Vladi nella piscina e per un momento le avevo chiesto se mi aspettava alla scaletta, il tempo di far fare un’abluzione al fratello. Sembrava l’avessi sottoposta al waterboarding, tanto che a un certo punto, visti gli sguardi degli astanti, me la sono andata a riprendere per consolarla e lei per tutta risposta mi ha sputato l’acqua in faccia. A quel punto ha cominciato a strillare anche Vladi, e per evitare che mi arrestassero per disturbo della quiete pubblica me li sono dovuti caricare in braccio tutti e due e scappare come una ladra verso gli spogliatoi, cercando di mantenere la calma e dispensando ipocriti sorrisi di circostanza all’insegna del “Nessun problema, tutto sotto controllo”.

Sofia, vista l’età, è più articolata. Una sera, mentre io e mio marito li stavamo addormentando, si tira su dal letto e mi chiede: “Perché Vladi ha due coperte e io una sola?” “No amore – le rispondo – tu hai il lenzuolo e un piumino, lui invece, siccome ha un letto più piccolo e i lenzuoli per questa misura non ci sono, ha un copripiumino e un copriletto, tutto qua”. La spiegazione è stata giudicata insufficiente, per cui ho dovuto aggiungere una serie di dettagli sulla produzione di lenzuoli di diverse misure e sul fatto che spesso ci sono modi diversi per arrivare a una stessa soluzione, ma ancora non le bastava. A quel punto, esausto, interviene il papà: “ Sai perché lui ha due coperte e tu una sola? Perché a te ti vogliamo far morire di freddo e a lui no”. Tempo un secondo e Sofia ha cominciato a piangere disperata (quella per lei era l’unica spiegazione vera, altro che misure delle lenzuola). Si è calmata solo perché io, nello stesso istante, ho cominciato a ridere di vero cuore, e il papà l’ha subito rassicurata: “Ma dai, scherzavo!”.

Neanche i genitori sono immuni, anzi ritengo che la gelosia delle madri adottive sia, nel suo genere, un autentico distillato in purezza. E’ una cosa legata soprattutto al primo periodo – lo confesso con una certa riluttanza perché non ho mai amato il tipo di madre possessiva – e credo sia dovuto a un particolare genere di insicurezza che colpisce chi deve conquistarsi la maternità in modo non biologico. Hai sempre la sensazione che le altre madri siano più madri di te, e che i tuoi bambini possano trovarle migliori (non dimentico la sofferenza provocata all’inizio dal fatto che Vladi chiamasse mamma ogni persona di genere femminile gli si trovasse a tiro nel momento del bisogno). Poi però passa, e si trasforma nella consapevolezza che l’amore materno è un tramite per altri amori. L’altro pomeriggio, al parco, mentre portavo Vladi all’altalena, una bambina riccia gli si è avvicinata con curiosità. Poi si è allontanata e l’ha chiamato: “Vieniiii!!”. Lui, che in genere è attaccato a me come una cozza allo scoglio, mi ha guardato, ha guardato lei, ci ha pensato un po’ e con la manina mi ha fatto ciao, correndo da lei. Evviva, ho pensato tra me e me, sono guarita.

Leggi il post originale su www.amalteablog.com

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook