Diritti al punto
13 Giugno Giu 2012 1232 13 giugno 2012

Se Fioroni è la nuova Binetti

Fin dalla sua nascita, il Partito Democratico, ogni qualvolta ha dovuto confrontarsi sui cosiddetti "temi etici", vale a dire su ciò che in tutto il mondo viene giustamente definito sotto la voce "diritti civili", si è trovato immerso in una dialettica interna strutturata in un gioco delle parti con ruoli ben definiti.

Da una parte c'erano alcuni estremisti cattolici, in primis Paola Binetti e gli allora teo-dem (prima che molti di loro uscissero dal partito), che negavano ogni tipo di compromesso avanzato, dall'altra una minoranza laica (dal sistema dei media definita "laicista", come la mozione che sosteneva la candidatura di Ignazio Marino all'ultimo congresso) che combatteva in nome di una piattaforma laica di stampo europeo, ma da una posizione minoritaria e un po' identitaria.

In mezzo il corpaccione del partito, diviso nella sua componente di sinistra, a parole accondiscendente su questi temi, ma spesso silente e subalterno alla necessità di un compromesso tra le culture fondatrici del partito, e la componente dei cosiddetti "cattolici democratici", in primis la presidente del partito Rosy Bindi, percepiti dall'opinione pubblica come aperti su questi temi e disponibili a costruire "mediazioni alte".

Spesso però dietro la maschera delle "mediazioni alte" e dei compromessi nobili, nel silenzio subalterno del corpaccione di sinistra del partito, si nascondeva un gioco di sponda tra cattolici integralisti e cattolici democratici per porre vincoli e limitazioni alle proposte del partito tali da vanificare la portata politica laica ed il significato delle proposte stesse.

Ciò accadde in particolare nella vicenda dei DICO, in cui l'ostruzionismo della Binetti fu funzionale alla Bindi (che a parole le si contrapponeva) per porre vincoli tali al riconoscimento dei diritti dei conviventi, tali da negare in toto la dignità sociale delle coppie ed un loro riconoscimento politico in quanto tale (ricordate la famosa "raccomandata"?), e non dei meri diritti dei singoli conviventi.

Da allora ad oggi sono però mutate due tessere importanti del puzzle: da una parte i teo-dem, a partire dalla Binetti, se ne sono in gran parte andati dal partito, facendo venir meno la sponda dei cattolici integralisti del PD (e svelando in parte il vero volto di alcuni cattolici democratici); dall'altra la netta presa di posizione di Bersani ha finalmente sdoganato e dato coraggio al corpaccione di sinistra del partito affinchè potesse far valere la propria voce e il proprio peso nella discussione.

Ecco quindi che in questa dialettica, alla vigilia del voto del Comitato Diritti del PD presieduto da Rosy Bindi, che dovrà domani licenziare il documento conclusivo da far votare all'Assemblea Nazionale convocata per i primi di luglio, si affaccia l'astuto Fioroni, aprendo una polemica con Bersani sulle sue affermazioni sul riconoscimento delle coppie gay, di fatto andando ad occupare lo spazio politico lasciato libero dalla Binetti e dai transfughi teo-dem.

Ed ecco di nuovo i giornali dipingere la Bindi come l'interprete autentica della maggioranza del partito e autrice di una "mediazione alta", di un compromesso nobile in cui tutti alla fine dovranno riconoscersi. E se qualcuno si differenzierà, sarà solo magari qualche "laicista" minoritario, come Ignazio Marino, che già annuncia la presentazione di un suo disegno di legge.

Viene da chiedersi quanti abbiano letto bene il documento che domani verrà votato dal Comitato Diritti del PD e se si sia prestata l'attenzione dovuta alle virgole e agli aggettivi. Viene da domandarsi se ci sia la piena consapevolezza della necessità di un modello giuridico che preveda il riconoscimento della coppia in quanto tale, e non solo dei diritti che derivano ai singoli conviventi dalla loro condizione.

Perchè sarà che a pensar male ci si azzecca sempre, ma il rischio che dal cilindro della Bindi riemergano, magari sotto mentite spoglie, gli odiati DICO è più che concreto.

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