Il Bureau
14 Giugno Giu 2012 1037 14 giugno 2012

Danimarca - Portogallo e i figli rinnegati di mamma Rai

di Alessio Dell'Anna

LA TRAMA

Ci sono momenti in cui più di altri ti chiedi perché diavolo paghi ancora il canone, e se non lo paghi, ti chiedi perché ci sia ancora qualche sciagurato che lo faccia. Le telecronache Rai sono uno di questi. Danimarca-Portogallo non è una di quelle partite da cui ti aspetti poi tanto, ma ti rincuori sapendo che in tribuna stampa a commentare ci sono Gianni Bezzi e Vincenzo D’Amico: roba da stomaci forti. Uno spettacolo assicurato. E pensare che in Olanda-Danimarca la coppia era stata separata perché il commentatore ed ex calciatore di Latina si era perso all’aeroporto di Kiev; una specie di revival di “The Terminal". Questa volta però l’intrepido D’Amico ce la fa ed è qui con noi per non deluderci. Pronti via, sbaglia due volte il nome della Danimarca confondendolo prima con l’Olanda e poi con la Germania: inizi a pensare che sarebbe meglio devolvere una quota del canone per contribuire a curare la sua preoccupante afasia. La partita, dal canto suo, stenta a decollare, e Bezzi cerca di decodificare la situazione “Cosa pensi Vincenzo?” no, è troppo azzardato fargli domande del genere, meglio continuare a seguire il match che, contrariamente alle aspettative, sembra offrire comunque spunti interessanti. I danesi, si sa, non ci sono mai piaciuti, i portoghesi invece sì: sono gli eterni incompiuti del calcio, squadra che nel corso della sua storia è stata capace di proporre autentici geni (Figo, Ronaldo..), così come brocchi galattici che ne hanno impedito il raggiungimento di qualsiasi trofeo. Si sa che non vinceranno mai niente, ma il divertimento sta proprio nell’indovinare ogni volta fin dove arriveranno. Quando si tratta di giocare contro quegli infingardi dei danesi poi il tifo è tutto per loro. Poco importa se Cristiano Ronaldo sia detestato dalla maggior parte dell’universo calciofilo maschile, in nazionale fa quasi pena, è un agnellino spaesato in mezzo ad altri 10 connazionali che calcisticamente non parlano la sua lingua. Ma per lui questo Europeo è un’occasione imperdibile: fuori dai giochi (forse) l’acerrimo rivale Messi, è l’occasione riappropriarsi del pallone d’oro e mettere fine alle sue frustrazioni. “Forse” – spera- “poi mi faranno fare pubblicità migliori di quelle per gli shampoo antiforfora”. E invece ci pensano Pepe e Postiga a portare avanti il Portogallo. 2-0 dopo poco più di mezzora, e sorge spontanea la domanda: come cazzo ha fatto l’Olanda a perdere contro la Danimarca? I nordici però sono ossi duri. Accorciano le distanze poco prima dello scadere, e concludono in forcing prima di andare a riposo. Nel secondo tempo Ronaldo si mangia occasioni clamorose, e D’Amico torna prontamente alla carica: lo definisce annoiato, svogliato, pigro, si sfoga come può, ma poi si accorge di aver consumato il 75% delle parole del suo vocabolario e si chiude in religioso silenzio. Il tutto però dura poco, perchè la partita a metà secondo tempo si riaccende: Bendtner segna il 2-2 per la Danimarca, e il Portogallo sembra già spacciato. Al ’42 della ripresa però arriva il colpo di scena: 3-2 del Portogallo e fine dei giochi. Non è però di Ronaldo il goal, ma del nuovo entrato Varela, D’Amico può ancora prendersela ancora con lui ferocemente, ribadendo con convinzioni le sue tesi autorevoli fino al fischio finale: ora è pronto per passare una felice serata guardandosi la partita successiva (Germania-Olanda) con un meritatissimo panino con la porchetta. Il suo dovere l’ha fatto, ma soprattutto è riuscito a presentarsi sul posto di lavoro. Ronaldo non c’è, ma su di lui possiamo sempre contare.

Man of the match
Qualsiasi spettatore che, per amore del calcio, di fronte alle idiozie di D'Amico abbia resistito stoicamente senza cambiare canale.

Scena madre
Bezzi: "Vediamo questo cambio cosa comporterà, cerchiamo di capirlo insieme a Vincenzo D' Amico" D'Amico: "Eh, boh"

RVSP
Per chi volesse sfogliare romanticamente la stirpe innata (cioè mai nata) dei grandi commentatori Rai, l’irraggiungibile -anche da D’Amico- Salvatore Bagni.

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