Il Bureau
14 Giugno Giu 2012 2108 14 giugno 2012

Il derby dei cattolici fortunati

di Stefano Gentile

LA TRAMA
Nella cattolicissima Polonia va in scena il derby dei cattolici fortunati, quelli che non devono ospitare il loro capo in terra sul proprio territorio. Sono, quindi, i nostri parenti che vivono lontano, quelli che, per dire, non fanno mai visita ai genitori, non sono obbligati a prendersene cura, sono liberi di organizzarsi le ferie come meglio gli pare e piace senza doversi preoccupare di dove sistemare i vecchi o la suocera che tanto sta fissa a casa dell’Italia. Non se la passano benissimo nemmeno loro, oberati dal fantasma della crisi che sta pigliando di mira tutti i paesi fondamentalisti cristiani, dai cattolici ai greci ortodossi, quelli, insomma, che ancora fanno le processioni coi santi in spalla e pregano la Madonna se le cose si mettono male, mentre non assilla particolarmente gli stati liberali e protestanti. Sulle panchine Il maestro Giorgio Bracardi e il devoto Trapattoni schierano le formazioni migliori possibili, infatti Bracardi non rifá la cazzata, messa in scena con l’Italia, di schierare di nuovo la prima formazione della storia senza nemmeno una punta, secondo il credo “tanto noi arriviamo in porta con chiunque”. Pronti via e segna subito Torres, Quello silurato la prima partita, quello che, periodo Di Matteo a parte, quest’anno ha giocato ricordando a tutti il miglior Luther Blisset di cui si abbia memoria. Dopo il gol del Niño, la Spagna capisce che l’Irlanda gioca senza metodi contraccettivi e che può penetrarla a ripetizione. In 5 minuti tirano: Xabi Alonzo, di nuovo Torres, Xavi, Silva, Casillas, Messi, 2 volte Butragueño e il massaggiatore, giusto per far capire che qualche volta si può pure tirare senza dover fare per forza 420 passaggi prima.Diciamo la verità, la Spagna sta giocando come se fosse la squadra più forte al mondo, ma in realtà sta giocando solo contro la squadra più pippa di questo Europeo. Delle Irlande degli anni che furono, questa, non ha nulla, nè la veemenza fisica di un Niall Quinn, nè l’entusiasmo tipico degli irlandesi, nè il mordente e la cattiveria da “se ti avvicini ti spacco il malleolo” che contraddistingueva le entrate di Roy Keane. Per dire, il secondo gol lo fa Silva, all’altezza del dischetto, da fermo, piglia la ribattuta, controlla, sposta il pallone da un piede all’altro, beve un caffè, si collega in internet, twitta: “guardate adesso come li fotto”, aspetta il primo commento, ride e insacca a 2 all’ora. Tutto da fermo. La pochezza è tale che la squadra del Trap riesce anche nell’impresa di subire il terzo gol, ancora con Torres che s’invola indisturbato verso la porta Irish, senza che nessuno riesca a stargli dietro. Mai, in una fase finale di un Europeo o Mondiale, l’Irlanda aveva subito più di due reti. Il 4-0 è accademia e lo segna Fabregas, silurato a ‘sto giro per far spazio al puntero e subentrato da 5 minuti allo stesso Torres. Irlanda a casa a tempo di record. Sarà stata l’acqua santa del Trap fatto sta che gli irlandesi, da rudi mangiatori di patate che migravano in America per diventare poliziotti corrotti e pestare gli italiani, si sono trasformati in novelli Ned Flanders pronti a porgere sempre l’altra guancia. Con la speranza che non tornino ad essere quelli della mia infanzia proprio la prossima partita (comunque sarà, tanto, ci penserà l’Italia a complicarsi la vita).

Man Of The Match
Bracardi. Non sbaglia una nota, azzecca ogni solfeggio, marcatori, ritmo partita, scelta del ristorante a fine gara.

La scena madre
L’arbitro, visibilmente stizzito, che atterra Andrews per provocare una qualche reazione da parte degli olandesi. Il giocatore si alza e chiede scusa per essere stato spinto.

RSVP
I Monty Python e la contraccezione secondo la Chiesa cattolica:

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook